Porte aperte all’ISS contro la pseudoscienza

Porte aperte all’ISS contro la pseudoscienza

Perché la notte dei ricercatori? Perché aprire le porte dell’Istituto e dei suoi laboratori per una notte intera? Non è stato uno sforzo organizzativo facile ma lo abbiamo creduto necessario, importante.

Aprire le nostre porte in una notte dedicata alla ricerca significa testimoniare di essere parte di una comunità civile che dialoga con i cittadini ai quali la sua scienza è dedicata.

Mai come oggi questo è un evento importante, mai come oggi che fake news e pseudoscienza invadono il web e molta cattiva informazione minaccia di danneggiare le scelte  che i cittadini fanno in tema di salute è  necessario spiegare quali siano gli strumenti scientifici e quali obiettivi abbiano.

Abbiamo aderito alla notte europea dei ricercatori perché va esattamente nella direzione in cui vuole andare questo istituto oggi: essere cioè un luogo anche culturale, uno spazio che produce conoscenza, in grado di parlare oltre che di ricerca anche del suo metodo che è, innanzitutto, un modello culturale.

Abbiamo costruito diciotto mostre e circa cinquanta eventi, comprese undici visite guidate nei nostri laboratori. Tutto in una notte. Parlano si di ricerche specifiche ma in ognuna di esse è contenuto un tema, un interrogativo più grande che attraversa le domande a cui dovranno rispondere gli uomini del ventunesimo secolo, per spiegare un altro tassello del mondo come da sempre ha fatto l’umanità da quando ha cominciato a rappresentare il mondo.

Cosa danneggia il DNA? Quale ruolo gioca l’ambiente e quale i nostri geni? Come si studia la risposta immunitaria a virus e batteri e come questa conoscenza si traduce in una ricerca per formulare una terapia. Quali sono le frontiere dell’oncologia e con quali meccanismi le cellule tumorali dialogano con quelle immuni o cosa siano le microspie ottiche che ci consentono di “spiare” i processi che si verificano nelle cellule e negli organismi per poterli governare sono solo alcune delle mostre aperte la notte del 29 settembre.

Mostrare tutto questo, cercare una formula fruibile per mostrarlo al pubblico non è stato semplice. È uno sforzo per il quale ringrazio sinceramente gli organizzatori perché alla salute dei cittadini si contribuisce anche e soprattutto con la conoscenza, l’unica vera arma in grado di orientarci nelle scelte capaci di farci guadagnare salute.

Riparte l’organismo per i marchi CE, nuove competenze per le sfide europee

Riparte, da un decreto del Ministero della Salute, la struttura pubblica italiana che rilascia, per il mercato nazionale ed estero, le certificazioni di conformità alla direttiva europea. L’Organismo Notificato dell’Istituto Superiore di Sanità rilascerà il marchio CE per i dispositivi medici dopo un lungo processo di valutazione richiesto per la prima volta a tutti i Paesi dell’Unione dal Regolamento 920/2013 della Commissione Europea.

È stato proprio grazie al processo di riforma che ha attraversato l’Istituto che è stato possibile rinnovare, potenziare e consolidare il nostro impegno in questo importante e delicato ambito che è la certificazione di conformità europea.

Per ottenere infatti le credenziali richieste è stata necessaria una profonda revisione della vecchia struttura, le cui competenze, oltre ad essere state ampliate come richiesto dal Regolamento relativo alla designazione e alla sorveglianza degli Organismi Notificati, sono state ampliate e riunite in Istituto in una struttura unica.

Siamo particolarmente orgogliosi della conclusione di questo processo che è stato particolarmente rigoroso e selettivo e che ha visto il vecchio Organismo Notificato trasformarsi in una struttura complessa che ormai conta circa un centinaio di persone al suo attivo con nuove competenze secondo le richieste del regolamento europeo. Per rispondere, infatti, alle richieste comunitarie, che richiedevano nel team di valutazione anche esperti clinici, è stato concluso un accordo con l’Università di Tor Vergata per l’inclusione di alcuni clinici di riferimento dell’ospedale che sono, di fatto, incardinati nella nostra struttura e lavorano in staff con noi.

Un’unità di obiettivi e di competenze e una struttura raddoppiata anche grazie all’ottimizzazione del personale sparso in tre diverse strutture che ha permesso di trasformare un’unità operativa di circa quaranta persone in una struttura complessa dotata di una squadra di circa cento persone che ci ha permesso di superare un esame difficile che ha premiato oltre che una singola struttura anche l’idea che stava alla base del nostro processo di riforma di questo complesso Ente.

