Parole di scienza

In un libro la battaglia di Caterina, a 11 anni battuta l’anoressia

Numero 01 – Marzo 2017

A soli 11 anni si può già aver combattuto, e per fortuna vinto, una guerra. E’ il caso di Caterina, il cui nemico si chiama Anoressia Nervosa, affrontato quando le sue coetanee giocavano ancora con le bambole. Il diario di quei giorni è diventato un libro che esce questa settimana, giusto in tempo per la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla  contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)del 15 marzo.

Il libro “Inchiostro” di Caterina Minni, (Il Pensiero Scientifico editore) racconta  il tempo passato in un collegio, dove la protagonista va a vivere e studiare, subito dopo  essere stata in cura  presso la Residenza Palazzo Francisci di Todi, struttura pubblica per il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, una delle poche in Italia ad accogliere bambini con disordini alimentari sotto i 14 anni.  Con dei flashback continui Caterina ritorna  al periodo della malattia, “Mi sento sola, stupida e sbagliata”, e contemporaneamente racconta, nel presente, il ritorno alla normalità della sua vita di adolescente. “Non vedo l’ora che venga domani – scrive – Andrò alle giostre con Allegra e Carol”.

Dal Nord al Sud, scrive nella prefazione Laura Dalla Ragione, che dirige il Numero Verde SOS DCA – Presidenza del Consiglio dei Ministri, per milioni di ragazzi e ragazze il cibo e il corpo sono diventati nemici, con conseguenze devastanti e tantissima sofferenza. Negli ultimi dieci anni inoltre si è abbassata in modo vistoso l’età di insorgenza dei Disordini Alimentari, con esordi frequenti a 8/10 anni; la patologia non riguarda più solo gli adolescenti ma va a colpire anche bambini in età prepubere, con conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente. Sono forme nuove di disagio, una nuova fenomenologia della paura di crescere: quello che si vuole evitare è il confronto con la vita, capace di grandi disillusioni, mantenendo intatta la dimensione ideale, per cui il corpo, non abitando il mondo, non resterà sconfitto. “Dal testo – spiega Dalla Ragione – si comprende come questa malattia entri e sconvolga la vita delle famiglie che si trovano a dover affrontare una imprevista, drammatica esperienza. La maggior parte dei pazienti con disordini alimentari non sono consapevoli di avere una patologia e  interpretano le altrui preoccupazioni come indebite ingerenze, dentro una scelta di vita che viene avvertita come valida e consapevole”.

Il libro si conclude con la lettera al padre, all’interno di quel processo di individuazione e separazione che la malattia comunque ha compiuto. Della madre si parla molto nel diario, dei conflitti quotidiani, mentre il padre è quasi sempre sullo sfondo. Eppure, come è giusto che sia, la  figura paterna  irrompe sulla scena della battaglia per l’identità e quell’abbraccio prelude al volo verso l’autonomia.  “Spero che tu mi voglia bene, anche se non sono più piccola né malata, ma semplicemente me stessa”. Ecco, sì davvero, ora la guerra è finita.