“Vaccinazioni e loro impatto sulla salute del cittadino. Quale coinvolgimento per il professionista infermiere”

“Vaccinazioni e loro impatto sulla salute del cittadino. Quale coinvolgimento per il professionista infermiere”

Aula Pocchiari, Istituto Superiore di Sanità, Roma

22 marzo 2018

Il 22 marzo presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma si è svolto il Convegno “Vaccinazioni e loro impatto sulla salute del cittadino. Quale coinvolgimento per il professionista infermiere” rivolto ad infermieri ed infermieri pediatrici.

Il Convegno, co-organizzato dal Dipartimento Malattie Infettive – Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione e dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma (OPI), ha affrontato il complesso e articolato tema delle vaccinazioni con particolare riferimento all’importanza dell’intervento del professionista infermiere impegnato in tale ambito.

Gli organizzatori, infatti, hanno voluto perseguire la finalità di sensibilizzare gli infermieri sull’ immunizzazione vaccinale e di definire interventi di prevenzione, promozione e tutela della salute basati sulle migliori evidenze di efficacia.

L’evento, che ha visto la co-responsabilità scientifica del Dott. Giovanni Rezza (ISS) e della Dott.ssa Ausilia Pulimeno (OPI), ha rappresentato un momento di condivisione, di scambio di saperi e di confronto tra ricercatori e infermieri su aspetti cruciali riguardanti le strategie vaccinali previste nel piano di prevenzione 2017-2019; l’identificazione delle malattie infettive prevenibili da vaccino; la rilevazione dello stato dell’arte e dei falsi miti delle vaccinazioni; le conoscenze sulla vaccinazione antinfluenzale e sugli aspetti epidemiologici e clinici del morbillo in Italia e in Europa.

Il dibattito tra i partecipanti al Convegno ha anche focalizzato l’attenzione sugli aspetti salienti della Legge “Dispositivi urgenti in materia di prevenzione vaccinale di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci” (D.L. 7/06/2017 convertito in Legge 31/07/2017 n.119), nonché sul ruolo cruciale, in ambito vaccinale, della figura dell’infermiere il quale, attraverso l’utilizzo delle conoscenze e delle competenze comunicativo-relazionali (counselling vaccinale), può accogliere la richiesta di informazione degli utenti, fornendo loro indicazioni scientificamente corrette, aggiornate e personalizzate perfettamente aderenti ai reali bisogni di questi.

La partecipazione di esperti infermieri con relazioni scientifiche riguardanti le competenze infermieristiche in differenti contesti, alcuni di questi estremamente specifici come i campi Rom, hanno fornito una panoramica completa ed interessante del coinvolgimento del professionista infermiere nella prevenzione delle malattie infettive attraverso la vaccinazione, che costituisce, oggi, uno strumento di comprovata efficacia.

CONCORSO NAZIONALE “IL MIO AMICO VACCINO”

CONCORSO NAZIONALE “IL MIO AMICO VACCINO”

ISS, Aula Pocchiari

Arrivano i super eroi per spiegare ai bambini l’importanza della vaccinazione. Il concorso nazionale “Il mio amico vaccino“, che sarà presentato all’ISS l’11 aprile alle ore 10.30, nasce nell’ambito del Progetto “vacciniamoci” con l’obiettivo di promuovere la cultura delle vaccinazioni fin dai banchi di scuola.

Tutte le informazioni sono disponibili consultando il sito www.valoreuomo.it

Giornata della Salute, Museo aperto all’ISS per celebrarla

Marzo 2018

Giornata della Salute, Museo aperto all’ISS per celebrarla

Sabato sette aprile le porte del Museo dell’Istituto Superiore di Sanità saranno aperte tutto il giorno in occasione della Giornata Mondiale della Salute, nata per ricordare la fondazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, giornata che quest’anno è dedicata alla copertura sanitaria universale.

Un tema importante, che racchiude tutti gli altri, affermando il diritto alla cura che è tra i più importanti diritti umanitari. Il Museo ospiterà per l’occasione una mostra di poster che fanno parte della Campagna 2018 dell’OMS sul tema della copertura sanitaria universale.

