Prima, durante e dopo un viaggio: come rimanere in salute

«Dal punto di vista epidemiologico i viaggiatori rappresentano una popolazione importante a causa della loro mobilità, della potenziale esposizione a malattie che possono essere contratte nei vari Paesi del mondo e a causa della possibilità di trasmettere essi stessi, una volta tornati a casa, l’infezione alle altre persone» spiega Caterina Rizzo, ricercatrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS. «Inoltre, in base alle caratteristiche del viaggio e alla specifica condizione fisica del turista, i viaggi internazionali possono comportare diversi tipi di rischi per la salute legati al cambio di altitudine, di umidità e di temperatura, ai patogeni circolanti o alle precarie situazioni igienico-sanitarie di alcuni Paesi visitati» continua Rizzo.

Con il passare degli anni sono sempre di più le persone che intraprendono viaggi internazionali per motivi diversi (turismo, lavoro, missioni umanitarie), anche in Paesi in via di sviluppo che prima erano mete poco battute. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, UNWTO) a livello globale nel 2016 gli arrivi internazionali sono stati 1,2 miliardi, con un incremento pari al 5% rispetto al 2015.

Ma come affrontare un viaggio in sicurezza per proteggere la propria salute e quella degli altri? Minimizzare i rischi grazie a opportune precauzioni prese prima della partenza, evitare comportamenti a rischio durante il viaggio e identificare/trattare tempestivamente una malattia importata sono tutti aspetti fondamentali per fare in modo che il problema di un solo viaggiatore non si trasformi addirittura in un problema di salute pubblica.

Certamente non tutte le destinazioni hanno lo stesso profilo di rischio ma rispettare almeno alcune delle precauzioni seguenti può essere una buona scelta di prevenzione. 

Prima di partire è fondamentale:

  • rivolgersi al proprio medico, o a uno specialista di medicina dei viaggi (idealmente 4-6 settimane prima della partenza), per sapere se è necessario sottoporsi a profilassi o a particolari vaccinazioni
  • informarsi sui rischi specifici relativi alla destinazione scelta, consultare le pagine dedicate a “Viaggiare in salute” sul sito del Ministero della Salute, o quelle dedicate alla “Salute in viaggio” sul sito viaggiaresicuri.it della Farnesina
  • preparare un kit da viaggio contenente: eventuali prescrizioni mediche, creme solari anti-UV, disinfettanti a base di alcol, dispositivi di primo soccorso, prodotti insetto-repellenti, profilattici, tessera sanitaria.

Durante il viaggio è importante:

  • fare attenzione all’alimentazione (spesso, infatti, cibi e bevande possono essere causa di patologie), mangiando solo cibo cotto e servito caldo, bevendo acqua e bibite imbottigliate e sigillate, e consumando caffè e tè serviti molto caldi
  • al mare, in piscina e durante tutte le attività all’aria aperta, proteggersi dal sole per evitare sia gli effetti del caldo sulla salute sia l’esposizione della pelle ai raggi UV
  • evitare di esporsi alle punture di insetti attraverso l’adozione delle misure profilattiche-comportamentali comunemente indicate in questi casi (utilizzando prodotti insetto-repellenti; indossando un abbigliamento adeguato, con maniche lunghe, calze e pantaloni lunghi; accendendo spirali fumigene o altri prodotti a combustione; usando barriere meccaniche come le zanzariere)
  • per evitare di contrarre infezioni sessualmente trasmesse (IST), avere rapporti sessuali protetti e usare correttamente il preservativo
  • per evitare incidenti, fare attenzione ai diversi aspetti di sicurezza stradale tra cui indossare le cinture di sicurezza, non guidare dopo aver bevuto alcolici, ecc.

Dopo il viaggio, al rientro è raccomandato:

  • contattare il proprio medico (o uno specialista) se dovessero comparire malessere e sintomi inattesi, riportando con attenzione la località in cui si ha soggiornato e le attività svolte.

Attenzione, però, in alcuni casi si può essere infetti e non avere sviluppato ancora i sintomi della specifica patologia. È quindi importante adottare comportamenti di riguardo e attenzione nei confronti di chi ci sta vicino nel periodo successivo al ritorno da un viaggio in zone endemiche per particolari patogeni.

