Convegno “Disturbi dell’alimentazione: sensibilizzazione, diagnosi precoce e prospettive future”

Data: 23 febbraio 2018

Luogo: Aula Pocchiari

Promuovere attività di prevenzione, sensibilizzazione e formazione sul tema dei disturbi alimentari che costituiscono un evidente problema di sanità pubblica anche per la loro insorgenza sempre più precoce tra le fasce più giovani della popolazione.

Questo l’obiettivo con cui il prossimo 23 febbraio si svolgerà in ISS il Convegno “Disturbi dell’alimentazione: sensibilizzazione, diagnosi precoce e prospettive future”, un evento che si inserisce all’interno di una lunga serie di iniziative  che negli ultimi 5 anni sono state portate avanti congiuntamente dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute, dall’Usl 1 della Regione Umbria e dall’Associazione Nazionale Consult@noi con il fine di misurare  la dimensione epidemiologica del fenomeno in Italia, analizzare  i percorsi diagnostico terapeutici riabilitativi ma anche portare avanti programmi di prevenzione e identificazione precoce per mettere a disposizione documenti di indirizzo e linee guida, a livello nazionale e regionale, da condividere con tutti gli operatori del settore.

Programma del Convegno

Seminario Medicina di genere e linee guida medico legali

Data: 22 gennaio 2018

Luogo: Aula Pocchiari

Conoscere la Medicina di Genere anche sotto l’importante aspetto giuridico e medico legale.
Questo lo scopo con cui,  il prossimo 22 gennaio, si svolgerà presso l’aula Pocchiari il seminario dal titolo “Medicina di genere e linee guida medico legali” organizzato dal Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS.

Programma

CNS in aiuto al Salvador

Numero 01 – Gennaio 2018

Il Centro Nazionale Sangue in aiuto al Salvador per un sistema sangue sicuro

Ha già dato un primo risultato la ‘spedizione’ del Centro Nazionale Sangue a San Salvador, con una delegazione che ha partecipato al corso sull’’Uso apropiado de la sangre y de los componentes sanguíneos’. Grazie anche ai consigli degli esperti italiani di AVIS è nata nel paese la prima associazione di donatori, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di donazioni volontarie, condizione necessaria per un ‘sistema sangue’ sicuro.

Il progetto fa parte dell’iniziativa di cooperazione internazionale ‘Miglioramento della sicurezza e qualità trasfusionale in Bolivia, El Salvador e Guatemala’ realizzata dall’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana (Iila) grazie al finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, che ha l’obiettivo di aiutare i paesi a sviluppare un sistema trasfusionale efficiente e sicuro. In quest’ottica gli esperti del Centro, insieme a quelli del mondo trasfusionale e associativo italiano rappresentato da Vincenzo Saturni, past president dell’AVIS nazionale, hanno partecipato ad un corso di tre giorni in cui sono state scambiate le rispettive esperienze, e in cui gli italiani hanno introdotto alcuni concetti chiave nella medicina trasfusionale, a partire da quello di ‘patient blood management’. Questa attività si aggiunge alle visite di esperti italiani nei reparti dei paesi coinvolti e all’accoglienza in Italia di medici guatemaltechi e salvadoregni per un periodo di formazione. “Il Centro Nazionale Sangue è impegnato in diverse attività internazionali – ha spiegato il direttore Giancarlo Maria Liumbruno – che ad esempio hanno portato alla donazione di oltre 27 milioni di unità di fattori di coagulazione per i pazienti, molti dei quali pediatrici, in dieci paesi dove non erano disponibili. Anche con El Salvador la collaborazione proseguirà anche con la donazione di diversi milioni di unità internazionali di fattore VIII, messi a disposizione dalle Regioni. Oltre alle donazioni ‘materiali’ però è importante anche l’attività di formazione, in cui possiamo condividere le esperienze e le buone pratiche del nostro sistema che è uno dei più avanzati al mondo”.

