Sorveglianza PASSI le e-cig non sempre aiutano a smettere di fumare

Numero 05 – Luglio 2017

In Italia, un adulto su dieci tra coloro che provano a smettere di fumare lo fa usando la sigaretta elettronica. La e-cig viene utilizzata, infatti, come ausilio per abbandonare l’abitudine al fumo, tre volte più degli altri metodi tradizionali (farmaci, centri antifumo e altro). Tuttavia, la probabilità di successo è minore tra chi tenta di smettere usando la e-cig (8%) rispetto a chi usa i metodi tradizionali (15%) e non è troppo diversa dalla probabilità di cessazione di chi tenta di smettere da solo, ovvero senza ausili (9%). Sono questi i principali risultati dello studio pubblicato sulla rivista Preventive Medicine, coordinato dall’ISS a partire dai dati della sorveglianza PASSI.  Si tratta di uno degli studi più grandi condotti sino ad oggi in Europa che esplora l’uso della sigaretta elettronica come ausilio per smettere di fumare su un campione di oltre 6000 soggetti adulti (18-69 anni) residenti in Italia e intervistati tra il 2014 e il 2015.

“Il boom delle sigarette elettroniche, avvenuto in Italia nel 2012 e 2013, ha sicuramente avuto un effetto positivo nell’aumentare il numero di fumatori che tenta di smettere – affermano gli autori della ricerca – Però, questo lavoro mette in evidenza che, se i fumatori che hanno optato per la sigaretta elettronica avessero scelto i metodi tradizionali per smettere, avrebbero avuto più successo nel rimanere astinenti. Purtroppo, oggi in Italia i metodi tradizionali per abbandonare il fumo non vengono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e sono più costosi della sigaretta elettronica. Un intervento di sanità pubblica auspicabile sarebbe proprio rendere rimborsabili questi metodi, come già avvenuto in altri Paesi europei”.

Radiazioni e nucleare, un’indagine sulla percezione del rischio

dai Centri e Dipartimenti

Numero 04 – Giugno 2017

Radiazioni e nucleare, un’indagine sulla percezione del rischio

Come percepiscono gli italiani e gli europei il rischio legato alle radiazioni e al nucleare? Per rispondere a questa domanda e, di conseguenza, per aumentare la consapevolezza e la conoscenza della popolazione non specialista su questo tema, è online un questionario, a cui è possibile partecipare fino ad ottobre prossimo. Obiettivo dell’indagine è anche, in ultima analisi, fornire indicazioni di metodo e contenuti alle road map delle attività e alle Call di ricerca in ambito UE.

Il sondaggio è parte integrante del programma europeo CONCERT per l’integrazione della ricerca sulla protezione dalle radiazioni (European Joint Program for the Integration of Radiation Protection Research), nell’ambito di “Horizon 2020”. Si tratta di una delle iniziative di ricerca congiunte proposte dalle piattaforme europee sulla protezione dalle radiazioni MELODI – basse dosi di radiazioni; ALLIANCE  – radioecologia , NERIS  – emergenze radiologiche, EURADOS – dosimetria e EURAMED – radiazioni in campo medico. L’ISS, presente con i suoi ricercatori in molte di queste piattaforme, è, inoltre, tra le infrastrutture partner di CONCERT.

Per informazioni sul progetto contattare il responsabile Dott. Mauro Grigioni

Sangue, attenzione ai falsi miti

Dai Centri e Dipartimenti

Numero 04 – Giugno 2017

Sangue, attenzione ai falsi miti

Dalle ‘catene di Sant’Antonio’ alla richiesta di donare sangue in occasione di interventi chirurgici di parenti, il ‘sistema sangue’ italiano è pieno di falsi miti e ‘bufale’ da sfatare, che spesso mettono in confusione i donatori. A metterli a nudo ha provato un corso per i giornalisti sulle donazioni di sangue e staminali, organizzato dagli uffici comunicazione di Centro Nazionale Sangue e Centro Nazionale Trapianti, con il supporto di ISS e Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che si è tenuto nella sede dell’Istituto.

