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Riparte sorveglianza Virus West Nile, sistema italiano funziona

Nessuna trasmissione dell’infezione tramite trasfusioni, a fronte di 71 casi umani e 38 sacche infette ‘fermate’ prima che potessero essere trasfuse. La sorveglianza integrata della malattia da West Nile Virus in Italia funziona, e lo testimoniano, alla vigilia della ripresa del programma il prossimo maggio, le cifre per il 2016 presentate recentemente dal Centro Nazionale Sangue (CNS) ad un convegno della Società Italiana di Immunoematologia (Simti).

Il sistema applicato dall’Italia già dal 2015 prevede una sorveglianza integrata che parte dagli animali per arrivare al sangue donato. Il sistema è uno dei più avanzati al mondo, conferma Simonetta Pupella, che coordina l’Area sanitaria del CNS. “Il virus West Nile, che in Italia circola dal 2008, va monitorato con attenzione per diverse ragioni – sottolinea -. L’infezione è asintomatica nell’80% dei casi in persone sane, mentre se la contrae un paziente che riceve una trasfusione, spesso immunodepresso, ha un maggiore rischio di sviluppare la malattia  infettiva da WNV nella sua forma neuroinvasiva. Inoltre non ci sono terapie specifiche disponibili, e manca anche un vaccino per l’uso umano, mentre c’è per gli equidi. Il nostro sistema di sorveglianza è tra i più avanzati al mondo, ed è osservato con attenzione ad esempio negli Usa, dove il problema è molto sentito”.

La sorveglianza nel dettaglio prevede, nel periodo estivo-autunnale, il campionamento sistematico delle zanzare (quelle del genere Culex sono il vettore principale) alla ricerca del virus, e viene fatta su base provinciale con il territorio diviso in griglie di lato massimo di 20 chilometri. Quando viene dimostrata la circolazione virale scatta anche lo screening sui donatori di sangue nelle provincie interessate, mentre a livello nazionale si chiede ai donatori che hanno soggiornato nelle zone colpite di attendere per 28 giorni dal rientro dalla zona a rischio. “Questo sistema da una parte è dispendioso per gli enti locali – sottolinea Pupella – ma dall’altra permette di iniziare lo screening sul sangue solo nel momento in cui si trova il virus, e non all’inizio della stagione, e questo permette di risparmiare”.

Nel 2016 il virus è stato trovato nelle regioni della Pianura Padana, in Lazio e Toscana, in Sardegna e nella parte occidentale della Sicilia. “Ci sono altre aree del paese che per caratteristiche geografiche e climatiche potrebbero ospitare il virus – sottolinea Pupella – ma fino ad oggi la sua circolazione non è stata rilevata. In queste stesse aree non è adottato il sistema di sorveglianza integrata ormai consolidato nelle regioni del bacino padano”.