Appuntamenti

Appuntamenti

 

14 marzo 2017

I ‘big data’ in aiuto alla sanità pubblica attraverso la genomica

Dalla genomica alla sanità pubblica passando per i ‘big data’. Negli ultimi anni la cosiddetta era delle scienze omiche ha condotto ad una vera e propria rivoluzione nel settore della tecnologia scientifica grazie allo sviluppo di nuovi strumenti, di metodologie innovative, di analisi effettuabili su un numero molto grande di dati e in tempi sempre più brevi.

Una crescita importante il cui risultato si riflette inevitabilmente in ambito di salute pubblica, producendo importanti cambiamenti negli studi clinici e in tutta quell’enorme area del sistema sanitario che va dalla prevenzione alla messa a punto di una vera e propria medicina personalizzata.

Nasce quindi dallo studio di questa evidenza il Workshop ”From Public Health Genomics to Precision Medicine: big data meets public health” che mira a sviluppare vere e proprie linee strategiche e di governance per pianificare e promuovere la cosiddetta innovazione ‘omics‘ related anche dunque a supporto del Servizio Sanitario Nazionale.

Workshop: From public health genomics to precision medicine: big data meets public health

Aula Pocchiari – Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena 299 – Roma

Non sono previsti crediti ECM

La domanda di partecipazione dovrà essere inviata a presidenza@iss.it


15 marzo 2017

Tumori, come garantire le cure migliori in modo sostenibile

Quanto costa un malato oncologico? Come conciliare i prezzi dei farmaci innovativi con la sostenibilità del sistema? Per rispondere a queste domande è nato il Progetto EPICOST, coordinato dal vecchio Centro Nazionale Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati finali verranno presentati al convegno “Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST”. Il progetto è focalizzato sui tumori di colon retto e mammella, per i quali il SSN si troverà a sostenere una duplice sfida: da un lato fornire le cure migliori a una platea sempre maggiore di pazienti, dall’altro predisporre un’assistenza efficace ed economicamente sostenibile.

 

Convegno: Un modello per la valutazione delle politiche sanitarie di prevenzione in oncologia: l’esperienza di EPICOST

 

Auditorium “Cosimo Piccinno”, Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1, Roma

 

Non sono previsti crediti ECM


15 marzo 2017

L’Istituto Superiore di Sanita’ e il suo passato. Un viaggio nella memoria del nostro prestigioso Ente.

Dalla protezione radiologica allo studio dei campi elettromagnetici in settant’anni di vita il laboratorio di fisica dell’Istituto ha avuto un ruolo fondamentale nella tutela della salute pubblica. La struttura sarà la protagonista della settima edizione del convegno “Storie e Memorie dell’Istituto Superiore di Sanità. La sua attività sarà raccontata e illustrata attraverso immagini, filmati e testimonianze.  Un affascinante cammino attraverso la storia del nostro ente, i suoi strumenti, le sue risorse e le tappe più importanti raggiunte nell’ambito della ricerca scientifica per riflettere insieme e con maggiore consapevolezza sul rilevante ruolo che esso riveste nella fondamentale e costante attività di ricerca.

 

Convegno: VII Convegno Storie e memorie dell’Istituto Superiore di Sanità  Il Laboratorio di Fisica

 

Aula Pocchiari – Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena 299 – Roma


28 marzo 2017

Le malattie iniziano nella pancia, servono i genitori per studiarle

Al Convegno “The importance of birth cohort studies: epidemiology, public health and citizen’s engagement” si discuterà dell’importanza degli studi “birth cohort”, quelli cioè che coinvolgono un gruppo di persone nate nello stesso anno, con un’attenzione al ruolo dei cittadini nella ricerca. In una delle sessioni verranno presentati i dati del progetto “Piccolipiù”, che hanno lo scopo di identificare i principali fattori di rischio che, a partire dalla gravidanza e in seguito dopo la nascita, possono essere associati allo sviluppo del bambino e ad alcuni dei più comuni problemi di salute. Il progetto si pone anche l’obiettivo di promuovere l’adozione di comportamenti salutari tramite interventi di provata efficacia per la salute del bambino mediante sistemi tradizionali (libretti, newsletter) e innovativi (social media).

