La bellezza ci salverà, per le Malattie Rare online il bando del concorso artistico “Il Volo di Pegaso”

Novembre 2018

La bellezza ci salverà, per le Malattie Rare online il bando del concorso artistico “Il Volo di Pegaso”

Un appuntamento che si rinnova da molti anni, strumento di divulgazione e conoscenza delle Malattie Rare il concorso letterario, artistico e musicale “Il Volo di Pegaso” è arrivato alla sua undicesima edizione.

On-line il bando, la scadenza per presentare le opere è il 6 gennaio 2019. Possono partecipare tutti, le categorie si dividono in minori, principianti e professionisti.

Quest’ anno il tema a cui ispirarsi è la tenacia. Parola che ben conoscono i malati di Malattie Rare, infatti, ad oggi esistono più di 7000 Malattie Rare, in Europa colpiscono non più di 5 persone su 10000 cittadini e molti pazienti restano senza diagnosi per diversi anni. Le Malattie Rare si profilano quindi come una delle grandi sfide per la Ricerca e la Medicina.

Il Concorso organizzato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità vuole fornire spazi espressivi per promuovere la conoscenza del complesso mondo delle Malattie Rare consolidando il legame tra narrazione e conoscenza.

Le sessioni in cui si divide il Concorso sono: Narrativa, Poesia, Disegno, Pittura, Scultura, Fotografia, Arte Digitale, Composizione Musicale e Interpretazione Musicale.

La Cerimonia di premiazione si terrà il 1 marzo 2019 presso l’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito delle celebrazioni per il Rare Disease Day.

BlockChain, l’ISS in prima linea per sperimentare l’uso di questa tecnologia

Novembre 2018

BlockChain, l’ISS in prima linea per sperimentare l’uso di questa tecnologia

Si è svolto all’ISS il primo evento sull’utilizzo della BlockChain in Sanità, vale a dire il convegno “BlockChain in Sanità: sicurezza, trasparenza e democrazia dei dati”, promosso da Stefano Vella, Direttore del Centro per la Salute Globale dell’ISS, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, e da Massimiliano Barawitzka, Advisor di McCANN HEALTH.

E sarà proprio l’Istituto il primo a sperimentare questa tecnologia che promette di rivoluzionare gli ambiti in cui verrà applicata.

L’ISS, infatti, metterà sotto BlockChain i dati della Piattaforma Italiana per lo studio delle Terapie delle Epatiti Virali (PITER), “il primo esempio italiano di “democratizzazione” di un database sanitario – nelle parole del Presidente Walter Ricciardi – di cui i centri specialistici afferenti al progetto condivideranno e utilizzeranno i contenuti, secondo una metodologia che garantisce ai centri la massima trasparenza e assicura al tempo stesso ai cittadini privacy e incorruttibilità dei dati dall’esterno”.

“La tecnologia BlockChain – spiega Stefano Vella – altro non è che un registro decentralizzato, di cui ogni centro detiene una copia, e ogni volta che un dato viene modificato, la modifica viene riportata su tutte le copie della rete con un doppio obiettivo: avere sempre una copia aggiornata di tutti i dati in ciascuna sede e identificare immediatamente eventuali attacchi ad uno dei database che, pur essendo riconosciuto come “differente” dalle altre copie, può essere congelato senza impedire che gli altri centri lavorino in sicurezza. I dati di PITER saranno di fatto il primo Registro Italiano a essere realizzato con tecnologia BlockChain: tutti gli epatologi e infettivologi del territorio disporranno così della più grande casistica di ricerca clinica sul tema con i dati di più di 10 mila pazienti e 100 centri clinici raccolti nella piattaforma”.

Vaccinazione antinfluenzale, nel 2017 non superato il 64% di copertura

Novembre 2018

Vaccinazione antinfluenzale, nel 2017 non superato il 64% di copertura

Con l’arrivo della stagione invernale torna anche l’influenza, per la quale l’unico mezzo di contrasto sicuro ed efficace resta il vaccino.

