Blockchain in Sanità

Blockchain in Sanità

Workshop

ISS, Aula Pocchiari

Viale Regina Elena, 299 – Roma

La tecnologia Blockchain, già alla base della moneta digitale Bitcoin, promette di essere fondamentale anche nel settore della Sanità, grazie alla creazione e gestione, tramite algoritmi sofisticati e uso del linguaggio crittografico, di database virtuali sicuri, immodificabili, trasparenti, intraoperabili.
Di questo si parlerà il 12 novembre nel Workshop Blockchain in Sanità.

Scarica programma

Workshop finale del progetto “Biomonitoraggio di Ftalati e BPA nei bambini italiani e associazione con patologie infantili: il progetto europeo LIFE PERSUADED”

Workshop finale del progetto “Biomonitoraggio di Ftalati e BPA nei bambini italiani e associazione con patologie infantili: il progetto europeo LIFE PERSUADED”

ISS, Aula Pocchiari

Viale Regina Elena, 299 – Roma

Sarà finalizzato ad illustrare i risultati del progetto LIFE PERSUADED il workshop organizzato dal Centro di riferimento per la Medicina di Genere che si svolgerà in ISS il 25 e 26 ottobre prossimi.
Obiettivo principale del progetto è stata la valutazione dei livelli di ftalati e bisfenolo A (riconosciuti come interferenti endocrini) nei bambini e negli adolescenti italiani attraverso un’indagine sulla possibile correlazione tra l’esposizione a tali sostanze e lo sviluppo di determinate patologie infantili sempre più diffuse quali l’alterazione dello sviluppo puberale e l’obesità.

Scarica programma

Emicrania: una malattia di genere

Emicrania: una malattia di genere

ISS, Aula Pocchiari

Viale Regina Elena, 299 – Roma

Il 12% della popolazione adulta nel mondo soffre di emicrania e ad esserne maggiormente colpite sono le donne, con un’incidenza tre volte maggiore rispetto agli uomini.

Un dato che interessa la Medicina di Genere e che assume un’importanza particolarmente rilevante in ambito di sanità pubblica sia per l’impatto sulla qualità di vita sia per i costi sostenuti a riguardo dal settore sanitario. L’argomento è stato al centro di uno studio condotto dall’ISS in collaborazione con l’Università SDA Bocconi i cui risultati saranno presentati nel corso del convegno organizzato dal Centro di Medicina di Genere il prossimo 31 ottobre.

Obiettivo dell’evento è dunque offrire un quadro globale della patologia e delle ricadute sociali che questa comporta con l’intento di avviare un’efficace attività di diffusione e implementazione delle conoscenze tra operatori del settore, stakeholders e pazienti.

Scarica programma

Il ruolo della comunicazione nelle cure palliative

Il ruolo della comunicazione nelle cure palliative

ISS, Aula Bovet

Viale Regina Elena, 299 – Roma

Nell’ambito dell’assistenza oncologica la comunicazione con il paziente e con i familiari rappresenta uno step fondamentale. Ogni anno sono infatti circa 170.000 i decessi di persone con patologie oncologiche e il 90% di esse necessita di un piano personalizzato di cura e assistenza che possa garantire la migliore qualità di vita.

Obiettivo di questo importante convegno organizzato dal Dipartimento di Neuroscienze e Servizio di Conoscenza e Comunicazione Scientifica è quello di aumentare le competenze comunicative di tutti gli operatori delle equipe multi professionali impegnate nelle cure palliative all’interno di ospedali, di Hospice e a domicilio.

L’appuntamento è in Aula Bovet, il prossimo 19 novembre.

Scarica programma

Il contributo dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze nella gestione integrata dei pazienti

Il contributo dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze nella gestione integrata dei pazienti

ISS, Aula Pocchiari

Viale Regina Elena, 299 – Roma

Quali attività assistenziali e di ricerca vengono effettuate presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale per assistere i pazienti con demenza e i loro familiari, nel contesto del Piano Nazionale Demenze. Questo il tema al centro dell’XII Convegno “Il contributo dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze nella gestione integrata dei pazienti”, organizzato il 15 e 16 novembre dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute.