 

 

Libro di Burioni La congiura dei somari

Numero 01 – Gennaio 2018

Vaccini: il nuovo libro di Burioni per difendersi dai ‘somari’

Per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa che è più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. I Somari si curano con i libri“. Parola di Roberto Burioni, il virologo divenuto una star del web per le sue lezioni sui vaccini, uscito il 26 e intitolato appunto ‘La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica‘.
L’obiettivo del volume, edito da Rizzoli,  spiega lo stesso Burioni sul suo profilo Facebook, è imparare a difendersi dalla “congiura che vuole farci ripiombare in un orribile medioevo, popolato di superstizioni e malattie da decenni scomparse, dove la bugia e la verità sono sullo stesso identico piano“. A ordire la congiura sono appunto i ‘Somari’ del titolo, con cui il virologo si è scontrato spesso nell’ultimo periodo e di cui vengono portati diversi esempi nel libro. A spiegare chi sono è lo stesso Burioni, che trasferisce nel libro i modi tranchant che gli sono valsi diverse critiche. “Genitori che si informano e omettono le vaccinazioni “dopo avere valutato il rischio” – scrive -, attrici demodé che curano il cancro con rimedi artigianali, comuni che patrocinano incontri con medici radiati, senatori che proiettano film dove un malfattore viene glorificato, disk jockey in lieve disuso che parlano in televisione di neuropsichiatria infantile. Il vaccino non è un’opinione, la scienza non è democratica e noi tutti dobbiamo opporci a questa congiura dei somari, fatta di gente che non studia e pretende di parlare“.

MEDIRAD

 Numero 01 – Gennaio 2018

Sempre più utilizzi medici per le radiazioni, un progetto Ue sul rischio esposizione

L’uso “buono” delle radiazioni ionizzanti, in ambito diagnostico e terapeutico, è in costante aumento grazie alle tecnologie innovative, e questa tendenza è destinata a continuare, con evidenti benefici in termini di salute per la popolazione. Tuttavia questo comporta un aumento dei livelli di esposizione con conseguenti problemi di sicurezza da affrontare, dalla valutazione dei potenziali effetti sulla salute di pazienti ed operatori sanitari, allo sviluppo di nuovi strumenti per la valutazione della dose nella pratica clinica all’ottimizzazione delle pratiche radiologiche, al fine di ridurre la dose di esposizione e garantire un’adeguata protezione dalle radiazioni. Per far fronte a queste esigenze è partito il progetto MEDIRAD, finanziato dalla Comunità Europea, a cui partecipa il Centro nazionale tecnologie innovative in sanità pubblica (Tisp) e il Fast dell’Iss.

Il progetto, della durata di 4 anni, ha avuto inizio nel giugno 2017, sarà guidato da “European Institute for Biomedical Imaging Research – EIBIR (AT)” e prevede un consorzio di 33 partner provenienti da 14 paesi europei. “L’approccio multidisciplinare costituisce la forza e l’unicità di MEDIRAD che vede coinvolti gruppi di ricerca focalizzati sulla radiodiagnostica, medicina nucleare, radioterapia, dosimetria, epidemiologia, biologia, bioinformatica, modellizzazione, radioprotezione e salute pubblica”, afferma la Prof.ssa Elisabeth Cardis dell’ ISGlobal (Spagna) e coordinatore scientifico del progetto.

L’obiettivo finale di MEDIRAD è quello di rispondere a queste esigenze attraverso il consolidamento delle conoscenze scientifiche, e il miglioramento delle pratiche di radioprotezione. Per raggiungere questo obiettivo il progetto ha tre principali scopi operativi: i) migliorare la stima della dose agli organi e la sua modalità di registrazione; ii) valutare e comprendere i meccanismi alla base degli effetti dovuti ad esposizioni mediche concentrandosi, in particolare, su due risultati rilevanti per la sanità pubblica: gli effetti cardiovascolari indotti dalla radioterapia nella cura del tumore al seno e il rischio di cancerogenesi in seguito ad esami TAC in età pediatrica iii) sviluppare raccomandazioni basate sull’evidenza scientifica e su una politica di consenso volte ad ottimizzare la radioprotezione dei pazienti. E’ in quest’ultimo ambito che l’ISS, in virtù della sua lunga e consolidata esperienza nel campo dell’Assicurazione di Qualità nelle scienze radiologiche, è stato invitato a partecipare a MEDIRAD e darà il suo contributo.