 

Convegno: The importance of birth cohort studies: epidemiology, public health and citizens’ engagement
Non sono previsti crediti ECM

 

Aula Pocchiari, Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena 299 – Roma


4 aprile 2017

Epatite E. Lo studio su un gruppo di donatori di sangue svela quanto è diffusa

I casi di infezione da epatite E (HEV) nei paesi industrializzati sono aumentati ed interessano sempre più frequentemente anche i soggetti che non hanno realizzato viaggi nelle zone del mondo dove è maggiore il rischio di contagio. Partirà dall’analisi di questo dato il Convegno: “Virus dell’epatite E (HEV) e sicurezza delle sostanze biologiche di origine umana (SoHO)”, nel corso del quale verranno presentati i risultati di un’indagine sierologica effettuata su un numero rappresentativo di donatori di sangue, finalizzata a studiare l’incidenza del contagio da virus HEV.

Il Convegno sarà poi l’occasione per ribadire ed evidenziare la sicurezza del sistema sangue e per mettere a punto azioni di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei professionisti del settore che affrontano in prima linea la nuova realtà sanitaria dell’emergenza infettiva da HEV.

 

Convegno: Virus dell’epatite E (HEV) e sicurezza delle sostanze biologiche di origine umana (SoHO)

 

Sono previsti crediti ECM

 

Aula Pocchiari, Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena 299 – Roma

In un libro la battaglia di Caterina, a 11 anni battuta l’anoressia

Parole di scienza

In un libro la battaglia di Caterina, a 11 anni battuta l’anoressia

Numero 01 – Marzo 2017

A soli 11 anni si può già aver combattuto, e per fortuna vinto, una guerra. E’ il caso di Caterina, il cui nemico si chiama Anoressia Nervosa, affrontato quando le sue coetanee giocavano ancora con le bambole. Il diario di quei giorni è diventato un libro che esce questa settimana, giusto in tempo per la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla  contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)del 15 marzo.

Il libro “Inchiostro” di Caterina Minni, (Il Pensiero Scientifico editore) racconta  il tempo passato in un collegio, dove la protagonista va a vivere e studiare, subito dopo  essere stata in cura  presso la Residenza Palazzo Francisci di Todi, struttura pubblica per il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, una delle poche in Italia ad accogliere bambini con disordini alimentari sotto i 14 anni.  Con dei flashback continui Caterina ritorna  al periodo della malattia, “Mi sento sola, stupida e sbagliata”, e contemporaneamente racconta, nel presente, il ritorno alla normalità della sua vita di adolescente. “Non vedo l’ora che venga domani – scrive – Andrò alle giostre con Allegra e Carol”.

Dal Nord al Sud, scrive nella prefazione Laura Dalla Ragione, che dirige il Numero Verde SOS DCA – Presidenza del Consiglio dei Ministri, per milioni di ragazzi e ragazze il cibo e il corpo sono diventati nemici, con conseguenze devastanti e tantissima sofferenza. Negli ultimi dieci anni inoltre si è abbassata in modo vistoso l’età di insorgenza dei Disordini Alimentari, con esordi frequenti a 8/10 anni; la patologia non riguarda più solo gli adolescenti ma va a colpire anche bambini in età prepubere, con conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente. Sono forme nuove di disagio, una nuova fenomenologia della paura di crescere: quello che si vuole evitare è il confronto con la vita, capace di grandi disillusioni, mantenendo intatta la dimensione ideale, per cui il corpo, non abitando il mondo, non resterà sconfitto. “Dal testo – spiega Dalla Ragione – si comprende come questa malattia entri e sconvolga la vita delle famiglie che si trovano a dover affrontare una imprevista, drammatica esperienza. La maggior parte dei pazienti con disordini alimentari non sono consapevoli di avere una patologia e  interpretano le altrui preoccupazioni come indebite ingerenze, dentro una scelta di vita che viene avvertita come valida e consapevole”.