Il nuovo Organismo Notificato è pronto quindi ad affrontare anche la nuova sfida rappresentata dai Regolamenti 2017/745 sui dispositivi medici e 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in conformità alle nuove disposizioni normative.

Con un altro importante obiettivo: un ulteriore sviluppo, innanzitutto per il mercato nazionale, di un settore, quello del medicale, da sempre caratterizzato da una forte innovazione che è un volano importante per economia e occupazione.

Decreto Vaccini, la via dell’obbligatorietà è oggi necessaria

Editoriale

Decreto vaccini, la via dell’obbligatorietà oggi è necessaria. Lo confermano anche i nuovi dati di copertura del Veneto di Walter Ricciardi

 

I dati di copertura vaccinale del 2016, appena pubblicati dal Ministero della Salute, mettono in evidenza che poca strada è stata fatta per risalire la china delle coperture vaccinali in Italia.

Escluso il recupero di vaccinazioni come il meningocco B e C, fondato prevalentemente sulle emozioni suscitate dalle recenti discussioni mediatiche, la cultura della vaccinazione stenta ad affermarsi nel nostro paese nel suo significato più profondo e cioè quello della prevenzione e della tutela della salute di tutti.

Soprattutto le vaccinazioni obbligatorie, infatti, si arrestano su una soglia di copertura che resta critica per la tutela della Salute Pubblica futura. Basti pensare che solo 6 regioni riescono a superare la soglia di sicurezza (95%) e 8, invece, sono addirittura sotto il 93% ma per tutte le altre restano differenze significative tra regione e regione che testimoniano ancora di più, se ce ne fosse bisogno, l’importanza di un indirizzo unico per tutto il Paese in materia di prevenzione primaria.

Ed è proprio l’analisi approfondita di questi dati a dimostrare la necessità delle misure urgenti espresse dal recente decreto che impone l’obbligo della vaccinazione a tutti i bambini a meno di specifiche e certificate controindicazioni. Un’esigenza che riguarda anche regioni virtuose come il Veneto dove nel 2007 è stato sospeso l’obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un’adesione consapevole all’offerta vaccinale. Questo sistema, però, non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale. Tuttavia, la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia è superiore di quasi due punti rispetto al resto d’Italia ma comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell’eliminazione del morbillo. Se questo, infatti, accade nel contesto di una regione dove pure c’è un’offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c’è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato.

Il Veneto, inoltre, risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni. A differenza del resto d’Italia dove il recupero nella stessa fascia temporale avviene con percentuali intorno al 18%.

Rendere obbligatori tutti i vaccini in questo contesto serve a fare chiarezza perché le vaccinazioni sono tutte importanti dappertutto e tutte insieme rappresentano un atto di responsabilità verso la salute pubblica.

Siamo tutti convinti, come è negli obiettivi della Legge, che è auspicabile favorire un’adesione volontaria e che bisognerà lavorare per promuoverla soprattutto attraverso una corretta informazione. La situazione attuale, però, è ormai ferma da troppo tempo e non si può rischiare oltre. Serve dare indicazioni precise e regole certe. La priorità, adesso, è raggiungere la soglia di sicurezza per tutti.

 

Un decreto affida all’ISS la responsabilità dei Registri di sorveglianza sulla salute

Editoriale

 

Un decreto affida all’ISS la responsabilità dei Registri di sorveglianza sulla salute
Ricciardi: “Passaggio epocale che sottolinea ruolo Istituto”

 