Abbiamo deciso di aprire le porte del Museo ai cittadini per sottolineare il valore collettivo del progresso scientifico e sanitario e perché la custodia della memoria che abbiamo voluto realizzare in questo spazio possa essere un luogo fertile per la promozione del valore della tutela della salute collettiva.

Il tema scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità non può che trovare accoglienza nel nostro spazio museale che racconta la sanità pubblica attraverso documenti, reperti e sistemi interattivi costruiti per promuovere proprio la consapevolezza del suo valore nella storia e nel presente. Ci è sembrato infatti naturale, visto il tema della Giornata, aprire uno spazio nel quale si testimonia come l’Istituto Superiore di Sanità produsse, allestendo una vera e propria fabbrica, la penicillina per tutto il Paese, quando era impossibile, nel dopoguerra poterla acquistare. Uno spazio dove si può osservare il microscopio che, portatoci via per dispetto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruito dai dipendenti dell’Istituto che pezzo per pezzo ne crearono uno ancora migliore dell’originale. A dimostrazione che, attraverso la storia della salute e della ricerca è possibile raccontare anche l’Italia, un’altra Italia. Laboriosa e orgogliosa.

Il tema della copertura universale scelto dall’OMS ci chiama a riflettere sul suo significato, su come declinare quel diritto nei nuovi e diversi contesti socio-demografici che si sono disegnati sulla scena mondiale. Le diverse aspettative di vita, le diverse economie, il diverso grado di alfabetizzazione scientifica e sanitaria, le diverse culture, le disparità tra continenti, ma anche quelle al loro interno e addirittura, come accade in Italia, all’interno delle differenti Regioni ci spingono tutti a misurare la sfida nell’assicurare in futuro un servizio sanitario universale e solidale con la sostenibilità dei sistemi di welfare.

Con una domanda che resta alla base di ogni riflessione, di ogni ragionamento: come garantire l’equità nell’accesso alle cure, come farlo a partire dai costi dell’innovazione, dalle discriminanti sociali e da quelle economiche, e a questa domanda è legato il cuore di ogni democrazia.

Le visite potranno avvenire solo su prenotazione scrivendo a museo@iss.it .

Per maggiori informazioni: https://museo.iss.it

Un libro annuncia “l’apocalisse post antibiotica”

Marzo 2018

In pubblicazione

Il mondo è sempre più sull’orlo di una ‘apocalisse post antibiotica’, a causa dell’abuso di farmaci che sta rendendo questa risorsa sempre più inefficace contro virus e batteri.

Tra i primi esperti ad esprimersi in termini così netti sul problema c’è Sally C. Davies, la massima autorità sanitaria inglese e prima donna a ricorpire il ruolo di ‘Chief Medical Officer’, che ha ribadito le sue fosche previsioni in un libro intitolato ‘The drug’s don’t work’ che sta per uscire in Italia con il titolo ‘Quando le medicine non servono’ (Edizioni Aboca).

Sono diversi i dati che Davies cita a sostegno della sua tesi, dal fatto che non si scoprono più nuovi antibiotici da 26 anni alle 25mila persone uccise ogni anno da virus e batteri resistenti ai farmaci. La scoperta di questa classe di farmaci nel 1943, sottolinea l’esperta, ha aggiunto vent’anni alla nostra aspettativa di vita, ma darli per scontati ci ha fatto ormai perdere quasi del tutto i vantaggi derivanti dal loro utilizzo.

Un problema ‘nascosto’ secondo Davies, ma che sta già esplodendo in tutta la sua gravità, e che in assenza di interventi ci farà  arrivare ad un punto in cui anche un banale intervento chirurgico può diventare fatale proprio per il rischio di contrarre un’infezione resistente. “Per anni ci hanno aiutati a sopravvivere – afferma Davies -, ma la verità è che ne abbiamo abusato come medici, come pazienti, come viaggiatori e persino nel cibo che mangiamo”.