Il libro si conclude con la lettera al padre, all’interno di quel processo di individuazione e separazione che la malattia comunque ha compiuto. Della madre si parla molto nel diario, dei conflitti quotidiani, mentre il padre è quasi sempre sullo sfondo. Eppure, come è giusto che sia, la  figura paterna  irrompe sulla scena della battaglia per l’identità e quell’abbraccio prelude al volo verso l’autonomia.  “Spero che tu mi voglia bene, anche se non sono più piccola né malata, ma semplicemente me stessa”. Ecco, sì davvero, ora la guerra è finita.

Le memorie dell’Istituto e le memorie della scienza

Parole di scienza

 

Le memorie dell’Istituto e le memorie della scienza

Esce in questo mese nella collana “I beni storico-scientifici” dell’Istituto Superiore di Sanità il Quaderno numero 12 dedicato al Laboratorio di Fisica dell’Istituto. Attraverso il racconto dei protagonisti scorrono gli intrecci tra le vicende umane, politiche e sociali. E così la storia del radio, le prime sperimentazioni sui raggi x, i primi esperimenti di colorazione delle foto, fatte da Giulio Trabacchi, si intrecciano e fanno da sfondo a un paese che si sta trasformando e che impiega le donne, seppure poche, nei laboratori in cui si sperimenta e si studia una materia appannaggio esclusivo dei maschi ma, ben tre di loro, già negli anni cinquanta, scelte per dirigere il laboratorio. È davvero un pezzo della nostra storia italiana narrata in pluridimensione quella del Laboratorio di Fisica dell’ISS che passa dal racconto della pubblicità del radio negli anni cinquanta, studiato nei nostri laboratori, ma venduto intanto, in tubetti, oltre che per calmare i dolori anche per ringiovanire, abbellire, per scopi generalmente cosmetici. Ma la storia del laboratorio è anche la storia delle assemblee permanenti, delle manifestazioni del ’68 in cui grazie al senso di appartenenza che ha sempre distinto i lavoratori dell’Istituto, si chiede fortemente un progetto di riforma dell’Istituto che fu portato in Parlamento ma al quale collaborarono i ricercatori più importanti da Ugo Amaldi a Luciano Vella.

Un libro di ricordi e di nostalgie, ma anche di cronache scientifiche, di origini, la cui memoria è essenziale per pensare il futuro.

Il Laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità, Quaderno 12, a cura di Martino Grandolfo, Federica Napolitani, Serena Risica, Eugenio Tabet

Anche l’ISS in prima linea contro le bufale

Focus

Anche l’ISS in prima linea contro le bufale

Numero 01 – Marzo 2017

Anche l’Istituto Superiore di Sanità è impegnato nella lotta alle bufale sul web, seguendo l’appello lanciato dalla Presidente della Camera Laura Boldrini per la corretta formazione. Una certificazione in questo senso è venuta in questi giorni dall’Oms, che ha inserito proprio il sito Epicentro dell’ISS nella “Vaccine Safety Net”, un network di portali validati dall’organizzazione perché “garantiscono un’informazione affidabile sui vaccini”.

“Ogni giorno, la disinformazione sui vaccini continua a proliferare su internet – spiega Isabelle Sahinovic, che coordina il network – e questo è pericoloso. Dobbiamo fare in modo che tutti i genitori, i caregivers e gli operatori sanitari possano facilmente accedere a informazioni accurate e affidabili sui vaccini”. Da questo allarme ha preso il via il progetto della Vaccine Safety Net: ognuno dei 47 siti ammessi finora, in 12 lingue diverse e con una platea stimata di 173 milioni di utenti mensili, è stato valutato secondo una serie di criteri tesi a stabilirne l’autorevolezza. La rete si allargherà sia ad altri siti che ai social network.