Infine, pianificando un viaggio è bene considerare che alcune categorie di persone – quali anziani, bambini, donne in gravidanza e le persone con disabilità – possono essere più vulnerabili e richiedere necessità particolari e un’attenzione maggiore durante il soggiorno.

Per approfondire

Riparte l’organismo per i marchi CE, nuove competenze per le sfide europee

Riparte, da un decreto del Ministero della Salute, la struttura pubblica italiana che rilascia, per il mercato nazionale ed estero, le certificazioni di conformità alla direttiva europea. L’Organismo Notificato dell’Istituto Superiore di Sanità rilascerà il marchio CE per i dispositivi medici dopo un lungo processo di valutazione richiesto per la prima volta a tutti i Paesi dell’Unione dal Regolamento 920/2013 della Commissione Europea.

È stato proprio grazie al processo di riforma che ha attraversato l’Istituto che è stato possibile rinnovare, potenziare e consolidare il nostro impegno in questo importante e delicato ambito che è la certificazione di conformità europea.

Per ottenere infatti le credenziali richieste è stata necessaria una profonda revisione della vecchia struttura, le cui competenze, oltre ad essere state ampliate come richiesto dal Regolamento relativo alla designazione e alla sorveglianza degli Organismi Notificati, sono state ampliate e riunite in Istituto in una struttura unica.

Siamo particolarmente orgogliosi della conclusione di questo processo che è stato particolarmente rigoroso e selettivo e che ha visto il vecchio Organismo Notificato trasformarsi in una struttura complessa che ormai conta circa un centinaio di persone al suo attivo con nuove competenze secondo le richieste del regolamento europeo. Per rispondere, infatti, alle richieste comunitarie, che richiedevano nel team di valutazione anche esperti clinici, è stato concluso un accordo con l’Università di Tor Vergata per l’inclusione di alcuni clinici di riferimento dell’ospedale che sono, di fatto, incardinati nella nostra struttura e lavorano in staff con noi.

Un’unità di obiettivi e di competenze e una struttura raddoppiata anche grazie all’ottimizzazione del personale sparso in tre diverse strutture che ha permesso di trasformare un’unità operativa di circa quaranta persone in una struttura complessa dotata di una squadra di circa cento persone che ci ha permesso di superare un esame difficile che ha premiato oltre che una singola struttura anche l’idea che stava alla base del nostro processo di riforma di questo complesso Ente.

Il nuovo Organismo Notificato è pronto quindi ad affrontare anche la nuova sfida rappresentata dai Regolamenti 2017/745 sui dispositivi medici e 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in conformità alle nuove disposizioni normative.

Con un altro importante obiettivo: un ulteriore sviluppo, innanzitutto per il mercato nazionale, di un settore, quello del medicale, da sempre caratterizzato da una forte innovazione che è un volano importante per economia e occupazione.

Ambiente e salute il rischio è scritto anche nei geni

Nell’ultimo Rapporto sull’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute l’OMS stima che 12.6 milioni di morti nel mondo (in pratica una morte su quattro) sono attribuibili a fattori di rischio ambientale come l’inquinamento di aria, acqua e suolo. I più esposti sono i bambini al di sotto dei cinque anni e gli adulti tra i 50 e i 75 anni. D’altra parte, la riduzione dei fattori di rischio ambientali e sociali contribuirebbe a prevenire quasi un quarto del carico globale di malattie. A partire da questo scenario, Eugenia Dogliotti, Direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS, ha illustrato di recente il contributo dei biomarcatori di esposizione per identificare diversi fattori di rischio (come ad esempio nel caso dell’acqua potabile contaminata, in alcuni comuni del Veneto, dai composti perfluoroalchilici (PFAS), identificati nel siero dei soggetti esposti), ma soprattutto il promettente ruolo delle nuove metodiche di genomica/epigenomica ambientale.

“Recenti sviluppi nella genetica umana e molecolare forniscono – dichiara la Dogliotti – una grande opportunità per capire come i geni e i cambiamenti genetici ed epigenetici interagiscono con gli stimoli ambientali per preservare la salute o causare malattie. Tuttavia l’applicazione a problemi di salute ambientale è ancora oggetto di attività di ricerca e quindi, pur rappresentando una potenziale strategia di grande efficacia, l’interpretazione dei risultati richiede estrema cautela”.