“Questo progetto contribuirà ad ottenere stime di rischio del danno cardiovascolare indotto da radiazioni più accurate, in modo da sostenere la prevenzione primaria e secondaria”, afferma il Prof. Guy Frija dell’ Université Paris Descartes (Francia) e coordinatore clinico del progetto.

Orto marziano

 Numero 01 – Gennaio 2018

L’Italia progetta l’orto marziano per le future missioni sul pianeta rosso

C’è vita su Marte? Una domanda alla quale presto anche il supporto di un prestigioso progetto italiano: l’Hort Extreme, realizzato da ASI, ENEA e Università di Milano potrebbe contribuire a dare risposta. Il progetto è stato infatti scelto per coadiuvare la missione internazionale Amadee 18 che vedrà 5 astronauti impegnati per quattro settimane in Oman a preparare future missioni sul pianeta Marte ed è stato selezionato per la sua peculiare caratteristica di sviluppare ecosistemi chiusi per produzione in situ delle risorse necessarie alle missioni umane di esplorazione del sistema solare.

Cuore del progetto è stato la messa in atto di un vero e proprio orto “marziano” ovvero di un sistema di contenimento di 4m2 dove vengono coltivate alcune specie di microverdure, appositamente selezionate perché in grado di completare il loro ciclo vitale in circa 15 giorni e garantire dunque un corretto apporto nutrizionale ai membri dell’equipaggio marziano. Realizzato con un sistema di coltivazione fuori suolo, caratterizzato da un riciclo di acqua (sistema idroponico) privo di pesticidi e agrofarmaci, l’orto garantisce anche un tipo di alimentazione di elevata qualità.

Il suo prototipo è stato consegnato ufficialmente all’Austrian Space Forum che coordina la missione Amadee 18 a cui collaborano anche l’Organizzazione Astronomica dell’Oman e altre organizzazioni internazionali di ricerca nel settore dell’ingegneria aerospaziale e dell’esplorazione umana ed è stato spedito in Oman lo scorso 15 gennaio dove nelle mani dell’astronauta Claudia Kobald inizierà, il primo febbraio, la sua missione di simulazione dell’esplorazione umana di Marte.

 

Un milione di pazienti con demenza in Italia

CC000611

 Numero 01 – Gennaio 2018

Un milione di pazienti con demenza in Italia, in Iss convegno su come curarli

Sono 46 milioni le persone che solo nel 2015 hanno ricevuto una diagnosi di demenza.

E questo numero, secondo le stime del Wolrld Alzheimer Report 2015: The Global Impact of Dementia, è destinato pericolosamente a crescere, con una previsione per il 2050 che potrebbe arrivare a toccare i 131, 5 milioni. Nel nostro Paese sono invece 1 milione i pazienti affetti da demenze e 3 milioni i familiari che vivono con loro.

Una planetaria, preoccupante fotografia, dunque, che riguarda in particolar modo i paesi in via di sviluppo e che in questi anni è diventata un’emergenza prioritaria in ambito di sanità pubblica tanto da spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a presentare, nel maggio 2014, il primo Piano Mondiale delle Demenze.

Nel 2014 l’Italia, attraverso il proprio piano nazionale, ha ridenominato le Unità di Valutazione Alzheimer (UVA) come “Centri per Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD)” con l’intento di organizzarli insieme agli altri Sevizi sanitari e socio sanitari per migliorare e favorire non solo una gestione integrata ma anche una serie di percorsi assistenziali dedicati.

