Rosolia pericolosa in gravidanza, ma poche straniere si vaccinano

dai Centri e Dipartimenti

Numero 07 – ottobre 2017

 Rosolia pericolosa in gravidanza, ma  poche straniere si vaccinano

I programmi vaccinali rappresentano uno strumento di prevenzione pro-attiva essendo, più di altri, in grado di contrastare le disuguaglianze sociali di accesso ai servizi. Tuttavia, per quanto riguarda la vaccinazione antirubeolica nelle donne in età fertile si osserva tra le immigrate un tasso di immunizzazione molto più basso rispetto a quello delle italiane. In questo caso, però, il problema non sembra legato alle disuguaglianze sociali ma a barriere culturali e di accesso alle informazioni. Sono queste le conclusioni dell’articolo “Comparison of rubella immunization rates in immigrant and Italian women of childbearing age: results from the Italian behavioral risk factors surveillance system PASSI (2011-2015)” scritto da alcuni ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a partire dai dati della sorveglianza PASSI e pubblicato sulla rivista PlosOne a ottobre 2017.

I dati Passi 2011-2015 su un campione di donne in età fertile comprensivo di 41.094 italiane e 3140 straniere residenti in Italia, mostrano differenze significative nei tassi di immunizzazione contro la rosolia fra i due gruppi: dal 60% fra le italiane, la percentuale quasi si dimezza (36%) tra le immigrate. Inoltre, tra queste ultime risultano particolarmente bassi i tassi di immunizzazione fra le donne di recente immigrazione (meno di 5 anni, 30%) e nelle donne provenienti dai Paesi ad alta pressione migratoria dell’Africa Sub Sahariana e dell’Asia (27%).

Queste differenze rimangono evidenti anche quando si confrontano i due gruppi (immigrate e italiane) a parità di altre condizioni: demografiche (sesso, età e area di residenza), socio-economiche (istruzione, occupazione, composizione del nucleo familiare e stato economico) e comportamentali (inattività fisica nel tempo libero, abitudine al fumo di sigaretta, consumo eccessivo di alcol ed eccesso ponderale).

«Il lavoro» racconta Gianluigi Ferrante (ISS, uno degli autori dello studio) «stima la percentuale di donne in età fertile immunizzate contro la rosolia, confronta il tasso di immunizzazione tra le immigrate e le italiane, e studia i determinanti alla base delle eventuali differenze tra questi valori. Fino ad oggi, in Europa, non erano ancora stati pubblicati studi di popolazione in grado di fornire questo tipo di informazioni».

La rosolia è una malattia infettiva comune nell’infanzia. Nonostante sia generalmente benigna per i bambini, quando viene contratta in età adulta da una donna incinta soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, può essere trasmessa verticalmente dalla madre al figlio (rosolia congenita), provocando gravi conseguenze per il feto, come: aborto spontaneo, morte intra-uterina, gravi malformazioni fetali o altre manifestazioni (difetti della vista, sordità, malformazioni cardiache e ritardo mentale nel neonato). La vaccinazione antirubeolica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione della rosolia congenita.

«Dal momento che in Italia il test per controllare lo stato di immunizzazione per la rosolia e il vaccino antirubeolico sono offerti universalmente e gratuitamente, a prescindere dalla cittadinanza e dallo stato migratorio» continua Ferrante «i risultati di questo studio lasciano pensare che il più basso tasso di immunizzazione registrato tra le donne straniere possa dipendere da barriere informali, quali quelle culturali e di accesso alle informazioni».

Queste evidenze dovrebbero orientare la progettazione di ulteriori studi, qualitativi e quantitativi, al fine di individuare gli ostacoli e promuovere adeguatamente le strategie di accesso all’immunizzazione contro la rosolia tra le donne immigrate.