Nelle sedi delle associazioni dei donatori, ha rilevato Cristiano Lena, responsabile della comunicazione Fidas, arrivano periodicamente segnalazioni di pazienti a cui viene chiesto di portare dei donatori di sangue per ‘rimpiazzare’ quello da impiegare per interventi chirurgici. “La terapia trasfusionale, ossia il sangue di cui un paziente ha bisogno per i più svariati motivi, rientra tra i LEA, ossia i Livelli Essenziali di Assistenza – sottolinea però Lena – Quindi è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale senza prevedere neanche la compartecipazione di spesa”. L’autosufficienza, è emerso durante il corso, è garantita a livello nazionale anche grazie a compensazioni tra regioni. Inutili quindi anche le ‘catene di Sant’Antonio’ che invitano a donare, di solito per bambini con gravi malattie o per cause nobili come aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Anche in caso di maxiemergenze è infatti pronto un piano specifico, che prevede che vengano utilizzate delle scorte accantonate appositamente.

Anche sul concetto di ‘sangue infetto’ ci sono spesso convinzioni sbagliate. I casi che periodicamente si leggono sui giornali si riferiscono infatti al passato, mentre negli ultimi 15 anni non si è avuta nessuna segnalazione di infezione da HIV o epatite dovuta a trasfusioni. Fra i falsi miti più duri a morire ci sono anche quelli sulle conseguenze delle donazioni, che secondo alcuni arriverebbero addirittura all’impotenza. L’ultimo rapporto del sistema di vigilanza ha segnalato appena 3,5 eventi avversi ogni mille donazioni, che nella quasi totalità sono semplici cali di pressione.

 

Ormone della crescita: on line il Rapporto annuale

Dai Centri e Dipartimenti

Numero 04 – Giugno 2017

Ormone della crescita: on line il Rapporto annuale 

Sono 5571 i pazienti trattati con terapia rGH o terapia con ormone della crescita (Growth Hormone) e 19173 le visite effettuate per accertare la necessità di tale trattamento. Questi i dati nazionali evidenziati nel rapporto annuale del Registro Nazionale degli Assuntori dell’Ormone della Crescita (RNAOC) riferito all’attività del 2016 e pubblicati on line sul sito dell’ISS.

Nel rapporto viene anche indicato che ad essere trattati con rGH sono per la maggior parte bambini e che le patologie interessate non sono solo quelle per deficit della crescita ma anche alcune patologie genetiche per le quali il trattamento con l’ormone GH si è rivelato particolarmente efficace.

Il RNAOC istituito all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità con il DL 30 ottobre 1987 per regolamentare la prescrizione di specialità medicinali a base di ormone somatotropo ha visto confermata la sua attività nel 2004 con la nota 39 dell’AIFA sulla rimborsabilità dei farmaci, attraverso cui il Registro è stato ritenuto uno strumento fondamentale di verifica delle effettive condizioni cliniche per il rimborso delle terapie rGH e per la sorveglianza epidemiologica nazionale sulle terapie.

Con questo nuovo ruolo il RNAOC è stato informatizzato su una piattaforma web dove confluiscono anche i dati su rGH provenienti da alcuni database regionali e che consente ai clinici autorizzati di inserire le informazioni relative alla prescrizione dell’ormone.

Le Commissioni Regionali per il GH, istituite in tutte le regioni italiane, possono dunque utilizzare tali informazioni per monitorare, a livello locale, l’appropriatezza del trattamento con GH e decidere quindi sulle relative autorizzazioni a prescrivere da rilasciare ai centri clinici.