Lo sforzo contro la diffusione di notizie false soprattutto in rete nel nostro paese è sfociata nell’iniziativa “Basta Bufale” della Presidente Boldrini, che ha tra i firmatari anche il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi. Oltre a diversi testimonial, da Carlo Verdone a Gianni Morandi a Francesco Totti, all’appello hanno aderito anche i principali siti “anti bufale” italiani. “Le bufale creano confusione, seminano paure e odio e inquinano irrimediabilmente il dibattito – scrive la Presidente Boldrini -. Le bufale non sono innocue goliardate. Le bufale possono provocare danni reali alle persone, come si è visto anche nel caso dei vaccini pediatrici, delle terapie mediche improvvisate o delle truffe online. Questo è il tempo della responsabilità. È necessario mobilitarsi, ciascuno di noi deve fare qualcosa per contrastare la disinformazione e contribuire a tutelare la libertà del web e la dignità di chi utilizza questo spazio che offre enormi opportunità culturali, relazionali ed economiche”.

Violenza di genere, formati oltre 636 operatori delle reti territoriali

Focal Point

Violenza di genere, formati oltre 636 operatori delle reti territoriali

Numero 01 – Marzo 2017

Concluso il Corso di formazione “Prevenzione e contrasto della violenza di genere attraverso le reti territoriali: protocolli per l’implementazione e il consolidamento delle conoscenze e delle competenze operative e comunicativo-relazionali acquisite nel percorso blended” svoltosi presso Istituto Superiore di Sanità di Roma nell’ambito di un Progetto promosso e finanziato dal Ministero della Salute con responsabilità scientifica e coordinamento dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione del Dipartimento di Malattie Infettive.

Alle due giornate conclusive hanno partecipato operatori sanitari impegnati in 28 Pronto Soccorso delle Regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). L’attività didattica è stata mirata alla prevenzione ed al contrasto della violenza di genere attraverso il consolidamento delle conoscenze e delle competenze riguardanti gli aspetti operativi e comunicativo-relazionali. Il fine prioritario è quello di accogliere la donna vittima di violenza, gestire gli aspetti clinici, inviarla, laddove necessario, alla rete dei servizi presenti sul territorio. Nel complesso si è trattato di un percorso formativo lungo due anni (formazione de visu e formazione a distanza) che ha visto il coinvolgimento di 636 operatori.

Gli operatori sanitari partecipanti all’evento, particolarmente motivati ad integrare professionalità ed esperienze acquisite nell’attività quotidiana svolta nei propri Pronto Soccorso, hanno espresso notevole soddisfazione nel sentirsi parte attiva del gruppo di lavoro costituito dal Ministero della Salute, dagli esperti operanti nel territorio e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Il Corso si è concluso con la condivisione di un Documento di indirizzo volto a rendere operativo il percorso di tutela delle vittime di violenza nel nostro Paese.

Studio ISS-AIC, l’esposizione dei celiaci alle micotossine

Focal Point

Studio ISS-AIC, l’esposizione dei celiaci alle micotossine

Numero 01 – Marzo 2017

Risponde Carlo Brera 
L’Associazione Italiana Celiachia  (AIC) e l’Istituto Superiore di Sanità hanno realizzato uno studio volto sia alla valutazione dello stato di contaminazione da micotossine dei prodotti alimentari per celiaci sia alla stima dell’esposizione di mamme celiache in allattamento e dei neonati. Carlo Brera, coordinatore dello studio per conto dell’ISS, ci ha spiegato i dettagli.

 

1.  Perché studiare l’esposizione a micotossine?

Perché le micotossine sono sostanze tossiche prodotte dal metabolismo di funghi filamentosi (muffe). Sono termostabili e resistono perciò alla maggior parte dei comuni processi industriali. Le più monitorate a causa della loro rilevanza sanitaria sono le aflatossine (AFBs), l’ocratossina A (Ota), lo zearalenone (Zea), le fumonisine (FBs) e i tricoteceni (Don, T-2, Ht-2). Le matrici vegetali più a rischio sono i cereali (mais, grano), la frutta secca ed essiccata, le spezie, il cacao e il caffè verde, e i prodotti da questi derivati. A causa dello sbilanciato consumo da parte dei celiaci di mais, che tra i cereali è quello maggiormente suscettibile alla contaminazione da micotossine, ci siamo prefissati di studiare l’esposizione di questi soggetti.

