Malattie croniche: più protetti con allenamento poco intenso ma prolungato

Dai Centri e Dipartimenti

 

Malattie croniche: più protetti con allenamento poco intenso ma prolungato

Fare attività fisica a bassa intensità e a lunga durata è un’ottima strategia per prevenire le malattie cronico-degenerative. Gli esercizi descritti come weight-bearing exercises, infatti, possono proteggere dallo stress ossidativo e rinforzano le difese antiossidanti. Lo conferma un Rapporto ISTISAN che raccoglie una rassegna delle evidenze e delle conoscenze scientifiche sul ruolo dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie cronico degenerative e sottolinea l’importanza di uno stile di vita non sedentario. L’attività fisica, a seconda di come viene praticata, può essere più o meno di supporto per le malattie cronico-degenerative. Recenti ricerche hanno, infatti, evidenziato che gli esercizi descritti come resistance training exercises (allenamento con i pesi e di forza) promuovono un rischio maggiore di produzione di radicali liberi nei muscoli scheletrici attivando la formazione di lipidi e proteine ossidate. Inoltre, con un’attività intensa e di breve durata le conseguenze del danno ossidativo si ripercuotono, non solo sul muscolo scheletrico predisponendo alle lesioni traumatiche, flogistiche e da usura, ma anche su altri tipi di cellule e tessuti. In ogni caso l’esercizio fisico dovrebbe essere praticato fin dall’adolescenza. Infatti, il crescente numero dei bambini e adolescenti obesi, indica maggiormente la necessità di un regolare programma di attività fisica nelle scuole. L’importanza della attività fisica è stata anche evidenziata dall’OMS che stima che circa 1,9 milioni di decessi in tutto il mondo sono attribuibili alla inattività fisica e che almeno 2,6 milioni di morti sono dovuti al sovrappeso o all’obesità. Diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, dislipidemie, sovrappeso e obesità sono tra le malattie più invalidanti e mortali che interessano molti Paesi. Tra i fattori di rischio l’inattività fisica gioca un ruolo cruciale. L’attività fisica, al contrario fornisce vantaggi sia al singolo individuo, sia al Servizio Sanitario Nazionale riducendo l’ospedalizzazione e l’uso di farmaci. L’attività fisica, infatti, ha effetti positivi diretti sul metabolismo osseo ma, agendo anche sulle malattie cronico-degenerative, può aiutare a gestire indirettamente l’osteoporosi.

Farmacopea EU

Dai Centri e Dipartimenti

 

Medicinali a base di batteri e lieviti, consultazione UE per standard di qualità

La Farmacopea Europea ha indetto una consultazione pubblica su tre nuove monografie che, per la prima volta in Europa, propongono standard armonizzati di qualità per i Live Biotherapeutic Products (LBPs), per i quali in ISS sono presenti gli esperti che rappresentano l’Italia nella Farmacopea Europea.

Si tratta di medicinali contenenti microrganismi vivi, come batteri o lieviti, che hanno un impatto positivo sulla salute e sulla fisiologia dell’ospite. Le specie più comuni tra i batteri sono: Lactobacilli, Bifidobacteria, alcune specie di Streptococco, Bacillus clausii, e tra i lieviti: Saccharomyces cerevisiae var boulardi. Anche se molti LBPs sono disponibili sul mercato europeo, mancano attualmente standard a livello europeo che ne garantiscano la qualità a protezione della salute e della sicurezza dei pazienti.

Sicurezza lavoro

 dai Centri e Dipartimenti

 

Sicurezza sul lavoro: al via test di un software per la prevenzione dei rischi

Offrire supporto tecnico-scientifico per la prevenzione dei rischi da sostanze pericolose in tutti i luoghi di lavoro. E’ questo il contributo che l’Istituto Superiore di Sanità ha fornito per la realizzazione dell’applicazione OIRA (Online Interactive Risk Assessment) che l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro ha messo a punto e che è il risultato di un impegno di anni in cui l’ISS partecipato con propri esperti attraverso il Focal Point dell’Agenzia europea, composto da rappresentanti del Governo (Ministeri), delle parti sociali (datoriali e sindacali) e degli enti di ricerca (INAIL e ISS).

OIRA è dedicato alla valutazione di tutti i rischi presenti negli uffici fornendo ai datori di lavoro gli strumenti e le soluzioni necessarie per individuare, valutare e gestire tutti i rischi presenti. Grazie a questa applicazione, completamente gratuita, vengono offerti alle imprese i mezzi per realizzare la gestione dei rischi in modo adeguato e, quindi, per raggiungere l’obiettivo primario di rendere il luogo di lavoro più sicuro e più sano.