Cure Palliative Pediatriche: dalle reti all’equità…

Dai Centri e Dipartimenti

Numero 04 – Giugno 2017

Cure Palliative Pediatriche, cosa manca: dalle reti all’equità …

Formazione continua degli operatori sanitari, sviluppo di percorsi assistenziali specifici e condivisi, omogeneità dell’offerta dei servizi erogati nelle varie realtà locali e regionali, valutazione dell’utilizzo dei farmaci analgesici. Ma anche maggiore attività di informazione e divulgazione sull’importanza del trattamento del dolore in generale e delle Cure Palliative Pediatriche (CPP) in particolare. Sono questi alcuni dei punti chiave scaturiti dalla riflessione, oggetto di un Rapporto ISTISAN, di un gruppo di esperti istituito presso l’ISS sulla Legge n. 38 del 15 marzo 2010 che sancisce il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore per tutti i cittadini e la creazione di reti assistenziali per le cure palliative e di terapia del dolore dell’adulto e del bambino.

In Italia, come si legge nel Rapporto al Parlamento del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della legge suddetta, si stima siano oltre 30 mila i neonati/bambini/adolescenti con malattia inguaribile e/o terminale che hanno necessità di CPP. Molto è stato fatto con il DL.vo 38/2010 e con i successivi provvedimenti attuativi (condivisi e approvati in Conferenza Stato Regioni) che hanno definito modalità e modelli di cura di riferimento. Tuttavia le criticità evidenziate giustificano, scrivono gli autori del Rapporto, l’urgenza di cercare risposte concrete a bisogni specifici di salute con un approccio trasversale tra società, istituzioni e professionisti coinvolti.

 

 

Malattie croniche: più protetti con allenamento poco intenso ma prolungato

Dai Centri e Dipartimenti

Numero 04 – Giugno 2017

Malattie croniche: più protetti con allenamento poco intenso ma prolungato

Fare attività fisica a bassa intensità e a lunga durata è un’ottima strategia per prevenire le malattie cronico-degenerative. Gli esercizi descritti come weight-bearing exercises, infatti, possono proteggere dallo stress ossidativo e rinforzano le difese antiossidanti. Lo conferma un Rapporto ISTISAN che raccoglie una rassegna delle evidenze e delle conoscenze scientifiche sul ruolo dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie cronico degenerative e sottolinea l’importanza di uno stile di vita non sedentario. L’attività fisica, a seconda di come viene praticata, può essere più o meno di supporto per le malattie cronico-degenerative. Recenti ricerche hanno, infatti, evidenziato che gli esercizi descritti come resistance training exercises (allenamento con i pesi e di forza) promuovono un rischio maggiore di produzione di radicali liberi nei muscoli scheletrici attivando la formazione di lipidi e proteine ossidate. Inoltre, con un’attività intensa e di breve durata le conseguenze del danno ossidativo si ripercuotono, non solo sul muscolo scheletrico predisponendo alle lesioni traumatiche, flogistiche e da usura, ma anche su altri tipi di cellule e tessuti. In ogni caso l’esercizio fisico dovrebbe essere praticato fin dall’adolescenza. Infatti, il crescente numero dei bambini e adolescenti obesi, indica maggiormente la necessità di un regolare programma di attività fisica nelle scuole. L’importanza della attività fisica è stata anche evidenziata dall’OMS che stima che circa 1,9 milioni di decessi in tutto il mondo sono attribuibili alla inattività fisica e che almeno 2,6 milioni di morti sono dovuti al sovrappeso o all’obesità. Diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, dislipidemie, sovrappeso e obesità sono tra le malattie più invalidanti e mortali che interessano molti Paesi. Tra i fattori di rischio l’inattività fisica gioca un ruolo cruciale. L’attività fisica, al contrario fornisce vantaggi sia al singolo individuo, sia al Servizio Sanitario Nazionale riducendo l’ospedalizzazione e l’uso di farmaci. L’attività fisica, infatti, ha effetti positivi diretti sul metabolismo osseo ma, agendo anche sulle malattie cronico-degenerative, può aiutare a gestire indirettamente l’osteoporosi.