 

2.  Quali campioni alimentari avete esaminato?

Sono stati prelevati 775 campioni (pane, pasta, farine, frollini, snack, cereali, dolci, fette biscottate) presso siti rappresentativi del territorio nazionale (farmacie, negozi specializzati e grande distribuzione), sulla base di un elenco di prodotti dietetici per celiaci, principalmente a base di mais e riso (gluten free).

 

3.  Cosa è emerso?

In nessun caso è stato riscontrato un livello di contaminazione superiore al limite massimo tollerabile previsto dal Regolamento (Ce) 1881/2006. Complessivamente le FBs sono state rilevate nel 27% dei campioni, lo ZEA nel 6%, e l’Ota nel 2,4%. Il Don, le tossine T-2 e Ht-2 e l’AFB1 sono state invece riscontrate solo nello 0.4%, 0.1% e 0.6% dei campioni, rispettivamente. I dati di esposizione sia degli adulti che dei bambini delineano uno scenario rassicurante. Infatti, ricordando che le Tolerable daily intake (Tdi) delle fumonisine e dello zearalenone corrispondono a 2000 ng/kg pc/die e 250 ng/kg pc/die, rispettivamente, si ottengono valori massimi di esposizione che oscillano tra il 9,5% (fumonisine) e il 6% (zearalenone) delle corrispettive soglie tossicologiche.

 

4.  Cosa si è visto studiando le mamme celiache in allattamento?

L’esposizione delle mamme celiache alle micotossine è risultata superiore a quella delle donne sane (gruppo di controllo). Tuttavia, sommando i contributi dei vari prodotti alimentari, l’esposizione media risulta essere circa un quinto della Tdi, mentre nel caso dei forti consumatori l’esposizione raggiunge il 50% della Tdi.

 

5.  C’è un rischio maggiore per i lattanti?

Dalle analisi del latte materno, l’aflatossina M1 è risultata la micotossina maggiormente presente rispetto a Ota e Zea, che hanno invece mostrato bassa positività in giorni e poppate diverse. L’AfM1 è stata riscontrata nel 37% dei campioni dalle madri celiache e nel 23% dalle madri di controllo. Considerando che, per i lattanti, il latte materno è l’unico alimento nei primi tre-quattro mesi di vita e che i pesi corporei dei neonati sono pari a circa 6 kg, le esposizioni all’AfM1 calcolate evidenziano valori che, se confrontati con quelli stimati dall’OMS per i consumi di latte vaccino, corrispondono ad un fattore di rischio non trascurabile. Il nostro studio mette in evidenza che questa categoria particolarmente vulnerabile della popolazione dovrebbe essere monitorata in modo sistematico, con particolare riferimento alla qualità sanitaria del latte materno che deriva da un’assunzione da parte della mamma di prodotti alimentari contaminati da micotossine a livelli che, pur non creando particolari rischi per la nutrice, possono risultare dannosi per la salute del neonato in allattamento.

Medici di base e specialisti a scuola di genomica

Formazione

Medici di base e specialisti a scuola di genomica

Numero 01 – Marzo 2017

Ha preso avvio il 27 febbraio il Corso di formazione a distanza (FAD) dal titolo “Genetica e Genomicapratica”, rivolto  a tutti i professionisti a vario titolo coinvolti nell’uso delle scienze “omiche”, primi fra tutti i Medici di Medicina Generale (MMG). Il Corso è organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Serviziorelazioni esterne e Centro Rapporti Internazionali) e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Istituto di Sanità PubblicaSezione di Igiene), nell’ambito del Progetto “Predisporre strumenti per l’innovazione del sistema sanitario basata sull’uso delle conoscenze genomiche e sulla medicina personalizzata” (Programma CCM 2015), ed è patrocinato da SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e SITI (Società Italiana di Igiene e medicina preventiva).