Scarica programma

Dal centro alla periferia, la città che cura

Ottobre 2018

Dal centro alla periferia, la città che cura

“LA CITTA’ CHE CURA – Microaree e periferie della salute” di G. Gallio e M.G. Dezza

Edizioni Alphabeta, Verlag – 2018 

La città che cura” prima di essere il titolo di questo interessante volume è l’esito soddisfacente di un lontano e proficuo progetto di salute pubblica. La città che cura è infatti una città come Trieste che, sulla scia delle innovazioni previste dalla Legge Basaglia, ha ripensato ad un nuovo metodo di approccio terapeutico del paziente psichiatrico con l’idea di porre al centro, quale elemento essenziale e determinante, non soltanto l’esclusiva valutazione della condizione patologica ma anche la considerazione del contesto di vita quotidiana e della realtà che ogni giorno attraversa il paziente stesso.

Il risultato è stato entusiasmante a tal punto da pensare di allargare questo nuovo approccio terapeutico anche a persone affette da patologie diverse. Dai disturbi cardiovascolari alle malattie tumorali, dal diabete alle patologie pneumologiche, questo nuovo metodo sembra ricordarci che il buon esito della cura non può prescindere dal territorio in cui si vive.

Il libro ci invita inoltre non solo ad una riflessione sul tema dell’esclusione nel campo della tutela della salute pubblica ma ci spinge anche ad ipotizzare di estendere questo modello in tutte quelle aree difficili del nostro Paese che subiscono e patiscono, più di altre, gravi situazioni di svantaggio sociale e sanitario.

I protagonisti del libro sono gli autori stessi: Gallio e Dezza fanno parte infatti di quel mondo complesso e prezioso di qualificati professionisti che operano ogni giorno con fatica e dedizione all’interno delle nostre strutture sociosanitarie. E può apparire forse superfluo ricordarlo ma il buon risultato di questo ambizioso progetto come di ogni progetto che interessa la salute pubblica non può prescindere da tutta quella essenziale comunità di operatori sociosanitari che interagisce ogni giorno con il paziente e si muove all’interno di diversi e svariati contesti dai quali i pazienti e il buon esito delle loro patologie sono appunto inevitabilmente condizionati.

METROFOOD, nasce un network europeo per la food safety

Ottobre 2018

METROFOOD, nasce un network europeo per la food safety

Al via una nuova infrastruttura europea per integrare e armonizzare la ricerca nel campo della qualità e sicurezza alimentare. Si chiama METROFOOD-RI (Research Infrastructure for promoting metrology in food and nutrition) e vede il coinvolgimento di oltre 2200 ricercatori di 48 partner provenienti da 18 Paesi europei, coordinati dall’ENEA. In Italia, tra le 12 maggiori istituzioni di ricerca che hanno costituito una Joint Research Unit (JRU) dedicata, vi è l’ISS.

METROFOOD-RI mira a promuovere l’affidabilità e la standardizzazione delle misure per quel che concerne la qualità, la sicurezza, la tracciabilità, la sostenibilità della produzione di alimenti, attraverso l’approccio FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Re-usable). A vantaggio dello sviluppo del settore agroalimentare e della tutela dei consumatori.

“Le infrastrutture europee sono importanti volani della ricerca di eccellenza e dello sviluppo economico e sociale – commenta Francesco Cubadda, ricercatore del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’ISS e uno dei tre membri del Comitato di coordinamento della JRU italiana – METROFOOD-RI consiste di una infrastruttura fisica, fatta di laboratori, campi e impianti sperimentali ai vari livelli della filiera alimentare, e di una infrastruttura che a regime diventerà una piattaforma di accesso e integrazione di un’enorme mole di dati sugli alimenti e sulle loro caratteristiche compositive: l’ISS contribuisce con 14 facilities fisiche – 11 laboratori analitici e tre centri per la produzione di materiali di riferimento – e tre facilities elettroniche”.