Infezioni nei Sert, le nuove linee di indirizzo dell’ISS

Marzo 2018

Infezioni nei Sert, le nuove linee di indirizzo dell’ISS

Non solo indicazioni tecniche su come effettuare i test per le principali malattie trasmissibili, ma anche le procedure comunicative necessarie per una presa in carico corretta ed efficace del paziente. Sono state appena pubblicate le “Nuove Linee di indirizzo per lo screening e la diagnosi delle principali patologie infettive correlate all’uso di sostanze nei Servizi per le Dipendenze”, risultato dello sforzo congiunto da parte degli esperti del settore (Centro Operativo AIDS e Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione) dell’ISS e del Gruppo Tecnico Interregionale dipendenze, indispensabili allo scopo di ridurre in maniera significativa la diffusione delle principali patologie infettive (HIV, Epatite B, Epatite C e Sifilide) nella popolazione italiana con storia di assunzione di sostanze con effetti sul sistema nervoso centrale.

L’incidenza delle malattie infettive nelle persone che frequentano i SerD/SerT, rileva la Dott.ssa Suligoi, è in calo ma rimane comunque significativa, e in molti casi superiore a quella della popolazione generale. Da qui l’esigenza di nuove linee di indirizzo condivise, all’interno delle quali trovano sia indicazioni ‘pratiche’ per lo screening, che deve basarsi su un’adeguata valutazione clinica e su esami diagnostici standardizzati e validati a livello internazionale, sia indicazioni operative sugli aspetti comunicativo-relazionali.

“In particolare, la capacità dell’operatore, opportunamente formato, di comunicare in modo efficace – si legge – risulta fondamentale per attivare una relazione professionale all’interno della quale la persona-utente possa essere messa in grado di fronteggiare le problematiche di dipendenza nelle quali è coinvolta e di effettuare, quindi, i necessari esami diagnostici”.

Spazio quindi anche a concetti, spiegati nelle nuove linee di indirizzo, come ‘Autoconsapevolezza’, ‘Empatia’ e ‘Ascolto attivo’, che possono essere assimilati solo con dei corsi specifici.

“In sintesi, è opportuno sottolineare che, per una corretta applicazione sul campo di procedure comunicativo-relazionali standardizzate volte a favorire l’accesso ai test diagnostici, risulta indispensabile predisporre ed organizzare a livello nazionale e locale specifici percorsi di formazione rivolti al personale socio-sanitario dei SerD/SerT – scrivono Anna Colucci e Anna Maria Luzi del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS -. Solo così, infatti, gli operatori, consapevoli del proprio ruolo e, al tempo stesso, costantemente aggiornati sulle conoscenze e sulle competenze necessarie per applicare in modo sistematico il Modello Operativo qui proposto, saranno facilitati nell’attivare relazioni professionali personalizzate e strutturate in modo efficace, sia nella fase del colloquio pre-test, sia in quella del colloquio post-test”.

Torna il World TB Day, in Italia dati in calo

Marzo 2018

Torna il World TB Day, in Italia dati in calo

Nonostante la Tubercolosi sia prevenibile e curabile, questa malattia rappresenta ancora oggi una delle dieci principali cause di morte nel mondo e, solo nel 2016, ha portato al decesso di quasi 2 milioni di persone e ha registrato oltre 10 milioni di nuovi casi.

Questi dati, diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in occasione del World TB Day, ci ricordano il lavoro necessario per sconfiggere la tubercolosi e raggiungere gli obiettivi fissati dalla “End TB Strategy” per il 2035: riduzione del 90% dei casi incidenti, del 95% dei decessi e azzeramento dei costi legati alla TB che ricadono sulle famiglie colpite dalla malattia, rispetto al 2015. Obiettivi da raggiungere in tutto il mondo, non solo nei Paesi più colpiti (India, Indonesia, Cina, Filippine, Pakistan, Nigeria e Sud Africa).

Per sensibilizzare e sostenere gli sforzi per eliminare questa malattia ogni 24 marzo si svolge la Giornata mondiale contro la tubercolosi (World TB Day), un’iniziativa promossa dall’Oms e dall’organizzazione Stop TB Partnership. Il tema di questa edizione, “Wanted: Leaders for a TB-Free World” (“Ricercati: leader per un mondo senza tubercolosi”), richiama l’attenzione sulla necessità di coinvolgere tutti i leader nella lotta contro questa malattia, non solo a livello politico (capi di stato, Ministri della Salute), ma a tutti i livelli della comunità, da sindaci e parlamentari, a persone affette da TB, società civile, operatori sanitari, medici, infermieri, organizzazioni non governative e altri. Ognuno può farsi promotore degli sforzi per eliminare la tubercolosi, nel proprio ambito personale o lavorativo.