 

In un momento storico come quello attuale, caratterizzato da un progresso scientifico particolarmente stimolante come quello della “rivoluzione omica”, avviata dal sequenziamento del genoma umano, ciascun medico, come del resto tutti gli altri operatori sanitari, deve essere in grado di coglierne le potenziali ricadute sulla diagnosi, sul controllo e il trattamento delle malattie. Risulta, quindi, fondamentale riconoscere il ruolo chiave svolto dalla rapida e massiva espansione delle scienze “omiche”, resa possibile principalmente grazie allo sviluppo di tecnologie altamente sofisticate, quali i sequenziatori di seconda generazione (Next Generation Sequencing – NGS), in grado di generare enormi quantitativi di dati relativi ai diversi livelli gerarchici di complessità biologica (DNA, mRNA, proteine, metaboliti, etc..) e con un potenziale di applicazione molto vasto che va dall’aumento della comprensione di svariati processi fisiologici e fisiopatologici, al loro impiego nello screening, nella diagnosi e nella valutazione della storia naturale, della risposta alla terapia e della prognosi di diverse patologie sia del bambino così come dell’adulto.  Pertanto, l’obiettivo principale del corso è la formazione di professionisti medici (in particolare rivolto a MMG e medici specialisti in: oncologia, ginecologia, neurologia) all’utilizzo responsabile delle “tecnologie omiche”.

 

L’offerta formativa è strutturata in modo innovativo e dinamico, secondo i principali modelli della formazione andragogica (Problem-based-learning e case studies) e prevede presentazioni dei docenti, materiali di lettura per approfondire le tematiche oggetto del corso ed esercitazioni su diversi casi clinici. Inoltre, le tematiche complesse ma di grande attualità ed utili nella pratica clinica, che sono proposte durante il corso sono valorizzate dal coinvolgimento in qualità di docenti, di massimi esperti del settore quali: il Prof. Bruno Dallapiccola (Direttore Scientifico IRCCS – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma), il Prof. Giuseppe Novelli (Rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata), il Prof. MaurizioGenuardi (Professore Ordinario, Facoltà di Medicina e Chirurgia – Istituto di Medicina Genomica – Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma) e la Prof.ssa Stefania Boccia (Professore Associato di Igiene e Medicina Preventiva, Responsabile della Sezione di Igiene, Istituto di Sanità Pubblica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma).

 

La FAD, rivolta a tutti i professionisti medici, è disponibile gratuitamente sulla piattaforma FAD dell’ISS (EDUISS) dal 27 febbraio 2017. Il superamento del corso prevede il rilascio di 30 crediti ECM.  Le iscrizioni saranno aperte dal 27 febbraio 2017 al 1 febbraio 2018.

Per maggiori informazioni  vai sulla piattaforma EDUISS

Pollini, inquinamento e cambiamenti climatici mettono il turbo alle allergie

Dai Centri e Dipartimenti

Pollini, inquinamento e cambiamenti climatici mettono il turbo alle allergie

Numero 01 – Marzo 2017

Alcuni inquinanti atmosferici in combinazione con i cambiamenti climatici possono indurre nei pollini un aumento del loro potenziale allergenico, costituendo un rischio per la salute respiratoria. E’ questo il risultato di uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato di recente su Annals of Allergy, Asthma & Immunology. Gli autori hanno elaborato il concetto di potenziale allergico dei pollini (PAP) consistente in un punteggio (score) che tiene conto dei diversi parametri immunologici influenzati dalla presenza del polline nell’ambito di test in vivo (nel topo) o in vitro.

