Parole di scienza

 

La Sanità deve cambiare, un libro lancia la sfida alle Regioni

Il Servizio Sanitario Nazionale è inevitabilmente destinato a cambiare profondamente nel prossimo futuro, costretto dalla nuova demografia e dal nuovo quadro epidemiologico, ma gli scenari devono essere ‘previsti, guidati, valutati e via via consolidati’. E’ la conclusione a cui arriva Fosco Foglietta, (Presidente CUP 2000 già Presidente Azienda USL Ferrara) nel suo libro ‘Crisi e dopo crisi del Servizio Sanitario Nazionale’, che analizza la situazione che si è creata nella sanità italiana negli ultimi anni. Una crisi “non di natura congiunturale ma strutturale”, scrive Foglietta nel volume edito da Maggioli nella collana ‘Quaderni di Sanità Pubblica’ che ad aprile verrà presentato nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità, che sta già cambiando l’architettura del welfare italiano.

Il libro parte da alcuni punti essenziali, emersi dai numerosi rapporti sul tema pubblicati in questi anni. In primis, ricorda l’autore, il nostro SSN ha un finanziamento molto inferiore a quello di altri paesi europei. La contrazione delle risorse ha già modificato il comportamento dei cittadini, incidendo sulla spesa privata. La domanda assistenziale inoltre si sta spostando verso malattie croniche, a lunga degenza, relative a una popolazione sempre più anziana e non autosufficiente. Le differenze regionali infine hanno già messo in discussione i concetti di universalismo, eguaglianza ed equità che sono le basi fondanti del SSN. Ognuno di questi punti viene approfondito nella prima parte del libro, che poi affronta nella seconda i  possibili interventi per la razionalizzazione del sistema sia a livello statale che regionale, senza dimenticare i possibili ruoli di attori nuovi o che possono avere un ruolo diverso da quello tradizionale nel sistema, dal volontariato ai medici di Medicina Generale, che diventeranno sempre più ‘uno snodo basilare tra l’attivazione di una serie di ‘prese in carico’ e il coordinamento di piani di assistenza individualizzati’, alle ‘Case della Salute’ alle Farmacie dei servizi, che ancora sono ‘una possibilità interessante ma pressoché inesplorata’. Pur senza dimenticare la necessità che le istituzioni nazionali delineino gli scenari di cambiamento con norme quadro, conclude Foglietta, “La vera partita del cambiamento la si gioca nel campo delle responsabilità regionali e locali. In linea di massima le Regioni meno avanzate dovrebbero orientarsi, più che sull’innovazione sperimentale, sulla ricerca di esperienze replicabili attingendo a quanto di meglio già esiste. Alle Regioni che presentano sistemi sanitari e socio-sanitari più evoluti e maturi spetta, invece, primariamente, un duplice compito: da un lato la ‘omogeneizzazione’ al loro interno delle esperienze che presentano le performance migliori. Dall’altro lato la definizione di aree di intervento in cui sperimentare il futuro”.