Farmacopea EU

Dai Centri e Dipartimenti

Medicinali a base di batteri e lieviti, consultazione UE per standard di qualità

Numero 03 – Maggio 2017

La Farmacopea Europea ha indetto una consultazione pubblica su tre nuove monografie che, per la prima volta in Europa, propongono standard armonizzati di qualità per i Live Biotherapeutic Products (LBPs), per i quali in ISS sono presenti gli esperti che rappresentano l’Italia nella Farmacopea Europea.

Si tratta di medicinali contenenti microrganismi vivi, come batteri o lieviti, che hanno un impatto positivo sulla salute e sulla fisiologia dell’ospite. Le specie più comuni tra i batteri sono: Lactobacilli, Bifidobacteria, alcune specie di Streptococco, Bacillus clausii, e tra i lieviti: Saccharomyces cerevisiae var boulardi. Anche se molti LBPs sono disponibili sul mercato europeo, mancano attualmente standard a livello europeo che ne garantiscano la qualità a protezione della salute e della sicurezza dei pazienti.

Sicurezza lavoro

 dai Centri e Dipartimenti

Sicurezza sul lavoro: al via test di un software per la prevenzione dei rischi

Numero 03 – Maggio 2017

Offrire supporto tecnico-scientifico per la prevenzione dei rischi da sostanze pericolose in tutti i luoghi di lavoro. E’ questo il contributo che l’Istituto Superiore di Sanità ha fornito per la realizzazione dell’applicazione OIRA (Online Interactive Risk Assessment) che l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro ha messo a punto e che è il risultato di un impegno di anni in cui l’ISS partecipato con propri esperti attraverso il Focal Point dell’Agenzia europea, composto da rappresentanti del Governo (Ministeri), delle parti sociali (datoriali e sindacali) e degli enti di ricerca (INAIL e ISS).

OIRA è dedicato alla valutazione di tutti i rischi presenti negli uffici fornendo ai datori di lavoro gli strumenti e le soluzioni necessarie per individuare, valutare e gestire tutti i rischi presenti. Grazie a questa applicazione, completamente gratuita, vengono offerti alle imprese i mezzi per realizzare la gestione dei rischi in modo adeguato e, quindi, per raggiungere l’obiettivo primario di rendere il luogo di lavoro più sicuro e più sano.

Per testare la sua efficacia, prima di renderlo completamente disponibile, è stata attivata una prima fase di sperimentazione a cui partecipano un ristretto numero di aziende, con una prima versione dedicata alle attività di ufficio. Gli esperti dell’ISS insieme a colleghi dell’INAIL e del Ministero del Lavoro, forniranno il supporto tecnico a distanza (Tutor) per agevolare la applicazione di tale strumento in fase di sperimentazione.

L’istituto partecipa dal 2001 al Focal Point per le competenze relative alla individuazione e valutazione dei rischi negli ambienti di lavoro per la presenza di agenti pericolosi chimici e biologici. Nel 2007, in particolare, in occasione delle campagna europea dedicata alla gestione della tutela della salute in presenza di disturbi muscoloscheletrici (DMS), l’ISS ha condotto una raccolta di Best Practices per la prevenzione e la gestione di tali patologie negli ambienti sanitari. La prossima campagna 2018/2020 verterà nuovamente sulla gestione del rischio chimico negli ambienti di lavoro e l’istituto già partecipa alla programmazione degli eventi correlati attraverso il Focal Point

 

CNS cordone

Dai Centri e Dipartimenti

Sangue cordone, nel 2016 nelle banche meno di mille nuove unità, serve rilancio

Numero 03 – Maggio 2017

Un numero di unità raccolte che da anni non cresce significativamente, a cui si aggiungono sempre meno unità bancate, cioè conservate nelle strutture sul territorio nazionale, e rilasciate per essere utilizzate dai trapiantologi. Dai dati  delle donazioni del sangue cordonale del 2016, raccolti dal Centro Nazionale Sangue (CNS) e dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) emerge la fotografia di un settore a cui serve un rilancio, ferma restando l’importanza di una fonte preziosa di staminali, che vengono utilizzate per  molte malattie, come le leucemie, in cui è necessario un trapianto di staminali.