Antonietta Filia, medico epidemiologo, ricercatrice presso l’ISS, ricorda che «sebbene nella Regione europea dell’Oms venga registrato solo il 3% dei casi totali, anche qui la TB rimane un problema di sanità pubblica importante, soprattutto nella sua forma multiresistente, più difficile da trattare, e alla luce dell’aumentata mobilità della popolazione». Inoltre, «nonostante nell’ultimo decennio il numero di nuovi casi di tubercolosi nella Regione sia diminuito del 4,3% per anno, questa riduzione non è ancora sufficiente per raggiungere gli obiettivi della strategia End TB».

Una situazione analoga riguarda i Paesi dell’Unione Europea, in cui «nonostante i casi totali siano in costante calo (nel 2016 registrati circa 59.000 casi), la percentuale annua di riduzione osservata è ancora lontana dall’obiettivo Oms per eliminare la TB nei Paesi a bassa incidenza entro il 2050». I dati disponibili indicano inoltre che circa il 33% dei casi nell’UE ha riguardato pazienti di origine straniera (con valori che vanno dallo 0,2% in Bulgaria e Romania al 90% in Svezia e al 96% in Malta).

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2016 sono stati notificati 4032 casi di tubercolosi, in calo rispetto agli ultimi 10 anni. Nel nostro Paese la percentuale di casi di TB multiresistente è stata pari al 2,6% e il numero di decessi 330. Come ricorda ancora Filia, «nonostante l’Italia rientri tra i Paesi a bassa incidenza di malattia è necessario tenere alta l’attenzione e intensificare gli sforzi nella lotta alla TB».

In Italia esiste un’ottima rete per la diagnosi precoce e la gestione dei casi ma è necessario migliorare ulteriormente l’accesso ai servizi sanitari, in particolare tra gli immigrati (in cui si è registrato il 62% dei casi), e la sorveglianza della malattia, in modo da identificare i casi tempestivamente e garantire la qualità delle cure per tutte le persone affette. È di fondamentale importanza anche «garantire la compliance al trattamento e il completamento del follow-up, che rappresentano strategie di prevenzione e controllo delle forme di TB farmacoresistenti, una delle principali sfide nella lotta alla TB».

Per approfondimento consultare  Epicentro

Premio AWARDS 2018 assegnato ad un team di ricercatori italiani

Marzo 2018

Premio AWARDS 2018 assegnato ad un team di ricercatori italiani

E’ un gruppo di ricerca italiano il vincitore del Primo Premio Awards 2018, per la categoria “The Best Laboratory Preclinical Study”, consegnato a Londra lo scorso 2 marzo.

Si tratta di un riconoscimento internazionale ideato da JWC (Journal of Wound Care) per le eccellenze del mondo sanitario che si sono distinte nel campo della cura delle ulcere cutanee.

Il gruppo, premiato anche per la multidisciplinarità del team di esperti di diversa estrazione, è composto appunto  da una chimica farmaceutica, Natascia Mennini, membro del Gruppo Tecnologia Farmaceutica dell’Università di Firenze, da due medici, Alessandro Greco del Centro Ulcere Cutanee della Asl di Frosinone e Francesco Petrella referente dell’area di coordinamento per indirizzo e formazione della rete aziendale di riparazione tessutale (RART) dell’Asl Napoli 3 Sud e da un coordinatore infermieristico, Andrea Bellingeri del Policlinico San Matteo di Pavia.

Il lavoro in team, lo spirito di squadra, la determinazione e la passione per la ricerca hanno infatti consentito di sfruttare le varie e differenti competenze e affrontare così in modo più completo e approfondito gli importanti risvolti pratici dello studio.

Scopo della ricerca è stata l’identificazione di test in grado di valutare la qualità e la performance di medicazioni tecnologicamente avanzate per il trattamento delle ulcere cutanee, consentendo il miglior trattamento per il paziente con la riduzione dei tempi di guarigione e il contenimento dei costi del trattamento. Lo studio rappresenta, inoltre, solo il primo step di un progetto più ampio in cui il team intenderà sviluppare ulteriori test e allargare la propria ricerca anche a medicazioni anitmicrobiche.