Tutti gli aspetti rilevanti della salute, dalle malattie infettive al tabagismo alle interruzioni di gravidanza, avranno finalmente dei sistemi di sorveglianza e dei registri sistematici, quasi tutti sotto la responsabilità dell’Istituto Superiore di Sanità. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM “Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie, in attuazione del Decreto legge n. 179 del 2012”, a cui avevamo cominciato a lavorare sin dai primi mesi del commissariamento, rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato e stabile.
Il decreto individua 31 sistemi di sorveglianza, in buona parte sotto l’egida dell’ISS mentre alcuni fanno capo al Ministero della Salute, e 15 registri di patologia di rilevanza nazionale. I sistemi e i registri serviranno a garantire prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione sanitaria, verifica della qualità delle cure, valutazione dell’assistenza sanitaria e di ricerca scientifica in ambito medico, biomedico ed epidemiologico. Sono interessati dal provvedimento molti degli argomenti protagonisti delle cronache di questi giorni, dalle malattie prevenibili con i vaccini ai patogeni resistenti agli antibiotici alle patologie legate agli stili di vita. In alcuni casi, come l’endometriosi o la talassemia e le altre coagulopatie, i registri saranno la prima occasione per censire pazienti di cui finora avevamo solo stime di prevalenza, che non ci mettevano in condizione di avere una programmazione efficiente delle risorse, che ad esempio nel caso dei talassemici rappresentano il 10% di tutto il sangue donato nel paese. Finalmente con i registri sarà possibile avere una raccolta sistematica di dati anagrafici, sanitari ed epidemiologici, trattati secondo le norme che garantiscono la privacy. Il decreto stabilisce rigidamente il tipo di dati che si possono raccogliere, chi può averne accesso e le misure per garantirne la sicurezza, esigenza indispensabile come dimostrano gli allarmi per attacchi informatici di questi giorni, che non a caso hanno avuto tra i bersagli primari proprio le strutture sanitarie.
Questa attività di sorveglianza identifica ancora di più e ancora una volta l’istituto con la sua missione di tutela della salute pubblica, ed è uno dei più importanti risultati ottenuti nel contesto della riorganizzazione.

Tre giorni di festa per l’ISS, un anniversario che guarda al futuro

Editoriale

 

Tre giorni di festa per l’ISS, un anniversario che guarda al futuro

di Walter Ricciardi

Tre giorni per celebrare l’Istituto, ma anche tre giorni per viverlo e raccontare la sua storia nello specchio del presente e del futuro, di un avvenire in cui perduri la sua memoria migliore, quella custodita nel museo costruito nel Giardino d’Inverno, in una delle nostre sale più belle, che inaugureremo alla fine delle celebrazioni il 21 aprile prossimo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il museo dell’ISS è inserito in un più vasto progetto di diffusione di musei della scienza che sono testimonianza ma anche strumento attivo di diffusione della cultura scientifica in chiave moderna e digitale. Un museo che spiega contemporaneamente come la costruzione del sapere abbia sempre fatto parte dei percorsi di studio e sviluppo della sanità pubblica ma che sia anche un luogo in cui imparare le coordinate in cui si sviluppa questo sapere a partire dallo sfatamento dei falsi miti e della pseudoscienza a cui una sezione di questo museo è dedicata.

E a guardarlo questo museo si capirà di quante anime è composto l’Istituto, da quella che riflette sulla storia della scienza e sui suoi fondamenti fino a quella che più di tutte dà il carattere a questa complessa personalità ed è quella del servizio alla collettività, della scienza a servizio dell’uomo, della ricerca pensata per contrastare le malattie, per alleviare il dolore, per contribuire al benessere collettivo e che inizia proprio con la costruzione dell’Istituto e la definizione della sua prima missione.

Una storia scientifica che è anche una storia sociale. Che è fatta di libri e di provette, ma anche di sfide di politica sanitaria e, oggi, sempre più, anche economica.

Tre giorni, dunque, dal 19 al 21 aprile, per riflettere su questa grande istituzione, per capire chi eravamo e verso cosa ci stiamo evolvendo.

Per comprendere e sottolineare il complesso ruolo che giochiamo nello scacchiere della salute pubblica, nella rete di agenzie sanitarie, con cui collaboriamo e operiamo incidendo sugli scenari del futuro della salute degli italiani.

Tre giorni in cui abbiamo scelto di far raccontare l’Istituto dai suoi compagni di viaggio e così nella sua aula più famosa, l’aula Pocchiari, siederanno rappresentanti scientifici italiani e stranieri che ripercorreranno le tappe di collaborazioni presenti passate e future. Il primo giorno toccherà alle università e alle istituzioni scientifiche italiane e il secondo giorno sarà invece riservato alle voci internazionali come l’OMS, partner storica dell’ISS e altre agenzie internazionali.

Saranno giorni anche di festa, la festa di questo glorioso Istituto dove hanno abitato premi Nobel come Chain, Bovet e Montalcini che ritroveremo nel museo a raccontarci, proprio loro, pezzi di questa straordinaria storia che è anche un pezzo importante di storia del nostro paese.