Nel 2016 le 18 banche del cordone presenti su tutto il territorio nazionale hanno censito 14.661 unità di sangue di cordone ombelicale raccolte per trapianto allogenico, in calo di quasi tremila rispetto all’anno precedente, e 983 bancate, una cifra che dal 2007 non era mai scesa sotto le mille. In totale nelle varie strutture sono bancate circa 45mila unità, mentre dal 2007 sono oltre 1600 quelle rilasciate, nella quasi totalità dei casi per essere usate per trapianti di tipo allogenico da donatore non familiare.

“La raccolta del cordone subisce l’effetto delle nuove regole che dal 2012 richiedono che l’unità, per essere considerata idonea all’uso, contenga un numero più alto di cellule rispetto al passato – spiega Simonetta Pupella, responsabile dell’area medica del CNS -. Dall’altra negli ultimi anni si sta affermando l’utilizzo del cosiddetto donatore aploidentico, cioè un donatore che è parzialmente compatibile, di solito un genitore, possibile utilizzando farmaci che eliminano il rischio di rigetto. Le staminali da cordone rimangono però molto importanti, come risorsa aggiuntiva in alcuni casi, ad esempio per linee avanzate di trattamento quando gli altri trapianti non funzionano, e risorsa alternativa in chi non ha il donatore compatibile in famiglia o in registro. Ci sono poi una serie di ricerche molto promettenti sull’utilità di emocomponenti alternativi ricavati dal sangue cordonale, ad esempio i globuli rossi che possono essere usati per le trasfusioni nei neonati”.

E’ possibile donare il cordone, hanno ricordato i due centri in un recente documento, solo in caso di parto a termine e in assenza di complicazioni. La procedura non interferisce con le procedure del parto e non ha nessun effetto sulla salute del bambino, come dimostra anche il fatto che dal 1993, anno in cui si è iniziata la raccolta del sangue cordonale, nessuna reazione avversa è stata segnalata a carico dei neonati “donatori”. A fronte dei numeri degli ultimi anni, sottolinea Pupella, il sistema italiano va probabilmente ripensato. “Alcune banche hanno un numero molto basso di unità conservate – spiega –, bisogna trovare dei criteri per razionalizzarle, come già fatto da alcuni altri paesi. E’ molto importante però aumentare la raccolta, anche perché siamo una popolazione molto eterogenea dal punto di vista della compatibilità, e servono quindi molti campioni per garantire una probabilità alta di trovare un donatore compatibile”.

Siglato un Memorandum di intesa tra l’ISS e l’omologo coreano

Dai Centri e Dipartimenti

Siglato un Memorandum di intesa tra l’ISS e l’omologo coreano

Numero 03 – Maggio 2017

Genomica, oncologia, vaccini e malattie infettive sono alcune delle eccellenze su cui si svilupperà nei prossimi anni la collaborazione tra l’ISS e il Korean National Institute of Health (KNIH). Tra i due istituti è stato infatti siglato un Memorandum Of Understanding, che prevede lo scambio di conoscenze scientifiche e la mobilità dei ricercatori in ambedue i Paesi. Si tratta del primo documento siglato dal KNIH con una controparte europea, tappa di un percorso in cui l’ISS aspira ad assumere un ruolo di leader scientifico nel processo di avvicinamento tra Europa ed Estremo Oriente.
Il KNIH, nato nel 1972, si afferma nel panorama degli istituti nazionali di salute pubblica per l’alto livello di tecnologie e infrastrutture, nonché per l’efficiente gestione della biobanca nazionale, la più importante del continente asiatico. La Repubblica di Corea, meglio conosciuta come Corea del sud, ha avuto negli ultimi decenni un’imponente crescita economica e sociale tanto da divenire la 12esima potenza economica nel mondo e la quarta in Asia, dopo Cina, Giappone e India. E’ inoltre, uno dei Paesi più avanzati dal punto di vista tecnologico, grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo che superano il 4% del PIL.