Il secondo e il terzo posto sono stati assegnati rispettivamente a Dana Egozi del Kaplan Medical Centre di Israele e a Devendra Dusane dell’Ohio State University.

L’Italia coordina la Joint Action europea sull’equità della salute

Marzo 2018

L’Italia coordina la Joint Action europea sull’equità della salute

L’Istituto Superiore di Sanità coordina venticinque paesi europei riuniti nella Joint Action Health Equity Europe (JAHEE) che si sono alleati per dare il via il 21 giugno 2018 al terzo programma di salute pubblica (2014-2020). L’obiettivo è contribuire alla riduzione delle diseguaglianze di salute mettendo a punto specifiche strategie sanitarie per promuovere politiche adeguate a questo scopo.

L’intero programma sarà un’opportunità oltre che per attuare interventi orientati a contrastare le diseguaglianze anche per una migliore e piena consapevolezza sulle differenze esistenti in salute nei diversi Paesi europei.

Mielofibrosi: rinnovato con un milione di euro il finanziamento del NCI per produrre rapidamente modelli di sperimentazione clinica

Marzo 2018

Al via 2 trial clinici di studi condotti dall’ISS per sviluppare nuovi risultati

Ricciardi: l’obiettivo è quello di ottenere nuove strategie terapeutiche entro 5 anni

Il Program Proiect sulla mielofibrosi primaria è stato rinnovato per la terza volta dal National Cancer Institute per quasi venti milioni di dollari. Il Program Project include un progetto che sarà finanziato per 1 milione di dollari per la sperimentazione preclinica della malattia su cui collabora da sempre l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La mielofibrosi primaria, attualmente incurabile, è la più severa delle malattie mieloproliferative che colpisce il midollo osseo, a causa delle conseguenze che procura sul sistema di produzione dei componenti del sangue. Con il rinnovo del Program Project, costato finora più di 40 milioni di dollari, il National Cancer Institute intende proseguire un percorso di ricerca clinica che si prefigge lo scopo di tradurre risultati sperimentali di laboratorio in studi clinici sull’uomo.

L’Istituto Superiore di Sanità continuerà ad avere nel nuovo Progetto l’obiettivo di testare in modelli sperimentali di topo l’efficacia di alcuni inibitori che si sono mostrati promettenti nei primi studi di laboratorio. Se gli studi nel topo daranno i risultati sperati, si potranno sviluppare terapie efficaci contro la mielofibrosi.

“Siamo particolarmente orgogliosi di condurre questa fase di applicazione preclinica del Program Project – dice il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi – poiché si tratta di mettere a frutto i risultati di ricerche iniziali condotte proprio dall’Istituto all’interno di questo complesso programma che ci vede in prima linea nella lotta a questa terribile malattia rara. Risultati ottenuti in Istituto hanno già dato origine ad ipotesi terapeutiche che saranno testate nel nuovo programma. Finalmente possiamo sperare, quindi, di ottenere nuove strategie terapeutiche entro 5 anni, cioè alla conclusione del Program Project appena finanziato”.

Nella fase precedente, l’ISS, infatti, ha riprodotto nei topi l’insufficienza ematopoietica, (l’ematopoiesi regola la produzione di elementi del sangue), causata dalla malattia.

“Abbiamo privato il genoma dei topi delle zone di DNA che controllano la produzione delle piastrine nei megacariociti – dice Anna Rita Migliaccio -, responsabile dello studio. I topi, chiamati GATA1low (basso GATA) esprimono livelli ridotti del fattore di trascrizione GATA1, responsabile della produzione di piastrine nei megacariociti, sviluppando un fenotipo che assomiglia moltissimo a quello della mielofibrosi primaria dell’uomo”.

Questi topi, studiati dall’ISS, hanno rappresentato il primo modello animale della malattia. Per questo motivo l’ISS è stato inserito fin dall’inizio nel progetto. In questa nuova fase, l’Istituto avrà il compito di provare i trattamenti sperimentali (tra cui inibitori di TGF-beta di nuova generazione) nei modelli messi a punto in precedenza. Gli studi condotti dall’Istituto consentiranno inoltre di chiarire i meccanismi responsabili dello sviluppo della malattia, che rimane asintomatica per anni fino alla sua fase infausta.