Influenza in gravidanza mette a rischio mamma e bimbo, ma solo 2% si vaccina

Dai Centri e Dipartimenti

Numero 07 – Ottobre 2017

Influenza in gravidanza mette a rischio mamma e bimbo, ma solo 2% si vaccina

 

Avere l’influenza o la pertosse nei primi mesi di vita può essere molto pericoloso, e il modo migliore per proteggere il bambino è vaccinarsi durante la gravidanza, una pratica sicura. Lo ricorda, in concomitanza con l’avvio della stagione influenzale, Caterina Rizzo, medico epidemiologo del reparto di Epidemiologia, Sorveglianza e Modelli Matematici del Dipartimento di Malattie Infettive.

Per quanto riguarda l’influenza, i cambiamenti nel sistema immunitario, nel cuore e nei polmoni durante la gravidanza rendono la donna più suscettibile ad avere forme gravi della malattia, al punto che ad esempio uno studio condotto in Nuova Zelanda ha stimato il rischio di ricovero in cinque volte maggiore per le gestanti non vaccinate. Anche le complicazioni del parto aumentano nelle donne che hanno avuto l’influenza in gravidanza, ad esempio sale di quattro volte il rischio di parto pretermine e di cesareo. Il vaccino protegge invece sia la mamma, riducendo il rischio di ricovero almeno del 50%, che il bambino, riducendo significativamente i casi di malattia e di otite nei primi due mesi di vita. Diverse ricerche, fra cui una pubblicata proprio dall’Iss sulla rivista Vaccine nel 2015, hanno dimostrato la sicurezza in tutti i trimestri di gravidanza, anche se da noi viene consigliato nel secondo e nel terzo. La pratica è abbastanza diffusa ad esempio negli Usa e in Gran Bretagna, dove secondo il Cdc americano e l’ECDC Europeo circa metà delle donne incinte si protegge, mentre in Italia i dati di copertura mostrano che meno del 2% (pari a circa 3500 donne).delle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza all’inizio della scorsa stagione infuenzale 2016/2017 si sono vaccinate.

L’altra ‘coccola’ possibile per il proprio figlio prima che nasca è il vaccino per la pertosse, che da noi è inserito nel trivalente dTap con tetano e difterite, che come quello per l’influenza protegge anche il bebè quando è ancora troppo piccolo per il vaccino dell’infanzia. I bambini nati da madri vaccinate, in Inghilterra, hanno, nelle prime settimane di vita, una riduzione del 91% del rischio di contrarre la malattia rispetto ai loro coetanei non vaccinati. L’ultimo studio, condotto negli USA, che ne prova l’efficacia è stato pubblicato da Clinical Infectious Diseases poche settimane fa, ed ha dimostrato che se fatta nel terzo trimestre la vaccinazione riduce del 78% il rischio che il bimbo si ammali di pertosse e di conseguenza delle sue complicanze, nei primi due mesi di vita. La vaccinazione in Italia, secondo quanto previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale 2017-2019, è raccomandata e gratuitamente offerta a tutte le donne idealmente alla 28° settimana e va ripetuta ad ogni gravidanza.

Uniti per affrontare la fragilità dell’anziano

dai Centri e Dipartimenti

Numero 07 – ottobre 2017

Uniti per affrontare la fragilità dell’anziano in Europa

al via il sito web della Join Action Advantage di cui l’ISS è partner

Accrescere la comprensione, aumentare la prevenzione, migliorare la gestione a livello Europeo della fragilità, la principale condizione associata alla disabilità e alla perdita di autosufficienza negli anziani. Questi gli obiettivi della prima Joint Action (JA) dell’Unione Europea sulla fragilità, denominata ADVANTAGE, di cui l’ISS è tra i partner per l’Italia.