Tali studi mostrano come l’ambiente sia in grado di “plasmare” il nostro DNA (come nel caso delle mutazioni tipiche dei fotoprodotti indotti dalla componente UV della luce solare che si riscontrano nel genoma dei tumori della pelle) ma anche come l’ambiente riesca a modificare i meccanismi di regolazione del nostro DNA, il cosiddetto epigenoma, inducendo cambiamenti potenzialmente trasmissibili alle generazioni successive (come nel caso dell’esposizione cronica all’arsenico di alcune popolazioni asiatiche, attraverso l’acqua potabile, alla base degli elevati tassi di mortalità neonatale).

Sorveglianza PASSI le e-cig non sempre aiutano a smettere di fumare

In Italia, un adulto su dieci tra coloro che provano a smettere di fumare lo fa usando la sigaretta elettronica. La e-cig viene utilizzata, infatti, come ausilio per abbandonare l’abitudine al fumo, tre volte più degli altri metodi tradizionali (farmaci, centri antifumo e altro). Tuttavia, la probabilità di successo è minore tra chi tenta di smettere usando la e-cig (8%) rispetto a chi usa i metodi tradizionali (15%) e non è troppo diversa dalla probabilità di cessazione di chi tenta di smettere da solo, ovvero senza ausili (9%). Sono questi i principali risultati dello studio pubblicato sulla rivista Preventive Medicine, coordinato dall’ISS a partire dai dati della sorveglianza PASSI.  Si tratta di uno degli studi più grandi condotti sino ad oggi in Europa che esplora l’uso della sigaretta elettronica come ausilio per smettere di fumare su un campione di oltre 6000 soggetti adulti (18-69 anni) residenti in Italia e intervistati tra il 2014 e il 2015.

“Il boom delle sigarette elettroniche, avvenuto in Italia nel 2012 e 2013, ha sicuramente avuto un effetto positivo nell’aumentare il numero di fumatori che tenta di smettere – affermano gli autori della ricerca – Però, questo lavoro mette in evidenza che, se i fumatori che hanno optato per la sigaretta elettronica avessero scelto i metodi tradizionali per smettere, avrebbero avuto più successo nel rimanere astinenti. Purtroppo, oggi in Italia i metodi tradizionali per abbandonare il fumo non vengono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e sono più costosi della sigaretta elettronica. Un intervento di sanità pubblica auspicabile sarebbe proprio rendere rimborsabili questi metodi, come già avvenuto in altri Paesi europei”.

Da Zika alla malaria, le infezioni che fanno sospendere le donazioni di sangue

Gli appelli che si susseguono in questi giorni stanno ricordando a tutti i donatori di sangue, o a chi sta pensando di diventarlo, di andare a donare prima di partire per le vacanze estive. Chi invece ha programmato la propria donazione una volta tornato da un viaggio all’estero, ma anche in alcune zone d’Italia, deve considerare bene la situazione epidemiologica della località dove ha soggiornato. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, che sulla base delle segnalazioni delle istituzioni nazionali e internazionali formula e aggiorna periodicamente le raccomandazioni per le possibili sospensioni temporanee dalla donazione.

Per quanto riguarda l’Italia, sottolineano gli esperti del Centro, al momento l’attenzione è concentrata sul virus del Nilo Occidentale (conosciuto con la denominazione inglese di West Nile Virus), per cui è iniziato il monitoraggio su tutto il territorio nazionale. Al momento non sono stati segnalati casi né in persone né in animali, ma man mano che si verificheranno scatterà la sospensione per 28 giorni per tutti gli aspiranti donatori che avranno soggiornato per almeno una notte nei territori ‘dove il virus circola’, oppure, in alternativa, essi saranno sottoposti ad un test per la ricerca del virus.

La sospensione per 28 giorni varrà anche per chi è stato nei paesi dove sono segnalati casi autoctoni del virus Zika, dal Brasile ad alcune aree del sud est asiatico, e non ha avuto sintomi della malattia. Se invece c’è il sospetto di essere stati contagiati la sospensione sale a 120 giorni.

Anche per chi soggiorna nelle zone dove sono presenti i virus ‘parenti’ di Zika, da Chikungunya a Dengue, c’è il rischio sospensione, che deve essere valutato dal medico al momento della donazione.