Per testare la sua efficacia, prima di renderlo completamente disponibile, è stata attivata una prima fase di sperimentazione a cui partecipano un ristretto numero di aziende, con una prima versione dedicata alle attività di ufficio. Gli esperti dell’ISS insieme a colleghi dell’INAIL e del Ministero del Lavoro, forniranno il supporto tecnico a distanza (Tutor) per agevolare la applicazione di tale strumento in fase di sperimentazione.

L’istituto partecipa dal 2001 al Focal Point per le competenze relative alla individuazione e valutazione dei rischi negli ambienti di lavoro per la presenza di agenti pericolosi chimici e biologici. Nel 2007, in particolare, in occasione delle campagna europea dedicata alla gestione della tutela della salute in presenza di disturbi muscoloscheletrici (DMS), l’ISS ha condotto una raccolta di Best Practices per la prevenzione e la gestione di tali patologie negli ambienti sanitari. La prossima campagna 2018/2020 verterà nuovamente sulla gestione del rischio chimico negli ambienti di lavoro e l’istituto già partecipa alla programmazione degli eventi correlati attraverso il Focal Point

 

CNS cordone

Dai Centri e Dipartimenti

 

Sangue cordone, nel 2016 nelle banche meno di mille nuove unità, serve rilancio

Un numero di unità raccolte che da anni non cresce significativamente, a cui si aggiungono sempre meno unità bancate, cioè conservate nelle strutture sul territorio nazionale, e rilasciate per essere utilizzate dai trapiantologi. Dai dati  delle donazioni del sangue cordonale del 2016, raccolti dal Centro Nazionale Sangue (CNS) e dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) emerge la fotografia di un settore a cui serve un rilancio, ferma restando l’importanza di una fonte preziosa di staminali, che vengono utilizzate per  molte malattie, come le leucemie, in cui è necessario un trapianto di staminali.

Nel 2016 le 18 banche del cordone presenti su tutto il territorio nazionale hanno censito 14.661 unità di sangue di cordone ombelicale raccolte per trapianto allogenico, in calo di quasi tremila rispetto all’anno precedente, e 983 bancate, una cifra che dal 2007 non era mai scesa sotto le mille. In totale nelle varie strutture sono bancate circa 45mila unità, mentre dal 2007 sono oltre 1600 quelle rilasciate, nella quasi totalità dei casi per essere usate per trapianti di tipo allogenico da donatore non familiare.

“La raccolta del cordone subisce l’effetto delle nuove regole che dal 2012 richiedono che l’unità, per essere considerata idonea all’uso, contenga un numero più alto di cellule rispetto al passato – spiega Simonetta Pupella, responsabile dell’area medica del CNS -. Dall’altra negli ultimi anni si sta affermando l’utilizzo del cosiddetto donatore aploidentico, cioè un donatore che è parzialmente compatibile, di solito un genitore, possibile utilizzando farmaci che eliminano il rischio di rigetto. Le staminali da cordone rimangono però molto importanti, come risorsa aggiuntiva in alcuni casi, ad esempio per linee avanzate di trattamento quando gli altri trapianti non funzionano, e risorsa alternativa in chi non ha il donatore compatibile in famiglia o in registro. Ci sono poi una serie di ricerche molto promettenti sull’utilità di emocomponenti alternativi ricavati dal sangue cordonale, ad esempio i globuli rossi che possono essere usati per le trasfusioni nei neonati”.

E’ possibile donare il cordone, hanno ricordato i due centri in un recente documento, solo in caso di parto a termine e in assenza di complicazioni. La procedura non interferisce con le procedure del parto e non ha nessun effetto sulla salute del bambino, come dimostra anche il fatto che dal 1993, anno in cui si è iniziata la raccolta del sangue cordonale, nessuna reazione avversa è stata segnalata a carico dei neonati “donatori”. A fronte dei numeri degli ultimi anni, sottolinea Pupella, il sistema italiano va probabilmente ripensato. “Alcune banche hanno un numero molto basso di unità conservate – spiega –, bisogna trovare dei criteri per razionalizzarle, come già fatto da alcuni altri paesi. E’ molto importante però aumentare la raccolta, anche perché siamo una popolazione molto eterogenea dal punto di vista della compatibilità, e servono quindi molti campioni per garantire una probabilità alta di trovare un donatore compatibile”.