L’argomento è stato al centro dell’XI Convegno “Il contributo dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze nella gestione integrata dei pazienti” che si è svolto presso l’Istituto Superiore di Sanità il 23 e 24 novembre scorsi.

Un’occasione che ha permesso anche di illustrare le numerose, importanti iniziative messe in atto a livello nazionale e internazionale e che vanno dal consolidamento della fase pilota di costruzione e test del “Global Dementia Observatory”, (al quale hanno peraltro collaborato ISS e  Ministero della Salute ed il cui lancio è stato presentato a Ginevra lo scorso dicembre), alla partecipazione dell’Italia alla Joint Action europea ‘Act on dementia’ e  ai tre work packagese:  “Diagnosis and post diagnostic support”, “Dementia friendly communities” e “Crisis and care coordiantion” per il quale l’Italia attraverso  l’Iss è anche  co-coordinatrice.

L’Istituto è inoltre presente al tavolo di monitoraggio per i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) che nell’ambito della sua attività ha stilato  le “Linee di indirizzo per i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali” e le “Linee di indirizzo per l’uso dei Sistemi Informativi per caratterizzare il fenomeno delle demenze”; due importanti documenti che una volta recepiti a livello regionale, consentiranno di attivare una serie di rilevanti iniziative volte a migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti e ai loro familiari.

Va infine ricordato che su questo emergente tema l’Istituto Superiore di Sanità sta organizzando  al suo interno, dal 22 al 26 gennaio p.v., il primo corso dedicato ai “percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le demenze”.

 

 

Vaccino antimeningococco B

 Numero 01 – Gennaio 2018

Vaccino antimeningococco B, studio conferma la sicurezza e l’alto livello di protezione

 Il vaccino antimeningococco B è sicuro e protegge oltre il 90% dei giovani che fanno il ciclo primario di immunizzazione. Sono questi i risultati della prima analisi aggregata degli studi sul tema, condotto da un gruppo internazionale nel quale sono presenti ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, delle Università di Stanford, Ferrara, e Sapienza di Roma, e della ASL del Sud Tirolo, e pubblicato dalla rivista Lancet Infectious Diseases.

Nello specifico, l’analisi ha incluso i dati di tutti e 20 gli studi scientifici sperimentali sinora condotti, per un campione totale di oltre 6000 tra bambini e adolescenti. Trenta giorni dopo il ciclo primario di vaccinazioni, oltre il 90% dei partecipanti è protetto contro tutti i ceppi batterici testati, responsabili di circa la metà delle meningiti epidemiche. Per due dei ceppi batterici, tuttavia, dopo circa sei mesi dal ciclo primario la protezione si riduce, per tornare – e rimanere – a livelli molto elevati dopo una ulteriore dose (cosiddetta “booster”). Anche due sole dosi nei bambini sono state in grado di conferire un alto livello di protezione, ma per mantenere tale protezione nel tempo sono necessarie più dosi.

“Proprio per la rilevanza di questo tema per la sanità pubblica, in un momento come questo – spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e tra gli autori dello studio – abbiamo coinvolto un gruppo di esperti indipendente, multidisciplinare ed estremamente qualificato, che include uno dei più preparati epidemiologi dell’Università di Stanford, ed abbiamo svolto un’analisi particolarmente dettagliata, con oltre 110 tra analisi complessive e stratificate. I risultati ottenuti sono di grande importanza, perché confermano la sicurezza ed utilità del vaccino per il controllo delle epidemie da meningite di tipo B, e confortano noi tecnici e, spero, anche i cittadini, sul percorso intrapreso in questi ultimi anni”.

Il profilo di sicurezza del vaccino, che è stato inserito lo scorso anno nel nuovo calendario vaccinale, è apparso buono, con un’incidenza di eventi avversi “seri” inferiore allo 0,6%. Sebbene la frequenza di effetti collaterali sia stata leggermente superiore ai controlli, non si è verificato alcun evento che abbia posto a rischio la vita dei vaccinati, o creato disabilità permanenti.