Per i viaggiatori che rientrano da viaggi in paesi dove è diffusa la malattia di Chagas (Messico, America Centrale e Sud America) e che hanno viaggiato in aree a rischio (rurali) e soggiornato in condizioni ambientali favorenti l’infezione (camping, trekking) possono essere ammessi alla donazione solo in presenza di un test negativo per Tripanosoma Cruzii.

Per chi va, invece, in zone dove è endemica la malaria, dall’Africa subsahariana all’Asia a molti paesi in America Latina, la prima data utile per andare a donare è sei mesi dopo il rientro. Un altro virus ‘tenuto d’occhio’ dagli esperti internazionali è quello della Febbre Gialla, attualmente presente in molti paesi dell’America e in Africa. Per chi non ha seguito la raccomandazione di vaccinarsi prima della partenza il medico potrebbe anche in questo caso decidere al rientro una sospensione temporanea.

Da Roma a La Paz per insegnare la sangre segura

Può succedere di entrare nell’ufficio del proprio capo con una lista di argomenti di ordinaria amministrazione e uscirne con un biglietto per la Bolivia e l’incarico di tenere una settimana di lezioni al personale di tutti i centri trasfusionali e banche del sangue del paese. Lo racconta Luca Laurenti, biologo del Policlinico Umberto I di Roma e scrittore di novelle per ragazzi, romanzi e testi teatrali, che insieme all’immunoematologa Serelina Coluzzi è stato scelto per la missione nell’ambito di un progetto supportato dal Centro Nazionale Sangue. Il viaggio, che si è svolto nell’ottobre del 2016, è stato descritto da Laurenti nel libro ‘All’ombra dell’Illimani’, edito da Emilbook.

I due esperti hanno tenuto a La Paz un corso sulle tecniche immunoematologiche e il trapianto di staminali per il programma ‘Sangre segura’ organizzato dal Ministerio della Salud boliviano insieme all’Istituto Italo Latino Americano nell’ambito della cooperazione italiana allo sviluppo. Lo scopo del progetto era trasferire le conoscenze scientifiche per favorire lo sviluppo di un sistema sangue adeguato agli standard moderni. Nel libro l’occasione scientifica diventa la scusa per descrivere un paese, le sue usanze e anche le reazioni di due italiani a un mondo totalmente diverso dal loro. Gli episodi descritti sono spesso commoventi ma non mancano scene divertenti, come quella in cui i protagonisti sono convinti, per fortuna erroneamente, di essere vittime di una rapina. “Una totale immersione nella realtà di un paese che sta cercando di modernizzarsi, tra gente ospitale e panorami mozzafiato – scrive Laurenti -. A diecimila chilometri di distanza dall’Italia, a quasi quattromila metri di altezza, abbiamo vissuto un’esperienza che rimarrà sempre nei nostri cuori. Sono emozioni che abbiamo condiviso e che noi stessi facciamo fatica a capire. Ho tentato di raccontare i fatti e il nostro modo di viverli cercando di trasmettere quello che abbiamo provato”.

I tre pilastri della longevità

Una nutrizione equilibrata, un regolare esercizio fisico (senza eccessi) e un allenamento cognitivo altrettanto costante rappresentano i pilastri del vivere sano che aiutano a prevenire o rallentare l’accumulo di danno molecolare alla base della degenerazione cellulare e tissutale. Degenerazione che culmina prima o poi nello sviluppo di complesse e debilitanti patologie cronico-degenerative. E’ questo in sintesi il messaggio del seminario Promoting health and longevity through diet: metabolic and molecular effects”, svoltosi di recente in ISS, nel corso del quale il Prof. Luigi Fontana, ordinario presso l’Università di Brescia e attivo anche presso la Washington University di St. Louis (Missouri, USA), ha illustrato i risultati dei più avanzati studi scientifici in materia.

Numerose ricerche hanno mostrato come l’allenamento fisico sia una medicina potente per la salvaguardia del benessere e per la prevenzione di plurime alterazioni metaboliche che inducono malattia e disabilità. Secondo l’OMS, la sedentarietà è uno dei fattori principali per la crescita del grasso addominale e per lo sviluppo del diabete mellito di tipo 2, dell’infarto del miocardio e di alcune forme di cancro. Una combinazione di allenamenti fisici di tipo aerobico (jogging, corsa, ciclismo, nuoto, danza), anaerobico (sollevamento di pesi) e di esercizi di equilibrio posturale, di coordinamento e di flessibilità sono necessari per mantenere un corpo snello, forte, sano, e per prevenire l’osteoporosi, la sarcopenia (riduzione della massa muscolare), le fratture ossee e il decadimento cognitivo.