Siglato un Memorandum di intesa tra l’ISS e l’omologo coreano

Dai Centri e Dipartimenti

 

Siglato un Memorandum di intesa tra l’ISS e l’omologo coreano

Genomica, oncologia, vaccini e malattie infettive sono alcune delle eccellenze su cui si svilupperà nei prossimi anni la collaborazione tra l’ISS e il Korean National Institute of Health (KNIH). Tra i due istituti è stato infatti siglato un Memorandum Of Understanding, che prevede lo scambio di conoscenze scientifiche e la mobilità dei ricercatori in ambedue i Paesi. Si tratta del primo documento siglato dal KNIH con una controparte europea, tappa di un percorso in cui l’ISS aspira ad assumere un ruolo di leader scientifico nel processo di avvicinamento tra Europa ed Estremo Oriente.
Il KNIH, nato nel 1972, si afferma nel panorama degli istituti nazionali di salute pubblica per l’alto livello di tecnologie e infrastrutture, nonché per l’efficiente gestione della biobanca nazionale, la più importante del continente asiatico. La Repubblica di Corea, meglio conosciuta come Corea del sud, ha avuto negli ultimi decenni un’imponente crescita economica e sociale tanto da divenire la 12esima potenza economica nel mondo e la quarta in Asia, dopo Cina, Giappone e India. E’ inoltre, uno dei Paesi più avanzati dal punto di vista tecnologico, grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo che superano il 4% del PIL.

Riparte sorveglianza virus West Nile, sistema italiano funziona

Dai Centri e Dipartimenti

 

Riparte sorveglianza Virus West Nile, sistema italiano funziona

Nessuna trasmissione dell’infezione tramite trasfusioni, a fronte di 71 casi umani e 38 sacche infette ‘fermate’ prima che potessero essere trasfuse. La sorveglianza integrata della malattia da West Nile Virus in Italia funziona, e lo testimoniano, alla vigilia della ripresa del programma il prossimo maggio, le cifre per il 2016 presentate recentemente dal Centro Nazionale Sangue (CNS) ad un convegno della Società Italiana di Immunoematologia (Simti).

Il sistema applicato dall’Italia già dal 2015 prevede una sorveglianza integrata che parte dagli animali per arrivare al sangue donato. Il sistema è uno dei più avanzati al mondo, conferma Simonetta Pupella, che coordina l’Area sanitaria del CNS. “Il virus West Nile, che in Italia circola dal 2008, va monitorato con attenzione per diverse ragioni – sottolinea -. L’infezione è asintomatica nell’80% dei casi in persone sane, mentre se la contrae un paziente che riceve una trasfusione, spesso immunodepresso, ha un maggiore rischio di sviluppare la malattia  infettiva da WNV nella sua forma neuroinvasiva. Inoltre non ci sono terapie specifiche disponibili, e manca anche un vaccino per l’uso umano, mentre c’è per gli equidi. Il nostro sistema di sorveglianza è tra i più avanzati al mondo, ed è osservato con attenzione ad esempio negli Usa, dove il problema è molto sentito”.

La sorveglianza nel dettaglio prevede, nel periodo estivo-autunnale, il campionamento sistematico delle zanzare (quelle del genere Culex sono il vettore principale) alla ricerca del virus, e viene fatta su base provinciale con il territorio diviso in griglie di lato massimo di 20 chilometri. Quando viene dimostrata la circolazione virale scatta anche lo screening sui donatori di sangue nelle provincie interessate, mentre a livello nazionale si chiede ai donatori che hanno soggiornato nelle zone colpite di attendere per 28 giorni dal rientro dalla zona a rischio. “Questo sistema da una parte è dispendioso per gli enti locali – sottolinea Pupella – ma dall’altra permette di iniziare lo screening sul sangue solo nel momento in cui si trova il virus, e non all’inizio della stagione, e questo permette di risparmiare”.

Nel 2016 il virus è stato trovato nelle regioni della Pianura Padana, in Lazio e Toscana, in Sardegna e nella parte occidentale della Sicilia. “Ci sono altre aree del paese che per caratteristiche geografiche e climatiche potrebbero ospitare il virus – sottolinea Pupella – ma fino ad oggi la sua circolazione non è stata rilevata. In queste stesse aree non è adottato il sistema di sorveglianza integrata ormai consolidato nelle regioni del bacino padano”.