“Il lancio del sito web dedicato www.advantageja.eu è una tappa fondamentale nell’attuazione delle attività della JA ADVANTAGE – dice Lucia Galluzzo, responsabile scientifico ISS della JA – . Il sito rappresenta lo strumento cardine per accrescere la consapevolezza in materia di fragilità, una condizione che ha pesanti ricadute non solo a livello individuale ma anche sulla sostenibilità economica dei sistemi socio-sanitari dei Paesi europei”. Il sito ADVANTAGE è indirizzato ai professionisti socio-sanitari, ai decisori politici, ai responsabili della pianificazione sanitaria e a tutti coloro che sono coinvolti nell’assistenza e nella cura degli anziani, compresi i semplici cittadini direttamente o indirettamente interessati alla prevenzione e alla gestione della fragilità.  Grazie ad un piacevole layout, il sito ADVANTAGE JA www.advantageja.eu è facile e veloce da navigare. Contiene informazioni generali sugli obiettivi, le attività e i risultati della Joint Action (JA). Illustra i motivi per cui è importante affrontare la fragilità e fornisce informazioni sui partner del Consorzio. Sul sito verranno tempestivamente resi disponibili i risultati conseguiti, le ultime attività, le notizie e gli eventi riguardanti la JA. Oltre alle informazioni sulle azioni intraprese e in corso nell’ambito della JA, il sito rappresenta uno strumento utile per rimanere aggiornati sullo stato dell’arte più attuale e sulle proposte più innovative in tema di fragilità.

La JA ADVANTAGE mira a uniformare la concezione di fragilità a livello europeo, così da creare un approccio comune e condiviso per la prevenzione e la gestione dell’anziano fragile, o a rischio di diventarlo, sia a livello individuale che di popolazione.

Le attività della JA ADVANTAGE hanno avuto inizio lo scorso gennaio e avranno la durata di tre anni, con la partecipazione di 22 Stati Membri, rappresentati da 35 organizzazioni. La fragilità interessa oltre il 10% degli ultrasessantacinquenni europei (circa il 40% in uno stato di pre-fragilità) e frequentemente anticipa l’insorgenza della disabilità. Pur essendo così diffusa nella popolazione anziana, la fragilità non rappresenta una condizione intrinseca dell’invecchiamento, può essere prevenuta e, a differenza della disabilità, può essere reversibile. Per tale motivo, a livello di salute pubblica, è fondamentale sviluppare una strategia comune a tutti gli Stati Membri per la prevenzione, la diagnosi precoce, il monitoraggio e la gestione integrata della fragilità, basata sull’evidenza scientifica e sulle esperienze pregresse.

ON LINE LE LINEE GUIDA PER LA PREVENZIONE DELLE COMPLICANZE IN GRAVIDANZA

dai Centri e Dipartimenti

Numero 07 – ottobre 2017

On Line le Linee Guida per la prevenzione delle complicanze in gravidanza

Prevenire e fronteggiare le più frequenti e importanti cause di mortalità e morbosità materna nel nostro Paese, quali l’emorragia del post partum, la sepsi, i disordini ipertensivi della gravidanza e l’influenza.

Questo lo scopo con cui il Tavolo tecnico multidisciplinare, istituito presso AGENAS su mandato del Ministro della Salute e composto da rappresentanti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e delle Società Scientifiche di settore, ha elaborato le “Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze in gravidanza, disponibili on line.

La scelta delle condizioni cliniche analizzate dal documento delle linee di indirizzo è maturata dalla conoscenza e dalle analisi prodotte dal sistema di sorveglianza ostetrica tra Istituto Superiore di Sanità e Regioni.

Un linkage tra certificati di morte e schede di dimissione, ha stimato tra il 2006 e il 2012 un rapporto di mortalità materna pari a 9 decessi ogni 100.000 nati vivi ed ha evidenziato su 100 donne morte a seguito di complicazioni ostetriche, 43 decessi per emergenza emorragica e 21 per disordini ipertensivi. La sorveglianza attiva dei casi incidenti, attivata nel 2013, ha inoltre permesso di rilevare un aumento della frequenza delle morti materne dovute a sepsi, una condizione emergente in molti paesi ad avanzato sviluppo economico (gravata da una alta letalità) e 5 casi di morti materne da influenza, riferiti a donne che non avevano effettuato vaccinazione antinfluenzale.

