Focal Point

Studio ISS-AIC, l’esposizione dei celiaci alle micotossine

Numero 01 – Marzo 2017

Risponde Carlo Brera 
L’Associazione Italiana Celiachia  (AIC) e l’Istituto Superiore di Sanità hanno realizzato uno studio volto sia alla valutazione dello stato di contaminazione da micotossine dei prodotti alimentari per celiaci sia alla stima dell’esposizione di mamme celiache in allattamento e dei neonati. Carlo Brera, coordinatore dello studio per conto dell’ISS, ci ha spiegato i dettagli.

 

1.  Perché studiare l’esposizione a micotossine?

Perché le micotossine sono sostanze tossiche prodotte dal metabolismo di funghi filamentosi (muffe). Sono termostabili e resistono perciò alla maggior parte dei comuni processi industriali. Le più monitorate a causa della loro rilevanza sanitaria sono le aflatossine (AFBs), l’ocratossina A (Ota), lo zearalenone (Zea), le fumonisine (FBs) e i tricoteceni (Don, T-2, Ht-2). Le matrici vegetali più a rischio sono i cereali (mais, grano), la frutta secca ed essiccata, le spezie, il cacao e il caffè verde, e i prodotti da questi derivati. A causa dello sbilanciato consumo da parte dei celiaci di mais, che tra i cereali è quello maggiormente suscettibile alla contaminazione da micotossine, ci siamo prefissati di studiare l’esposizione di questi soggetti.

 

2.  Quali campioni alimentari avete esaminato?

Sono stati prelevati 775 campioni (pane, pasta, farine, frollini, snack, cereali, dolci, fette biscottate) presso siti rappresentativi del territorio nazionale (farmacie, negozi specializzati e grande distribuzione), sulla base di un elenco di prodotti dietetici per celiaci, principalmente a base di mais e riso (gluten free).

 

3.  Cosa è emerso?

In nessun caso è stato riscontrato un livello di contaminazione superiore al limite massimo tollerabile previsto dal Regolamento (Ce) 1881/2006. Complessivamente le FBs sono state rilevate nel 27% dei campioni, lo ZEA nel 6%, e l’Ota nel 2,4%. Il Don, le tossine T-2 e Ht-2 e l’AFB1 sono state invece riscontrate solo nello 0.4%, 0.1% e 0.6% dei campioni, rispettivamente. I dati di esposizione sia degli adulti che dei bambini delineano uno scenario rassicurante. Infatti, ricordando che le Tolerable daily intake (Tdi) delle fumonisine e dello zearalenone corrispondono a 2000 ng/kg pc/die e 250 ng/kg pc/die, rispettivamente, si ottengono valori massimi di esposizione che oscillano tra il 9,5% (fumonisine) e il 6% (zearalenone) delle corrispettive soglie tossicologiche.

 

4.  Cosa si è visto studiando le mamme celiache in allattamento?

L’esposizione delle mamme celiache alle micotossine è risultata superiore a quella delle donne sane (gruppo di controllo). Tuttavia, sommando i contributi dei vari prodotti alimentari, l’esposizione media risulta essere circa un quinto della Tdi, mentre nel caso dei forti consumatori l’esposizione raggiunge il 50% della Tdi.

 

5.  C’è un rischio maggiore per i lattanti?

Dalle analisi del latte materno, l’aflatossina M1 è risultata la micotossina maggiormente presente rispetto a Ota e Zea, che hanno invece mostrato bassa positività in giorni e poppate diverse. L’AfM1 è stata riscontrata nel 37% dei campioni dalle madri celiache e nel 23% dalle madri di controllo. Considerando che, per i lattanti, il latte materno è l’unico alimento nei primi tre-quattro mesi di vita e che i pesi corporei dei neonati sono pari a circa 6 kg, le esposizioni all’AfM1 calcolate evidenziano valori che, se confrontati con quelli stimati dall’OMS per i consumi di latte vaccino, corrispondono ad un fattore di rischio non trascurabile. Il nostro studio mette in evidenza che questa categoria particolarmente vulnerabile della popolazione dovrebbe essere monitorata in modo sistematico, con particolare riferimento alla qualità sanitaria del latte materno che deriva da un’assunzione da parte della mamma di prodotti alimentari contaminati da micotossine a livelli che, pur non creando particolari rischi per la nutrice, possono risultare dannosi per la salute del neonato in allattamento.