IST, un bilancio della conoscenza in occasione della Notte Europea dei Ricercatori

Ottobre 2018

IST, un bilancio della conoscenza in occasione della Notte Europea dei Ricercatori

In occasione dell’edizione 2018 della Notte Europea dei Ricercatori, svoltasi in ISS il 28 settembre, l’equipe dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS ha organizzato uno stand all’interno del quale, gli esperti, disponibili a rispondere a dubbi e perplessità dei visitatori e a distribuire materiale informativo sulla prevenzione delle Infezioni a Trasmissione Sessuale (IST), hanno coinvolto il pubblico in una mostra interattiva dal titolo “Le Infezioni Sessualmente Trasmesse: diventa parte attiva nella prevenzione”.

Durante l’evento è stato chiesto ai visitatori di partecipare a un intervento di prevenzione delle IST attraverso la lettura di una scheda anonima consegnata dai ricercatori, suddivisa in tre parti: una parte che riportava le indicazioni dei servizi di informazione on line e di HIV/AIDS/IST counselling telefonico offerti dall’ISS, rispettivamente il Telefono Verde AIDS e IST 800861061 e il sito Uniti contro l’AIDS; un’altra parte, denominata rischiometro, che chiedeva di rispondere ad alcune domande sui propri comportamenti sessuali con valutazione dei rischi corsi e con indicazioni sulla necessità o meno di effettuare i test di screening per le IST; infine, una terza parte denominata “Quiz sulle infezioni sessualmente trasmesse: cosa ne sai” che una volta compilata in modo riservato e anonimo, veniva inserita in un’urna chiusa con la finalità di consentire successivamente ai ricercatori di analizzare i dati e di avere spunti di riflessione sul livello di conoscenza delle IST da parte della popolazione generale.

L’afflusso delle persone allo Stand è stato notevole, circa 350 persone, una parte di queste si è resa disponibile a collaborare all’iniziativa. I 125 intervistati, equamente distribuiti tra femmine (48,8%) e maschi (45,6%), hanno un’età media di 35 anni. Tra queste 125 persone il 55,2% ha dichiarato di svolgere un’attività lavorativa; il 74,4% di essere laureato; il 32,8% di essere studente. La grande maggioranza dei partecipanti ha dichiarato di avere un partner stabile (il 72% delle persone ha affermato di essere coniugato o convivente).

Sulla base delle domande inerenti la conoscenza della prevenzione dell’HIV e delle altre IST è emerso che nonostante il 96,8% degli intervistati abbia dichiarato di conoscere l’HIV e l’89,6% sappia che usando il profilattico si riduce il rischio di contrarlo, il 16% (di cui più della metà ha meno di 26 anni) pensa che si trasmetta tramite la puntura di zanzara, inoltre, 2 persone hanno indicato come via di trasmissione dell’HIV la stretta di mano.

Alla domanda su quale sia l’IST più diffusa in Italia il 45,6% risponde correttamente Papillomavirus, mentre, ben il 40% crede erroneamente che sia l’HIV. Questo dato sembrerebbe indicare che ancora oggi lo stigma e la paura che caratterizzano l’HIV amplifichino la percezione che sia presente nel nostro paese un’alta diffusione di questa patologia. In generale, il 96% sa cosa siano le IST, il 57,6% conosce i servizi che se ne occupano e il 62,4% sa dove e come effettuare i test.

Per quanto riguarda la conoscenza degli strumenti di prevenzione, è risultato che una persona su 7 ancora non sappia cosa sia il condom, probabilmente in quanto non conosce questo specifico termine, e che solo l’11,2% delle persone conosca il dental dam, barriera in lattice da applicare sui genitali femminili o sull’ano durante i rapporti orali. Un dato interessante è che il femidom, preservativo femminile che si inserisce nella vagina, è conosciuto dal 42,4% del campione in modo uguale dalle donne e dagli uomini indicando che tale strumento di prevenzione non sia esclusiva prerogativa delle prime.

Infine, relativamente ai bisogni informativi sulle IST il 75,2% del campione ne sente l’esigenza, e dichiara che i canali di informazione preferiti siano Internet al primo posto e la televisione al secondo.