Studiare questi eventi responsabili nei topi potrebbe gettare le basi per la loro identificazione anche nell’uomo. “Il ruolo svolto dall’Istituto Superiore di Sanità è particolarmente importante – dice Patrizia Popoli -, Direttore del Centro Ricerca e Valutazione preclinica e clinica dei farmaci e componente della Commissione dell’ISS che valuta i dossier preclinici al fine di autorizzare le sperimentazioni cliniche di Fase I – questa fase sperimentale infatti, che si colloca proprio al confine tra gli studi preclinici e il successivo passaggio alla clinica, è estremamente complessa e delicata”

Cos’è la mielofibrosi

La mielofibrosi è una malattia rara cronica del midollo osseo che appartiene al gruppo delle malattie mieloproliferative croniche, che comportano cioè un’alterazione delle cellule del midollo osseo e che induce una proliferazione eccessiva di altre cellule. Il midollo osseo contiene le cellule staminali che possono trasformarsi in vari tipi di altre cellule attraverso un processo di maturazione detto anche differenziazione. Si definiscono emopoietiche quelle cellule staminali che danno origine alle cellule mature del sangue: globuli bianchi (o leucociti), globuli rossi (o eritrociti) e piastrine (o trombociti). La mielofibrosi è un’alterazione di queste cellule staminali, così chiamata perché, se si osserva al microscopio il midollo osseo, si nota la graduale comparsa di un tessuto fibroso che modifica definitivamente la struttura del midollo osseo stesso non consentendogli più di funzionare correttamente.

E’ da notare che la “fibrosi” è una complicazione comune alle fasi terminali della insufficienza di molti organi (in primis fegato, cuore, polmoni e rene) che, come la mielofibrosi, non hanno attualmente terapie efficaci.

 

Sviluppo neurologico e ambiente: all’ISS opportunità per due giovani ricercatori grazie al progetto UE “Marie-Curie”

Marzo 2018

Sviluppo neurologico e ambiente: all’ISS opportunità per due giovani ricercatori grazie al progetto UE “Marie- Curie”

L’Istituto Superiore di Sanità partecipa al progetto europeo Marie Skłodowska-Curie “Exploring the Neurological Exposome” ospitando due giovani stagisti stranieri. Sono 14 infatti le posizioni aperte in Europa, di queste due riguardano l’Istituto. Il progetto internazionale Marie-Curie, finanziato dal più ampio Programma di ricerca e innovazione di Horizon 2020 della Commissione europea, mira a esplorare le cause ambientali dei disturbi dello sviluppo neurologico e la loro complessa interazione con la predisposizione genetica e suscettibilità.

I progetti che si svolgeranno in ISS riguardano in particolare l’esplorazione delle cause ambientali dei disturbi dello sviluppo neurologico e l’identificazione dei livelli di esposizione interna ai metalli tossici attraverso il biomonitoraggio umano. In particolare, saranno coinvolti il Centro di riferimento scienze comportamentali e il Dipartimento Ambiente dell’ISS.

Il primo progetto (Position ESR 4Targeted in vitro and in vivo testing of neurodevelopmental disorders focusing on exposure to heavy metals) valuterà  modelli di tossicità in vivo e in vitro della co-esposizione ai metalli. Verranno eseguiti studi mirati in vivo su modello animale per individuare una serie di marcatori periferici accessibili di suscettibilità, vulnerabilità ed effetto,in grado di prevedere gli effetti nel cervello e il risultato neuropsicologico.

Il secondo progetto (Position ESR 3Human biomonitoring of toxic metals associated to neurodevelopmental disorders) esplorerà i livelli di esposizione ai metalli tossici. Gli studi hanno mostrato infatti associazioni tra esposizione a concentrazioni ambientali di singoli metalli tossici come piombo, mercurio, arsenico, cadmio e manganese e esiti dello sviluppo neurologico nei bambini. Saranno raccolti i dati relativi all’esposizione a metalli sin dalle primissime fasi di sviluppo, fornendo una panoramica dell’esposizione effettiva della popolazione a diversi metalli potenzialmente neurotossici.

La deadline per l’invio delle domande è fissata al 16 aprile

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito http://www.neurosome.eu