Il documento raccoglie una serie di raccomandazioni evidence based prendendo in esame alcune tra le principali emergenze ostetriche nel nostro Paese, rappresentando così un prezioso strumento di supporto per i professionisti sanitari del cosiddetto percorso nascita. Le linee guida sono infatti parte della serie di attività di formazione continua rivolte ai professionisti del percorso nascita, coordinata dall’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) un sistema di sorveglianza, finanziato dal Ministero, che analizza i dati su mortalità e grave morbosità materna in 10 Regioni italiane (coprendo il 77% dei nati in Italia) e mette a  disposizione di decisori, professionisti sanitari e cittadini conoscenze utili a migliorare la qualità delle attività di assistenza alla nascita.

In Europa 4 milioni di trasfusioni l’anno

Numero 06 – Settembre 2017

In Europa 4 milioni di trasfusioni l’anno

In Europa ci sono ogni anno 4 milioni di trasfusioni, circa 30mila trapianti d’organo e 500mila di tessuti e cellule, dalle staminali alle valvole cardiache, a cui si aggiungono 800mila donazioni di cellule per le tecnologie di fecondazione assistita. Tutti questi trattamenti dipendono da volontari, fra cui 13 milioni di donatori di sangue e plasma e 200mila di organi e tessuti. Lo sottolinea la Commissione Ue, che ha messo in campo una serie di iniziative per la selezione dei donatori e la protezione dei riceventi a cui partecipano i centri dedicati dell’Istituto.

Il primo passo nella raccolta è il reclutamento e la selezione dei donatori, di cui deve essere garantita la dignità e il benessere. “Chiaramente – si legge in documento della Commissione – quando si fa la selezione dei donatori sono i rischi del ricevente a giocare un ruolo preminente”.

Nonostante il tema sia oggetto di diverse direttive, oltre che di raccomandazioni e linee guida, l’implementazione dei singoli Stati membri ha portato a politiche diverse sull’eleggibilità dei donatori, con la conseguenza che i tassi di sospensione e respingimento dei donatori variano grandemente tra i diversi paesi. Per questo, fra i progetti dedicati al tema, c’è Transpose (TRANSfusion and transplantation: PrOtection and SElection of donors) di cui si è appena tenuto il kick off meeting, a cui partecipa anche il Centro Nazionale Sangue. Lo scopo è fare il punto sulle pratiche correnti dei singoli paesi, e conseguentemente mettere insieme una serie di principi e linee guida per uniformare le procedure.

Notte della Ricerca: l’ISS apre i laboratori ai cittadini

Numero 06 – Settembre 2017

Notte della Ricerca: l’ISS apre i laboratori ai cittadini

Come si sviluppano le cellule tumorali? Come si può invecchiare in salute? Gli oggetti che usiamo tutti giorni possono nascondere pericoli? Come funziona il nostro cervello durante il sonno? Domande affascinanti le cui risposte saranno il filo conduttore degli eventi organizzati in occasione della Notte della Ricerca, il 29 settembre, durante la quale l’Istituto Superiore di Sanità resterà aperto a tutti. Dalle 18 alle 23, infatti, si alterneranno in programma conferenze, info point, visite guidate e mostre che illustreranno l’attività dei nostri ricercatori. Un’occasione per far conoscere l’attività che l’ISS svolge sul fronte della ricerca scientifica e della tutela della salute pubblica. Ma non solo. Porte aperte anche per il Museo ISS, augurato di recente, che offre una straordinaria esperienza multisensoriale che sorprenderà i visitatori di ogni età. Dal benvenuto offerto dagli avatar di importanti premi Nobel che hanno lavorato presso l’ISS a giochi interattivi, agli effetti cinematografici proposti per la presentazione della campagna antimalarica del secolo scorso. La visita renderà fruibili contenuti scientifici di grande interesse e attualità per aumentare la consapevolezza dell’importanza della ricerca scientifica e dei suoi risultati per la salute pubblica. Le visite, solo su prenotazione, avranno la durata di circa 1 ora e saranno effettuate per gruppi di 20 persone. La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto promosso dalla Commissione Europea e coordinato da Frascati Scienza, capofila di una rete di ricercatori, università e istituti di ricerca italiani. Sono tantissimi gli argomenti che vivacizzano l’edizione di quest’anno. Dal tema caldo dei vaccini, all’importanza delle tecnologie innovative. Dalla sperimentazione clinica alla tutela dell’ambiente. Dalla tutela del consumatore dal punto di vista alimentare alla tutela dai contaminanti chimici.  Le mostre si possono visitare dalle ore 18 nelle aule Marotta e Bovet dell’ISS e nell’anti aula Pocchiari. Le visite guidate, a gruppi massimo di 20 persone, e le conferenze, invece, devono essere prenotate e inizieranno alle 19.