Il CNF1, una proteina del nostro intestino come potenziale farmaco

Ottobre 2018

Il CNF1, una proteina del nostro intestino come potenziale farmaco

Una proteina batterica, il CNF1, presente nel nostro intestino potrebbe diventare un potenziale farmaco innovativo per il sistema nervoso centrale. Lo evidenzia un importante studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Università di Bologna, il CNR di Pisa, l’Università Cattolica di Roma e l’Università di Bari illustrato di recente in ISS. La notizia è al centro di diverse pubblicazioni su prestigiose riviste peer-reviewed, di diversi progetti nazionali e internazionali ed è oggetto di quattro brevetti internazionali.

CNF1, acronimo di Fattore Citotossico Necrotizzante 1, è una proteina prodotta da alcuni ceppi del batterio Escherichia Coli normalmente presente nell’intestino umano e tra i suoi bersagli molecolari individua le proteine RhoGTPasi, ovvero quell’insieme di molecole che a livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC), regolano i processi cognitivi e la memoria spazio temporale e la cui alterata funzionalità è riscontrata in molte malattie del SNC come la malattia di Alzheimer, la schizofrenia, i disturbi del neurosviluppo associati ad autismo e in alcune malattie rare del neurosviluppo.

Già nel 2007 uno studio condotto dall’ISS aveva evidenziato che il trattamento con CNF1 aumentava la funzionalità cerebrale dell’apprendimento e della memoria, osservando che questa tossina batterica permetteva anche il recupero di deficit cognitivi e motori.

Gli studi recenti hanno evidenziato che il CNF1 rappresenta anche un’importante opportunità terapeutica contro le malattie mitocondriali in quanto ha dimostrato la sua efficacia non soltanto nei casi di deficit cognitivi ma anche in quelli energetici a livello cellulare. Questa proteina che aumenta e riattiva la produzione dell’energia cellulare prodotta proprio dai mitocondri, si presenta dunque come nuova strategia terapeutica verso tutto quell’eterogeneo gruppo di patologie genetiche, spesso multisistemiche, causate appunto da alterazioni nel funzionamento mitocondriale.

Emicrania: una malattia di genere

Ottobre 2018

Emicrania: una malattia di genere

Il 12% degli adulti in tutto il mondo soffre di emicrania con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne. Una patologia invalidante che risulta di grande interesse per la Medicina di Genere che ha un forte impatto sulla qualità della vita e che incide inevitabilmente anche sui costi sociali e sanitari.

Il tema è al centro del Libro Bianco “Emicrania: una malattia di genere”, realizzato dal Centro Medicina di Genere dell’ISS in collaborazione con il CERGAS SDA Bocconi School of Management, in cui sono illustrati i risultati relativi all’impatto di questa patologia dal punto di vista socio-economico e sanitario, con l’intento anche di fornire a decisori e operatori del Servizio Sanitario Nazionale importanti informazioni sulle possibili azioni di supporto mirate e condivise.

Il libro mostra come le donne colpite da emicrania scontino maggiormente il prezzo di una vita peggiore, e con maggiori difficoltà. Il dolore e il malessere conseguenti alla patologia si incastrano infatti all’interno di una evidente complessità che interessa maggiormente la vita della donna, come la cura della famiglia o gli impegni legati alle attività sociali. Tra i punti centrali della ricerca vi sono l’analisi del differente impatto nell’uomo e nella donna sull’onere sociale e individuale, sui costi diretti non sanitari, sulle perdite di produttività associate  alla  patologia,  nonché  sull’effetto   dei   diversi  percorsi   di   gestione   e  sulle relative ricadute in ambito sanitario.

L’Osservatorio sulla Medicina di Genere dell’ISS, che deve essere istituito come previsto dall’art.3 del DDL 3/2018, potrà fornire un contributo importante nel profilare il “fenomeno emicrania” sulla base di dati scientifici solidi e indicare i percorsi clinico-assistenziali più adatti e appropriati.