“Lo studio – afferma Claudia Afferni, ricercatore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS e autrice dello studio insieme con il Prof. Gennaro D’Amato – raccoglie per la prima volta dati che evidenziano gli effetti  di alcuni inquinanti atmosferici, quali ozono, ossido nitrico, anidride carbonica e materiali particolati derivati da traffico veicolare, e alcuni stress climatici come disidratazione o repentine variazioni di temperatura  e pressione atmosferica  su pollini di piante allergeniche. L’analisi di questi dati rivela che molti inquinanti sono in grado di indurre nei pollini un aumento nella espressione di proteine allergeniche o di sostanze dotate di attività immunomodulatoria”. Utilizzando il PAP come un ulteriore indicatore ambientale di rischio per la salute respiratoria si potrebbero individuare nuove soglie di inquinanti, rilevanti per la popolazione pediatrica predisposta geneticamente (bambini atopici).

Di particolare attualità risulta, inoltre, il dato che alcuni cambiamenti climatici possono aumentare molto rapidamente il rilascio di allergeni pollinici provocando casi improvvisi di asma allergico severo, la cosiddetta asma da tempesta”.

Un caso molto recente di questo fenomeno è stato riportato dal giornale The Guardian che ha pubblicato lo scorso novembre la notizia di un’emergenza sanitaria senza precedenti. Circa 8.500 persone in due giorni si sono presentate in pronto soccorso con sintomi gravi di asma allergica a Melbourne in Australia. Sei di queste persone sono decedute in seguito ai sintomi non controllabili. Nell’articolo del The Guardian viene riportata una intervista al Prof. Gennaro D’Amato, il maggior esperto e studioso a livello mondiale di questo fenomeno. Come spiegato nell’intervista l’asma da tempesta sembra provocata dalla liberazione massiccia nell’aria di particelle submicroniche provviste di allergeni derivanti dai pollini. I pollini infatti vengono trascinati dalle forti correnti ascensionali delle tempeste, fino alla base delle nuvole dove il grado elevato di umidità determina la rottura del granulo e la fuoriuscita delle particelle submicroniche. Subito dopo tali particelle sono velocemente trascinate a livello del suolo dalle forti correnti discensionali delle stesse tempeste. A causa del piccolo diametro le particelle submicroniche penetrano più profondamente nei polmoni rispetto al polline intero e pertanto sono in grado di provocare più facilmente attacchi di asma nei soggetti allergici.

L’ Accademia Europea per le Allergie e l’Immunologia Clinica (EAACI), stima che attualmente in Europa 30 milioni di individui tra bambini e giovani adulti di età inferiore ai 40 anni sono affetti da asma, con una prevalenza variabile nei diversi paesi europei tra 1% e 18% circa della popolazione generale. La stessa EAACI sostiene inoltre che tra meno di 15 anni più del 50% della intera popolazione europea soffrirà di qualche tipo di allergia.

Malattie della povertà, l’ISS in prima fila nel progetto Euripred per la condivisione degli strumenti e dei risultati della ricerca

Dai Centri e Dipartimenti

Malattie della povertà, l’ISS in prima fila nel progetto Euripred per la condivisione degli strumenti e dei risultati della ricerca

Numero 01 – Marzo 2017

L’Istituto Superiore di Sanità, in qualità di membro di Eatris (European infrastructure for translational medicine), aderisce ad Euripred (European research infrastruture for poverty related diseases http://www.euripred.eu/), un network di infrastrutture che collaborano tra loro con l’obiettivo di combattere, attraverso lo sviluppo e la condivisione di nuovi strumenti (vaccini, farmaci, microbicidi), le malattie della povertà: HIV/Aids, malaria, tubercolosi, epatite B e C.

Istituito nel novembre 2013, finanziato dalla Commissione Europea, coordinato dal National Institute for Biological Standards and Control (NIBSC), centro di eccellenza della Medicines & Healthcare products Regulatory Agency (Uk), Euripred raccoglie 17 enti di ricerca europei appartenenti a 10 Paesi, oltre a gruppi di scienziati in Cina, Russia, Kenia.