 

Alcol, nuove Linee Guida UE con contributo ISS: soglie più basse per ridurre i rischi

Dai Centri e Dipartimenti

 

Alcol,  nuove Linee Guida UE con contributo ISS: soglie più basse per ridurre i rischi

Ridurre i danni causati dall’alcol e attivare programmi di prevenzione. E’ questo l’obiettivo delle Linee Guida realizzate dalla Joint Action RARHA (Reducting Alcohol Related Harm) costituita da rappresentati degli Stati membri e rappresentata per l’Italia dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, il quale presenterà il 12 aprile, nell’ambito dell’Alcohol Prevention Day, il nuovo rapporto sul consumo di bevande alcoliche in Italia.

Le Linee Guida sono uno strumento di salute pubblica presentato in Commissione Europea per condividere indicazioni condivise da rivolgere soprattutto ai consumatori per favorire il diritto a scelte informate sui rischi connessi al consumo di alcol.

Numerose le evidenze raccolte. La maggior parte delle linee guida sono espresse in grammi di alcol puro al giorno da non superare, separatamente per uomini e donne. Pur in presenza di un consumo “a basso rischio” medio giornaliero da non superare che varia tra gli Stati Membri dai 20 ai 48 grammi di alcol puro per gli uomini e dai 10 ai 32 g per le donne, si è registrata una recente convergenza verso valori condivisi di 10 e 20 grammi rispettivamente per femmine e maschi.

Nei 20 paesi ove sono disponibili linee guida per evitare il consumo episodico eccessivo (binge drinking), non esistono ancora definizioni comuni che risultano comprese in un intervallo tra i 30 ed i 84 grammi di alcol puro.

Le Linee Guida consigliano (in 25 su 31 paesi) alle donne in gravidanza di limitare il consumo di alcol e, nella maggior parte dei casi, di astenersi completamente dall’assumere alcol.

I livelli massimi di concentrazione di alcol nel sangue consentiti alla guida sono la misura più comunemente usata per ridurre il rischio di danni alcol-correlati in Europa e quella più armonizzata a livello comunitario. In linea con le raccomandazioni della Commissione Europea, il limite di tasso alcolemico per tutti i conducenti è 0,5 g/l, un limite inferiore è comunemente indicato in numerosi Stati Membri per i conducenti giovani o inesperti (0,2 g/l) e per i conducenti professionali o commerciali (0,2 g/l).

Le attività dell’ISS svolte in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno inoltre consentito la produzione e traduzione italiana di un manuale indirizzato principalmente ai policy-maker che operano nei ministeri o che sono responsabili, a livello regionale o locale, dello sviluppo di strategie e piani d’intervento per ridurre il danno alcol-correlato.

ISS, al via MoRoNet la Rete Nazionale di Laboratori di Riferimento per il morbillo e la rosolia

Dai Centri e Dipartimenti

 

ISS, al via MoRoNet la Rete Nazionale di Laboratori di Riferimento per il morbillo e la rosolia

Nasce MoRoNet, la Rete coordinata dal Laboratorio Nazionale di Riferimento (LNR) per il morbillo e la rosolia dell’Istituto Superiore di Sanità per rispondere agli standard chiesti dall’OMS relativi alla sorveglianza di laboratorio per le due malattie.

La costituzione di MoRoNet, ufficializzata in un convegno all’ISS – a cui partecipano Ministero della Salute, Commissione di Verifica Nazionale e dei responsabili dei Servizi di Prevenzione e dei Laboratori di Riferimento Regionali – avviene nell’ambito delle azioni previste dal Piano di Eliminazione per Morbillo e  Rosolia, malattie ancora causa di decessi in Europa e per le quali l’OMS ha previsto l’eradicazione,  del Ministero della Salute “Verso l’eliminazione di morbillo e rosolia: realizzazione di una rete di laboratori sub-nazionali (MoRoNet) coordinata dal Laboratorio di Riferimento Nazionale – OMS”.

L’Italia quindi si appresta a dotarsi dell’ausilio di un sistema di sorveglianza sensibile e specifico, in grado di rilevare e identificare tempestivamente i casi e i focolai di morbillo e rosolia, nonché essenziale per monitorare l’efficacia dei programmi di vaccinazione.

Obiettivo di MoRoNet è, infatti, assieme al raggiungimento delle coperture vaccinali previste dal Piano di Eliminazione, quello di far sì che il nostro al Paese possa raggiungere l’eliminazione definitiva di morbillo e rosolia.