Per quanto permangano incertezze sulla persistenza della protezione a lungo termine (inevitabilmente, dato che il vaccino è relativamente recente), concludono gli autori, i risultati sono solidi, poiché derivati da tutte le evidenze scientifiche sperimentali (i cosiddetti “trial clinici”) disponibili, e confermano i dati relativi all’efficacia del vaccino sul campo, provenienti dai sistemi di sorveglianza sanitaria di alcuni paesi anglosassoni, dove il vaccino è già stato introdotto su larga scala.

L’articolo è disponibile su The Lancet 

Hanno collaborato allo studio:

  • Maria Elena Flacco (ASL del Sud Tirolo)
  • Lamberto Manzoli, Mario Bergamini, Armando Stefanati e Rosario Cultrera, Università di Ferrara
  • Annalisa Rosso, Carolina Marzuillo e Paolo Villari, Università La Sapienza di Roma
  • Walter Ricciardi, Istituto Superiore di Sanità, Roma
  • John Paul Ioannidis e Despina Contopoulos-Ioannidis, Università di Stanford

Tubercolosi

 Numero 01 – Gennaio 2018

Tubercolosi: studio ISS individua uno dei meccanismi con cui il micobatterio neutralizza le difese immunitarie

 Pubblicata su Plos Pathogens, la ricerca getta basi per nuovi approcci terapeutici contro la malattia.

Un gruppo di ricercatori dell’ISS ha pubblicato sulla rivista Plos Pathogens uno studio in cui è stato individuato un nuovo meccanismo attraverso cui il Mycobacterium tuberculosis (Mtb) è in grado di sfuggire al sistema immunitario. In particolare, è emerso che una piccola molecola di RNA non codificante – miR-155 – blocca l’espressione di ATG3, una proteina importante per la distruzione del Mtb da parte della cellula infetta. Questa proteina è, infatti, coinvolta in un processo cellulare chiamato autofagia che ha il compito di degradare e distruggere microrganismi patogeni oltre a organelli intracellulari danneggiati. L’induzione di miR-155 nella cellula infettata da Mtb, bloccando l’autofagia, non consente l’attivazione di una corretta risposta immunitaria e, quindi, l’eliminazione del micobatterio. Tali risultati confermano studi precedenti pubblicati sempre dal gruppo di Eliana M. Coccia, primo ricercatore del reparto di Immunologia del Dipartimento di Malattie Infettive (ISS), secondo cui Mtb sovverte la risposta immunitaria bloccando l’autofagia e quindi la sua degradazione.

”Aver dimostrato che piccole molecole di RNA come miR-155 siano in grado di alterare profondamente la risposta contro questo patogeno – spiega Eliana M. Coccia – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a potenziare il processo autofagico”.

La ricerca nasce come progetto multicentrico che coinvolge come capofila l’ISS oltre al team di Gian Maria Fimia presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” ed il gruppo di Riccardo Manganelli presso l’Università di Padova. Questo studio, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia, getta le basi per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici per “riparare” il processo autofagico nelle cellule infette attraverso l’utilizzo di molecole antagoniste del miR-155 ovvero di antagomiR-155.

“Una possibile strategia anti-tubercolare basata sull’antagomiR-155 – aggiunge Marilena P. Etna, giovane ricercatrice del team ISS – rientrerebbe inoltre tra gli approcci ‘host-directed’, che hanno come vantaggio quello di intervenire su un meccanismo cellulare dell’ospite e non direttamente su Mtb, rendendo così il patogeno incapace di sviluppare una resistenza verso tale terapia”.

”Non è pertanto inverosimile immaginarsi che, in un futuro non troppo lontano, le terapie basate su antagomiR, già sperimentate in campo oncologico e per alcune malattie croniche, possano rappresentare una nuova soluzione anche per la lotta contro questo batterio magari in combinazione con le attuali terapie antibiotiche”, conclude Eliana M. Coccia.