Senza cibo, però, il corpo umano non può sopravvivere. Il nostro corpo ha bisogno del giusto apporto di calorie, proteine, carboidrati, lipidi, vitamine, sali minerali e fitocomposti per mantenersi sano. Al contrario, un eccessivo consumo di calorie e proteine accelera l’invecchiamento e il rischio di sviluppare patologie tumorali e cardiovascolari. Il segreto della longevità consiste, dunque, nel mantenersi magri, con un addome piatto, mediante una riduzione dell’apporto di calorie vuote e una dieta ricca di cibi d’origine vegetale che eviti gli eccessi di proteine e grassi animali. Il metabolismo delle fibre vegetali e altri alimenti da parte dei batteri intestinali, inoltre, sembrerebbe produrre molecole dotate di attività anti-infiammatoria e anti-allergica, capaci di contrastare le patologie autoimmunitarie.

Un terzo pilastro ai fini di una longevità in salute è il mantenimento di una mente lucida, vivace, brillante. Il cervello, infatti, è un organo metabolicamente molto attivo che in assenza di un costante allenamento, degenera e si atrofizza. Diversi studi hanno provato che un piano settimanale di training cognitivo incentrato sulla memoria, il ragionamento e la velocità di elaborazione dei dati è in grado di rallentare il processo di decadimento cognitivo anche in uomini e donne con più di 65 anni. Alcune tecniche di training autogeno e meditazione sembrerebbero in grado di accrescere la plasticità di certe aree del cervello, di potenziare la capacità di elaborazione e immagazzinamento dei dati e migliorare la qualità del sonno.

Senza dubbio è fondamentale adottare anche altre buone abitudini quali: non fumare, ridurre, per quanto possibile, l’esposizione all’inquinamento ambientale e praticare una corretta igiene orale.

Un approccio, dunque, basato essenzialmente sulla prevenzione delle cause metaboliche e molecolari dell’invecchiamento umano, che richiede una formazione attiva dei professionisti sanitari per educare in modo altrettanto attivo i cittadini alla salvaguardia della propria salute. Come a scuola, si dovrebbe insegnare concretamente ai cittadini a fare attività fisica in maniera corretta e regolare, a conoscere gli alimenti, a cucinare e nutrirsi in maniera sana ed equilibrata, a sviluppare e potenziare la memoria e le funzioni cognitive.

Sicurezza alimentare l’ISS nella comunità EFSA dei modelli scientifici

 

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha raccolto in una comunità chiamata “Knowledge Junction” (crocevia del sapere) i modelli scientifici sviluppati e utilizzati nel corso degli ultimi 15 anni nella valutazione dei rischi di alimenti e mangimi. I modelli possono essere condivisi e gli scienziati che fanno parte di questa comunità possono contribuire sia inviando loro modelli sia modificando o solo utilizzando quelli presenti. Questa iniziativa è in linea con le politiche di condivisione e apertura e con l’idea di armonizzazione della valutazione del rischio di EFSA. Inoltre, arricchisce la comunità scientifica, libera di visionare e utilizzare questi strumenti, di competenze scientifiche a beneficio della sicurezza alimentare in Europa. I Focal Point EFSA nei vari paesi hanno il ruolo di favorire la partecipazione alla comunità “Knowledge Junction” degli esperti nazionali e la condivisione di informazioni e metodologie sul risk assessment attraverso questo strumento. A questo proposito è iniziata da parte di EFSA l’attività di informazione e formazione dei Focal Point sull’uso e le potenzialità della “Knowledge Junction”, che a loro volta formeranno a livello nazionale le varie istituzioni interessate a contribuire.

Il Focal Point italiano, che ha sede in ISS, ha iniziato le attività preliminari collaborando con gli esperti nazionali alla selezione della documentazione tecnico-scientifica da condividere attraverso la “Knowledge Junction”.

In occasione del lancio del “Knowledge Junction”, EFSA ha prodotto un video proprio per spiegare l’importanza dei modelli per la scienza, ovvero di rappresentazioni semplificate della realtà che possono aiutare gli esperti a capire come le cose funzionano, come potrebbero funzionare, come potrebbe evolvere una determinata situazione.