Centro Nazionale per la Salute Globale

Centri

 

Centro Nazionale per la Salute Globale

Stefano Vella. La nostra ricerca contro le diseguaglianza in salute

Combattere le disuguaglianze di salute in Italia e nel Mondo e garantire accesso universale alle cure per le categorie più vulnerabili, marginalizzate e fragili. E’ questo il concetto intorno al quale è nato il nuovo Centro Nazionale per la Salute Globale, un’area emergente di studio, ricerca e azione, orientata al miglioramento della salute di tutta l’umanità. Le diseguaglianze di accesso alla salute e ai servizi sanitari, infatti, non riguardano soltanto le cosiddette “malattie della povertà” come AIDS, tubercolosi e malaria e le malattie neglette, ma tutte le malattie dell’uomo, molte delle quali prevenibili e curabili, poiché comuni sono gli aspetti strutturali, sociali e politici, i diritti negati, la discriminazione di genere, e le ragioni economiche alla base delle diseguaglianze, sia che si tratti di Paesi poveri sia che si tratti di Paesi ricchi.
Le attività del Centro comprendono la ricerca fondamentale, clinica e traslazionale su terapia e prevenzione delle malattie, la ricerca operazionale, che studia il “come” applicare le scoperte della biologia e della medicina a tutti coloro che ne hanno bisogno, le attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, la ricerca sui sistemi sanitari, la collaborazione con le organizzazioni internazionali, le attività di formazione, advocacy e networking.
Il Centro collabora con le Organizzazioni delle Nazioni Unite che si occupano di salute (OMS, UNDP, WORLD BANK, UNAIDS, UNICEF, UNICHRI), con le grandi Istituzioni nazionali (Ministero della Salute, Agenas, AIFA) e internazionali, come il Global Fund, con le organizzazioni non governative, con le comunità e le associazioni di pazienti, con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo e il Ministero Affari Esteri, con le strutture che fanno ricerca sulla Salute a livello Nazionale, Europeo e Internazionale, e con le tante competenze presenti all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità.

Leggi il curriculum

Centro Nazionale Malattie Rare

Centri

 

Centro Nazionale Malattie Rare

Domenica Taruscio. Insieme ai pazienti per una rete di ricerca e di cura

Ricerca traslazionale, prevenzione delle malformazioni e malattie rare, ricerca della qualità delle cure, individuazione della diagnosi precoce, promozione e integrazione della rete nazionale delle malattie rare nell’ambito delle reti di riferimento europee. Sono queste le attività strategiche che rendono il Centro Nazionale Malattie Rare un riferimento internazionale. Attraverso il Registro il Centro rileva i casi sul territorio nazionale e ha l’obiettivo di fornire le basi scientifiche per intraprendere azioni di sanità pubblica a livello del Sistema Sanitario Nazionale.
Il Centro svolge sia ricerca sperimentale, dalle basi molecolari delle malattie agli aspetti traslazionali, su selezionate patologie rare, che ricerca in sanità pubblica, anche in collaborazione con centri di eccellenza nazionali e internazionali.
Realizza attività di ricerca epidemiologia e socio-sanitaria. Si occupa della formazione degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale, di promuovere la qualità delle diagnosi e delle cure e partecipa allo sviluppo dei programmi comunitari e internazionali sulle malattie rare.
Svolge, inoltre, attività di controllo esterno di qualità di test genetici e biochimici eseguiti da laboratori pubblici nazionali per assicurarne la validità, l’accuratezza, la precisione, la riproducibilità a scopo diagnostico.
Tra gli obiettivi del Centro Nazionale Malattie Rare vi è prevenzione primaria e secondaria delle malattie rare e la riduzione del ritardo diagnostico, anche mediante il coordinamento della rete internazionale delle malattie senza diagnosi. Inoltre, il Centro promuove l’inclusione sociale dei pazienti. Le numerose Associazioni di persone con malattie rare, infatti, sono un importante punto di riferimento per il confronto e lo scambio di esperienze e hanno un ruolo determinante per i pazienti e per le loro famiglie. Il Centro ha instaurato con le Associazioni numerose e proficue collaborazioni su vari progetti. In particolare, ha realizzato diversi studi per valutare l’accessibilità ai servizi sociosanitari, la qualità dell’assistenza e della vita nelle persone con malattia rara e nei loro familiari.
Molti gli obiettivi strategici per il prossimo triennio. Innanzitutto lo studio dei meccanismi patogenetici delle malattie rare senza diagnosi, ma anche la messa a punto a livello nazionale dello screening neonatale delle malattie metaboliche ereditari. Infine il rafforzamento del Registro Nazionale come asse portante delle attività clinico-epidemiologiche sulle malattie rare e la promozione dell’integrazione delle rete nazionale con le reti di riferimento europee.

Leggi il curriculum