 

In questo ambito, l’ISS ha ricevuto un finanziamento per il contributo a due Working programme: Wp2 “Networking with other groups and projects” e Wp5 “Standardisation and harmonisation of assays”. Ha quindi partecipato attivamente sia alle attività di networking dei gruppi europei sia all’armonizzazione di due saggi molto importanti per lo studio delle malattie della povertà (Ics e Mgia), realizzata in tre Istituti europei selezionati tra cui l’ISS.

 

Fondamentale nella strategia di Euripred è il libero accesso* al materiale biologico, ai reagenti standard messi a disposizione dal NIBSC; agli audiuvanti dei vaccini e agli studi di formulazione della University of Lausanne (Svizzera); ai microarray della JPT Peptide Technologies (Germania); alle opportunità di formazione. Di particolare rilievo la produzione di reagenti, a disposizione della comunità scientifica previa richiesta (in allegato).

 

*(www.euripred.eu/free-services).

Entro il 2020 serve più plasma, al via incontri Centro Nazionale Sangue-Regioni per aumentare raccolta

Dai Centri e Dipartimenti

Entro il 2020 serve più plasma, al via incontri Centro Nazionale Sangue-Regioni per aumentare raccolta

Numero 01 – Marzo 2017

Entro il 2020 la raccolta di plasma da destinare alla produzione dei farmaci deve aumentare dell’11% per poter garantire la sostenibilità del sistema e rispondere alla domanda nazionale. Per raggiungere l’obiettivo, previsto dal Programma Nazionale Plasma e Medicinali Plasmaderivati, il Centro NazionaleSangue (CNS) ha iniziato una serie di incontri con le Regioni per stabilire le iniziative da adottare, soprattutto per quelle in forte deficit.

I medicinali plasmaderivati (Mpd) – spiega Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del CNS – sono utilizzati per una serie di malattie acute e croniche, dalle immunodeficienze congenite a patologie neurologiche immunomediate all’emofilia e altri disordini congeniti della coagulazione fino alla cirrosi, e il plasma utilizzato è raccolto attraverso donazioni volontarie, anonime, gratuite e associate”.

Dai dati storici si osserva un’ampia variabilità nella quantità di plasma conferito all’industria, che poi lo lavora producendo i farmaci, dalle Regioni, con un range che varia tra i 4,8 e i 21,5 chilogrammi per mille abitanti. Anche se si guardano i singoli centri c’è una forte differenza nella raccolta, al punto che il 30% dei servizi trasfusionali è responsabile del 75% del volume di plasma inviato alle industrie. La situazione ha reso necessaria una serie di incontri tra CNS, rappresentanti delle Strutture Regionali di Coordinamento e del mondo del volontariato regionale e nazionale, specie per alcune realtà. Se per province autonome di Trento e Bolzano, Liguria, Lombardia, Piemonte, Umbria e Veneto la differenza tra quanto conferito oggi e quanto servirà nel 2020 è infatti molto bassa, con aumenti richiesti sotto il 4%, Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sardegna sono chiamate a far salire la raccolta del 40%. “Ci sono diverse misure che si possono adottare per aumentare la raccolta del plasma – spiega Gabriele Calizzani, esperto del CNS -. La promozione della raccolta di plasma, l’aumento del numero di donazioni all’anno, l’estensione dell’orario di apertura dei punti di raccolta, l’aumento del volume del plasma raccolto per ciascuna procedura di aferesi, la riduzione del numero di unità”.

Il Piano, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e pubblicato lo scorso gennaio in Gazzetta Ufficiale, stabilisce delle quote di plasma raccolto, e quindi conferito all’industria per la lavorazione, che le Regioni devono raggiungere, sulla base di un modello sviluppato a partire dai dati del periodo 2010-2014, ‘proiettati’ al 2020 tenendo conto di fattori come l’invecchiamento della popolazione che aumentano la domanda. “Sulla base di tale modello – si legge nel Piano – il volume di plasma da raccogliere nel 2020 è fissato in circa 860.000 chilogrammi, pari a 14 chilogrammi per mille abitanti, che corrisponde ad una differenza di 83.000 chilogrammi in più rispetto al 2015, pari al + 11%”.