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Rete EpiSouth: 10 anni di strategie per la salute nel Mediterraneo e nel Sud Europa

Numero 06 – Settembre 2017

Rete EpiSouth: 10 anni di strategie per la salute nel Mediterraneo e nel Sud Europa

Gestire le minacce transfrontaliere per la salute nel Mediterraneo e nel Sud Europa. Questo l’obiettivo della Rete  EpiSouth, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nell’articolo appena pubblicato su Health Security, Contribution of Regional Networks to the Control of Cross-Border Public Health Threats: EpiSouth in the Mediterranean Region and Southeast Europe, viene descritta e commentata l’attività del Network che compie 10 anni.

L’articolo fornisce una panoramica sulle strategie e i risultati ottenuti da questa rete regionale e il suo impatto sulle politiche sanitarie pubbliche e su progetti attualmente in corso, dai training per gli esperti alla creazione di una rete per l’early warning.

In totale 27 paesi, 10 membri dell’Unione Europea (Bulgaria, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Romania, Slovenia e Spagna) e 17 non-membri dell’Unione Europea (Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Egitto, Macedonia, Israele, Giordania, Kosovo, Libano, Libia, Montenegro, Marocco, Palestina, Serbia, Siria, Tunisia e Turchia) hanno preso parte all’iniziativa con 74 focal points, ufficialmente nominati dagli istituti di sanità pubblica o dai ministeri della sanità dei paesi coinvolti.

Quasi 750 professionisti hanno partecipato a riunioni tecniche di progetto e a moduli formativi in epidemiologia, tecniche diagnostiche di laboratorio, epidemic intelligence e sorveglianza basata su eventi. Indagini e studi ad hoc hanno contribuito a descrivere l’area del Mediterraneo ed i suoi bisogni di Sanità Pubblica. EpiSouth è stata riconosciuta come la più grande rete di collaborazioni fra paesi su tematiche di salute nel Mediterraneo e il suo valore aggiunto è stato premiato con il 2014 European Health Award as ‘‘the Mediterranean project to counteract cross-border threats to health’’.

Individuare, intervenire, comunicare: la gestione della crisi nel Progetto Darwin dell’ISS

Numero 06 – Settembre 2017

Individuare, intervenire, comunicare: la gestione della crisi nel Progetto Darwin dell’ISS

Aumentare la resilienza durante le emergenze e produrre Linee Guida condivise. Sono gli obiettivi del Progetto H2020 Darwin Adapt to Survive – Expecting the unexpected and know how to respond, iniziato nel 2015, che coinvolge partner internazionali con l’Istituto Superiore di Sanità in prima fila. La partnership tra 8 organizzazioni di 6 diversi Paesi (Germania, Irlanda, Israele, Italia, Svezia, Norvegia) ha prodotto nella prima fase schede sintetiche sui più importanti principi di resilienza individuati sulla base di una vasta disamina della letteratura scientifica sul tema e di interviste a stakeholder di infrastrutture critiche abitualmente coinvolti nella gestione delle crisi. Le Darwin Resilience Management Guidelines esplorano soprattutto il settore sanitario, la gestione del traffico aereo e in generale la capacità di gestire disastri naturali o provocati dall’uomo.