Una storia che è futuro perché con queste radici non si può che andare avanti e crescere insieme alla conoscenza per fare in modo che diventi sempre più un bene comune.

Due milioni l’anno di recupero costi-benefici da reinvestire in salute

Editoriale


Due milioni l’anno di recupero costi-benefici da reinvestire in salute
di Angelo Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità

Non è stata solo un’operazione di maquillage quella che ha ridefinito il profilo dell’Istituto Superiore di Sanità negli ultimi due anni, ma una vera e propria ristrutturazione che ha allocato ruoli e risorse con l’obiettivo di consegnare al Sistema Sanitario Nazionale una macchina efficiente e funzionale ai bisogni sempre più complessi della medicina e della sanità. Una prima grande operazione è stata quella di integrare le competenze tanto che a fronte di un aumento delle strutture, in particolare dei Centri, aumentati anche in funzione delle nuove competenze, si è avuta una forte contrazione dei Reparti interni, più che dimezzati evitando duplicazioni di strutture nelle quali si erano disperse risorse umane ed economiche.
Un disegno nuovo che ha molti punti di flessibilità. Se nelle aree dipartimentali l’attività verte sui grandi temi della sanità con obiettivi triennali, i Centri si caratterizzano come strutture più agili, maglie di una rete nazionale e internazionale che diventano punti di riferimento operativo del Sistema sanitario Nazionale. Un’operazione, questa, che ci ha consentito di pensare l’Istituto non solo in sinergia con le istituzioni sanitarie nazionali e con i grandi network internazionali ma anche con sé stesso.
I nuovi Centri, per esempio, come quelli che si occupano della qualità dell’innovazione, dell’eccellenza clinica e della sicurezza delle cure, della valutazione delle tecnologie e dei servizi sanitari o della telemedicina, attraversano trasversalmente il cuore di tutte le attività dell’Istituto e ne supportano missione e obiettivi. Questa nuova organizzazione, con la quale sono stati eliminati 73 reparti implica una sinergia interna che potrà essere realizzata grazie al personale dell’Istituto che è stato uno dei punti di forza su cui abbiamo disegnato questa riforma.
La nuova organizzazione coniugata all’ elevata competenza delle persone che lavorano per l’Ente, sia sul piano scientifico che amministrativo, permetterà un recupero in termini di costi/benefici di circa due milioni l’anno che potrà essere reinvestito nella ricerca per migliorare percorsi diagnostici e terapeutici a vantaggio della salute collettiva. Nell’aver ripensato il modello dell’Istituto abbiamo inoltre cercato di disegnare alcune strutture a servizio della valorizzazione del patrimonio di conoscenze e della produzione scientifica dell’ISS pensandole in un contesto economico-produttivo.
La struttura del Grant Office, per esempio, assisterà i ricercatori nel reperimento dei bandi di ricerca e supporterà i percorsi di brevettazione e di tutela della proprietà intellettuale. Oggi, infatti, l’Istituto dispone di 78 brevetti e di 53 di questi condivide la titolarità con altri enti di ricerca o società e riguardano prodotti come per esempio tecnologie per malattie infettive, tecnologie oncologiche, vaccinali o nuovi biomarker diagnostici. La strada intrapresa è quella di creare strumenti e reti in grado di trasformare competenze e conoscenze in nuove tecnologie e di competere con strumenti moderni, compresi nuovi modelli d’impresa come spin-off, per trasferire le conoscenze e trasformarle in prodotti di salute e in opportunità anche di crescita economica non solo per l’Istituto che può così moltiplicare il suo impegno nella tutela della salute ma anche per il Paese che ha bisogno dell’innovazione per competere in Europa e nel mondo.
Un percorso, questo, che costruisce un ponte per far camminare la ricerca sui binari della realizzazione in salute e che richiede, quando è possibile, e attraverso regole chiare, un’alleanza con il mondo produttivo in modo che a contribuire alla crescita e allo sviluppo possa essere tutto il Paese senza che vengano tralasciate risorse. Si tratta solo di saperle utilizzare con rigore e con l’obiettivo del bene comune. E se, come diceva Teller agli inizi del secolo, la scienza di oggi è la tecnologia di domani, è necessario lavorare, soprattutto in medicina, perché il tempo sia un domani il più possibile prossimo e perché dei risultati della scienza possano usufruirne tutti.