Questo studio è stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute (RF-2010-235199).

 http://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1006790

PLoS Pathog. 2018 Jan 4;14(1):e1006790. doi: 10.1371/journal.ppat.1006790. [Epub ahead of print]

  1.  Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia
  2. Dipartimento di Medicina Molecolare, Università di Padova, Italia
  3. Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Padova, Italia
  4. Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche, Università di Padova, Italia
  5. Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, Padova, Italia
  6. Dipartimento di Patologia, Harvard Medical School, Boston, Stati Uniti d’America
  7. Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche ed ambientali, Università del Salento, Lecce, Italia

Per informazioni alla stampa:

 

Ufficio Stampa Istituto Superiore di Sanità

Tel. 06 49906601

ufficio.stampa@iss.it

www.iss.it

Autismo, studio ISS conferma ruolo dei retrovirus umani nelle cause e nello sviluppo della malattia

 Numero 01 – Gennaio 2018

Autismo, studio ISS conferma ruolo dei retrovirus umani nelle cause e nello sviluppo della malattia

I Retrovirus umani endogeni (HERV) sempre più coinvolti nell’eziopatogenesi dei disturbi del neurosviluppo quali l’autismo. Lo conferma uno studio condotto in collaborazione tra l’università di Tor Vergata e un gruppo di ricercatori del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS e pubblicato su Scientific Reports.

I Retrovirus umani endogeni, sequenze di DNA residue di antiche infezioni retrovirali verificatesi nel corso dell’evoluzione, non si comportano da agenti patogeni ma   studi recenti hanno rivelato la loro possibile implicazione nello sviluppo di tumori e di patologie neurologiche e psichiatriche.

Lo studio dell’ISS rafforza l’ipotesi di un potenziale ruolo degli HERV nei disturbi del neurosviluppo. Lo studio sperimentale, infatti, riporta dati relativi all’espressione di retrovirus endogeni in due diversi modelli di topi con disturbi dello spettro autistico. Risultano significativamente aumentati i livelli di espressione dei retrovirus endogeni a livello plasmatico, quindi nel sangue, ma ancor più a livello cerebrale. Il significativo incremento dell’espressione dei retrovirus è evidente a partire dalla fase embrionale e permane fino allo stadio adulto. Le diverse famiglie di ERV presenti nel genoma dei mammiferi, infatti, funzionano come dei veri e propri regolatori che attivano l’espressione di geni in selezionati tessuti soprattutto durante lo sviluppo embrionale e dovrebbero successivamente provvedere al loro spegnimento. E’ possibile che il permanere in uno stato di attivazione di queste sequenze di DNA sia associato a anomalie nello sviluppo del cervello e del comportamento. Parallelamente all’aumento dell’espressione degli HERV nel sangue e a livello cerebrale, è stato anche osservato un incremento di marcatori neuroinfiammatori.

Questo studio conferma e rafforza una precedente ricerca (Balestrieri et al. HERVs expression in Autism Spectrum Disorders, PlosOne 2012) che riscontrava in bambini con autismo un aumento di HERV nel sangue, ipotizzando che potessero essere considerati dei marcatore periferico utili alla diagnosi di questa patologia.

 High expression of Endogenous Retroviruses from intrauterine life to adulthood in two mouse models of Autism Spectrum Disorders

 Chiara Cipriani1, Laura Ricceri2, Claudia Matteucci1, Alessia De Felice2, Anna Maria Tartaglione2, Ayele Argaw-Denboba1, Francesca Pica1, Sandro Grelli1, Gemma Calamandrei2, Paola Sinibaldi Vallebona1 & Emanuela Balestrieri1

1 Department of Experimental Medicine and Surgery, University of Rome Tor Vergata, Via Montpellier 1, Rome,

00133, Italy; 2 Centre for Behavioural Sciences and Mental Health, Istituto Superiore di Sanità, Rome, Italy

Scientific Reports  www.nature.com/articles/s41598-017-19035-w