Le schede includono, infatti, approfondimenti, casi illustrativi, pratiche, metodi e strumenti che provengono in modo specifico da questi due settori. In particolare, la scorsa estate, nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità, esperti di gestione della crisi sono stati coinvolti in esercitazioni rispetto a uno scenario critico: un caso sospetto di malattia, con possibile sviluppo di epidemia, a bordo di un aereo.

Secondo i principi di resilienza individuati dal Progetto è necessario che le organizzazioni e le istituzioni coinvolte nella gestione di una crisi:

  • conoscano i reciproci ruoli e responsabilità;
  • condividano una modalità di intervento comune attraverso attività di coordinamento periodiche ed esercitazioni;
  • aumentino la capacità di riconoscere le fragilità del sistema e di identificare gli elementi di vulnerabilità nell’applicazione delle procedure e dei piani di risposta alla crisi;
  • migliorino la comunicazione con il pubblico generico in caso di crisi. Un aspetto che ha rivelato le criticità maggiori spesso a causa della mancanza di effettivi piani di comunicazione all’interno delle organizzazioni deputate alla gestione della crisi.

Prima, durante e dopo un viaggio: come rimanere in salute

Numero 05 – Luglio 2017

Prima, durante e dopo un viaggio: come rimanere in salute

«Dal punto di vista epidemiologico i viaggiatori rappresentano una popolazione importante a causa della loro mobilità, della potenziale esposizione a malattie che possono essere contratte nei vari Paesi del mondo e a causa della possibilità di trasmettere essi stessi, una volta tornati a casa, l’infezione alle altre persone» spiega Caterina Rizzo, ricercatrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS. «Inoltre, in base alle caratteristiche del viaggio e alla specifica condizione fisica del turista, i viaggi internazionali possono comportare diversi tipi di rischi per la salute legati al cambio di altitudine, di umidità e di temperatura, ai patogeni circolanti o alle precarie situazioni igienico-sanitarie di alcuni Paesi visitati» continua Rizzo.

Con il passare degli anni sono sempre di più le persone che intraprendono viaggi internazionali per motivi diversi (turismo, lavoro, missioni umanitarie), anche in Paesi in via di sviluppo che prima erano mete poco battute. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, UNWTO) a livello globale nel 2016 gli arrivi internazionali sono stati 1,2 miliardi, con un incremento pari al 5% rispetto al 2015.

Ma come affrontare un viaggio in sicurezza per proteggere la propria salute e quella degli altri? Minimizzare i rischi grazie a opportune precauzioni prese prima della partenza, evitare comportamenti a rischio durante il viaggio e identificare/trattare tempestivamente una malattia importata sono tutti aspetti fondamentali per fare in modo che il problema di un solo viaggiatore non si trasformi addirittura in un problema di salute pubblica.

Certamente non tutte le destinazioni hanno lo stesso profilo di rischio ma rispettare almeno alcune delle precauzioni seguenti può essere una buona scelta di prevenzione. 

Prima di partire è fondamentale:

  • rivolgersi al proprio medico, o a uno specialista di medicina dei viaggi (idealmente 4-6 settimane prima della partenza), per sapere se è necessario sottoporsi a profilassi o a particolari vaccinazioni
  • informarsi sui rischi specifici relativi alla destinazione scelta, consultare le pagine dedicate a “Viaggiare in salute” sul sito del Ministero della Salute, o quelle dedicate alla “Salute in viaggio” sul sito viaggiaresicuri.it della Farnesina
  • preparare un kit da viaggio contenente: eventuali prescrizioni mediche, creme solari anti-UV, disinfettanti a base di alcol, dispositivi di primo soccorso, prodotti insetto-repellenti, profilattici, tessera sanitaria.