Le principali entrate da finanziamenti progetti di ricerca, previsione 2017
Finanziatori Finanziamenti (Euro)
Ministero della Salute 9.294.776
Istituzioni europee 9.050.176
Ricerca finalizzata 8.845.593
Istituzioni italiane (Pres.Consiglio, Regioni, Province ecc..) 3.219.009
Altri ministeri 2.646.321
Istituzioni sociali 1.547.474
Enti di ricerca (Università, Izs, Irccs ecc..) 1.383.288
Società private 829.133

Un nuovo Istituto per i nuovi bisogni di salute

Editoriale


Un nuovo Istituto per i nuovi bisogni di salute
di Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

Al termine di un complesso processo di riorganizzazione, il riordino dell’Istituto Superiore di Sanità è finalmente giunto ai nastri di partenza e in perfetto orario. Tradizione e innovazione sono le parole chiave con cui abbiamo cercato di ridisegnare il volto dell’Ente, cercando di custodire storia e valori, ma guardando al futuro, ai nuovi contesti in cui si creano i nuovi bisogni sanitari e si costruisce nuova conoscenza e sviluppo.

Il più grande Istituto di Sanità Pubblica del nostro Paese si compone oggi di 16 Centri Nazionali 6 dipartimenti ed un Organismo Notificato che affiancano il Servizio Sanitario Nazionale e tutte le Istituzioni nel tutelare la salute dei cittadini attraverso attività di ricerca, ma anche di controllo, consulenza e valutazione dei rischi, sorveglianza delle patologie, formazione ed orientamento delle politiche sanitarie su evidenze scientifiche per la migliore efficacia e efficienza dell’intero Sistema. Ed è anche grazie all’alta competenza del suo personale, coniugata a un forte spirito di servizio che, secondo gli ultimi dati, nel 2015 sono stati effettuati su mandato istituzionale oltre 12.000 interventi tra pareri, controlli e valutazioni a tutela della salute degli italiani.

E se l’evidenza scientifica sarà il filo conduttore, lo spirito da cui saranno guidate tutte le attività dell’Istituto, l’altra chiave strategica sarà l’internazionalizzazione.
Abbiamo pensato un Istituto in rete, la stessa sulle quali cammina oggi la crescita della conoscenza, impensabile se non in termini di scambio e di condivisione. Ed è in questa rete, che è anche sfida e competizione, che abbiamo pensato di far correre il nuovo Istituto, che oggi ha un ufficio a Bruxelles, dove rafforza e moltiplica presenza e autorevolezza.

Ma è in prima istanza ai bisogni sanitari del Paese che l’Istituto è chiamato a rispondere, un Paese dove raddoppieranno nei prossimi venti anni i malati di Alzheimer e dove i tumori e le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, ed è chiamato a farlo attraverso una ricerca che si traduce in diagnosi e cura, ma anche attraverso l’elaborazione di sistemi che ottimizzino l’assistenza e rendano più efficiente il Sistema Sanitario. E così accanto ai Dipartimenti tradizionali come neuroscienze, malattie infettive, sicurezza alimentare, oncologia, ambiente o quello dedicato alle malattie cardiovascolari sono stati creati un Centro di Valutazione delle tecnologie sanitarie, uno per quelle innovative in Sanità Pubblica e un Centro Nazionale per l’eccellenza clinica la qualità e la sicurezza delle cure in modo da fornire indicazioni per supportare le scelte di ciò che è realmente efficace evitando sprechi e dispersioni di energie umane e finanziarie.
Se ricerca e controllo sono il cuore dell’attività dell’Istituto non mancano però alcuni canali diretti con i cittadini che negli ultimi anni si sono rafforzati. I telefoni verdi, aperti tutti i giorni, rispondono a tutti coloro che hanno bisogno di un orientamento, si pensi al fumo e alle malattie a trasmissione sessuale che nell’ultimo anno hanno evaso dalle 500 alle 1000 chiamate al mese per indirizzare i cittadini su queste tematiche.

E i cittadini sono i destinatari principali e diretti anche della ricerca dell’Istituto che in questo suo nuovo assetto sottolinea ancora di più la sua vocazione a quella traslazionale, quella da trasferire al letto del paziente. È una ricerca, quella dell’Istituto, indipendente che gode di un finanziamento che rimane prevalentemente istituzionale. Nel 2017, infatti, il Ministero della Salute, attraverso la ricerca finalizzata, i progetti CCM e i progetti vincolati contribuirà da solo per circa la metà del finanziamento con circa 18.000.000 di euro, altri 9.000.000 di euro provengono da progetti europei, mentre la partnership pubblico-privato, sempre nell’anno in corso, prevede che giunga un contributo crescente, un’apertura che è possibile nell’ambito di obiettivi in cui ci sia un’alleanza per la salute pubblica e di regole di trasparenza previste dal nuovo Codice etico di cui si è dotato l’Istituto. Per un totale di finanziamento in progetti di ricerca di oltre 35 milioni di euro per progetti di ricerca.
Alla crescita della conoscenza deve corrispondere però la sua diffusione, poiché alla costruzione della salute oggi più che mai siamo chiamati a contribuire tutti. La lotta alle malattie non si può fare solo con i farmaci perché è troppo costosa e non riesce sempre a elevare il livello di qualità della vita. Si fa anche e prima di tutto con la prevenzione e la promozione della salute a cui abbiamo dedicato un Centro. Ma la difesa della salute è anche cultura e uno dei nostri impegni, nel futuro dovrà necessariamente essere quello di fare in modo che le acquisizioni della conoscenza non siano un cumulo di pietre ma, in un sistema complesso che coinvolge i cittadini, diventino delle vere e proprie case in cui abitare una vita sana.

Anno 2015
Attività Tipo attività Q.ta
Esperti ISS in commissioni 1041 (4998 giorni)
Controlli Non tariffate 5.601
Ispezioni Non tariffate 148
Pareri Non tariffate 1.276
Valutazioni Non tariffate 5.224
CVP (controlli, valutazioni, pareri) Tariffate 3.454
Telefonate 2016
Telefono Verde HIV/AIDS/IST 13.780
Telefono Verde Fumo 7.321
Telefono Verde Malattie Rare 2500

Editoriale

Editoriale

Otto marzo, la salute delle donne ci sta a cuore
di Walter Ricciardi

Il primo numero di AllIss, la nuova newsletter dell’Istituto Superiore di Sanità, non poteva che avere la salute della donna come argomento centrale, e non solo per la data di pubblicazione. L’impegno dell’Istituto per l’’altra metà del cielo abbraccia infatti diversi campi, e non si limita all’istituzione, nella recente riorganizzazione dei dipartimenti, del più grande Centro di ricerca pubblico in Europa sulla Medicina di Genere di cui si parla nell’articolo di apertura. Fra i progetti promossi dall’Istituto c’è un grande sforzo per la salvaguardia della salute delle partorienti fatto dall’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) diretto da Serena Donati, che ha prodotto recentemente, sulla base dei dati della rete di sorveglianza, le Linee Guida sulla prevenzione e il trattamento dell’emorragia post partum, la prima causa di mortalità e grave morbosità materna a livello globale, oltre a corsi a distanza per i professionisti su questo e altri temi rilevanti, a partire dai cesarei. Lo stesso gruppo di lavoro ha collaborato all’aggiornamento dei Lea per quanto riguarda la salute materno-infantile, e produrrà degli opuscoli per aiutare le donne a usufruirne al meglio, e collabora a un progetto sul consumo di farmaci in gravidanza e l’appropriatezza prescrittiva che ha già prodotto del materiale informativo teso a sensibilizzare le donne sull’assunzione dell’acido folico per prevenire le malformazioni del nascituro.

l’Istituto, dalla formazione degli operatori nei pronto soccorso alla definizione dei modelli di assistenza, è impegnato anche sul tema purtroppo molto attuale delle violenze che, nel nostro paese, si stima colpiscano sette milioni di donne. In particolare il Progetto REVAMP (REpellere Vulnera Ad Mulierem et Puerum), coordinato da Eloise Longo,  è incentrato sulla valutazione dell’impatto dei diversi modelli di assistenza  che vengono offerti sul territorio alle vittime di violenza con l’obiettivo di individuare quelli più efficaci e armonizzarli sul territorio.

Fondamentale in tutto questo percorso, la riflessione sulle modalità di riconoscimento della vittima e dell’assistenza, oltre che sanitaria, anche a tutto il complesso mondo che trascina con sé e all’interazione con il suo difficile vissuto.

Sono solo alcuni, ma tra i più significativi, dei progetti che si occupano del femminile in relazione alla salute e al benessere delle donne ma sono anche rappresentativi di un impegno ad ampio spettro su un tema, quello delle donne, che sta certamente a cuore al nostro Istituto.