Durante il viaggio è importante:

  • fare attenzione all’alimentazione (spesso, infatti, cibi e bevande possono essere causa di patologie), mangiando solo cibo cotto e servito caldo, bevendo acqua e bibite imbottigliate e sigillate, e consumando caffè e tè serviti molto caldi
  • al mare, in piscina e durante tutte le attività all’aria aperta, proteggersi dal sole per evitare sia gli effetti del caldo sulla salute sia l’esposizione della pelle ai raggi UV
  • evitare di esporsi alle punture di insetti attraverso l’adozione delle misure profilattiche-comportamentali comunemente indicate in questi casi (utilizzando prodotti insetto-repellenti; indossando un abbigliamento adeguato, con maniche lunghe, calze e pantaloni lunghi; accendendo spirali fumigene o altri prodotti a combustione; usando barriere meccaniche come le zanzariere)
  • per evitare di contrarre infezioni sessualmente trasmesse (IST), avere rapporti sessuali protetti e usare correttamente il preservativo
  • per evitare incidenti, fare attenzione ai diversi aspetti di sicurezza stradale tra cui indossare le cinture di sicurezza, non guidare dopo aver bevuto alcolici, ecc.

Dopo il viaggio, al rientro è raccomandato:

  • contattare il proprio medico (o uno specialista) se dovessero comparire malessere e sintomi inattesi, riportando con attenzione la località in cui si ha soggiornato e le attività svolte.

Attenzione, però, in alcuni casi si può essere infetti e non avere sviluppato ancora i sintomi della specifica patologia. È quindi importante adottare comportamenti di riguardo e attenzione nei confronti di chi ci sta vicino nel periodo successivo al ritorno da un viaggio in zone endemiche per particolari patogeni.

Infine, pianificando un viaggio è bene considerare che alcune categorie di persone – quali anziani, bambini, donne in gravidanza e le persone con disabilità – possono essere più vulnerabili e richiedere necessità particolari e un’attenzione maggiore durante il soggiorno.

Per approfondire

Ambiente e salute il rischio è scritto anche nei geni

Numero 05 – Luglio 2017

Nell’ultimo Rapporto sull’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute l’OMS stima che 12.6 milioni di morti nel mondo (in pratica una morte su quattro) sono attribuibili a fattori di rischio ambientale come l’inquinamento di aria, acqua e suolo. I più esposti sono i bambini al di sotto dei cinque anni e gli adulti tra i 50 e i 75 anni. D’altra parte, la riduzione dei fattori di rischio ambientali e sociali contribuirebbe a prevenire quasi un quarto del carico globale di malattie. A partire da questo scenario, Eugenia Dogliotti, Direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS, ha illustrato di recente il contributo dei biomarcatori di esposizione per identificare diversi fattori di rischio (come ad esempio nel caso dell’acqua potabile contaminata, in alcuni comuni del Veneto, dai composti perfluoroalchilici (PFAS), identificati nel siero dei soggetti esposti), ma soprattutto il promettente ruolo delle nuove metodiche di genomica/epigenomica ambientale.

“Recenti sviluppi nella genetica umana e molecolare forniscono – dichiara la Dogliotti – una grande opportunità per capire come i geni e i cambiamenti genetici ed epigenetici interagiscono con gli stimoli ambientali per preservare la salute o causare malattie. Tuttavia l’applicazione a problemi di salute ambientale è ancora oggetto di attività di ricerca e quindi, pur rappresentando una potenziale strategia di grande efficacia, l’interpretazione dei risultati richiede estrema cautela”.

Tali studi mostrano come l’ambiente sia in grado di “plasmare” il nostro DNA (come nel caso delle mutazioni tipiche dei fotoprodotti indotti dalla componente UV della luce solare che si riscontrano nel genoma dei tumori della pelle) ma anche come l’ambiente riesca a modificare i meccanismi di regolazione del nostro DNA, il cosiddetto epigenoma, inducendo cambiamenti potenzialmente trasmissibili alle generazioni successive (come nel caso dell’esposizione cronica all’arsenico di alcune popolazioni asiatiche, attraverso l’acqua potabile, alla base degli elevati tassi di mortalità neonatale).