Dai dati della piattaforma ISS risulta che nella scorsa stagione sono state somministrate in Italia 9.290.424 dosi di vaccino antinfluenzale con una copertura che è stata pari al 15,3% della popolazione generale e al 52,7% di quella anziana (età pari o superiore a 65 anni).

A livello regionale la percentuale più bassa è stata riscontrata nella P. A. di Bolzano (con un minimo del 35,3%) mentre la più alta è stata registrata in Umbria (con un massimo del 63,4%). Il calo delle coperture resta comunque evidente in tutte le Regioni. 

I numeri infatti ci dicono che siamo ancora molto distanti dal target minimo perseguibile del 75% indicato dal Piano Nazionale Vaccini e se prendiamo ad esempio la copertura vaccinale di una delle categorie considerate a rischio come quella dell’anziano, risulta che a fronte di un livello massimo del 68,3%, raggiunto nella stagione pandemica 2005/06, la copertura è scesa progressivamente fino a toccare il minimo storico del 48,6% nella stagione 2014/15. 

Un dato altrettanto preoccupante interessa gli Operatori Sanitari (OS) per i quali la copertura vaccinale è fortemente raccomandata sia per garantire loro una protezione individuale sia per evitare il rischio di contagio dei pazienti con i quali essi entrano in contatto. Dai dati risulta infatti che la copertura vaccinale degli OS si aggira intorno al 15%, nonostante un aumento osservato nel corso della stagione scorsa che ha raggiunto il 26,3%.

A supporto di un incremento della vaccinazione, in particolare per chi è considerato a rischio, il Ministero della Salute nell’ambito della Campagna di vaccinazione per la stagione influenzale 2018-2019, attraverso la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019” pubblicata il 30 maggio scorso, ha evidenziato le categorie, per le quali la vaccinazione è fortemente raccomandata, suddividendole in tre gruppi:

  1. persone ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all’influenza;
  2. persone che possono trasmettere l’infezione a soggetti ad alto rischio;
  3. soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori.

Va ricordato, infine, che il periodo indicato per la somministrazione vaccinale va dalla metà di ottobre alla fine dicembre.

Glaucoma, un libro bianco per conoscerlo e affrontarlo

Novembre 2018

Glaucoma, un libro bianco per conoscerlo e affrontarlo di Monica Vallario e Claudio Barnini
Edizioni Edra

Un libro bianco dal titolo “Glaucoma: apriamo gli occhi sulla malattia” per accendere i riflettori su quello che viene definito il “killer silenzioso della vista” e che colpisce oltre 60 milioni di persone nel mondo.

Il libro, scritto da Monica Vallario e da Claudio Barnini, è stato presentato il 13 novembre scorso a Milano ed è rivolto a tutti i soggetti direttamente coinvolti nella malattia, dai pazienti ai familiari, dal mondo dei medici a quello delle istituzioni, da chi opera nella sanità pubblica a chi si occupa di informazione.

Nel testo sul glaucoma, Claudio Barnini, giornalista e già autore del libro bianco “SMA-Il racconto di una rivoluzione”, toccante autobiografia attraverso la quale ha raccontato la complessità di questa patologia e il coraggio necessario ad affrontarla nel vivere quotidiano, raccoglie punti di vista e testimonianze di coloro che seppure in contesti diversi sono impegnati a fronteggiare la malattia, con l’intento di informare ma anche di dare speranza, coraggio e vicinanza a chi ne è colpito.

Definita dall’OMS una “patologia sociale”, il glaucoma rappresenta la prima causa di cecità irreversibile e la seconda causa di cecità nei paesi industrializzati.
Solo in Italia ad esserne affette sono 550 mila persone con 4.500 nuovi casi di cecità che a causa del glaucoma si verificano ogni anno. L’incidenza cresce con l’aumento dell’età e proprio per la sua caratteristica di svilupparsi in maniera silente, la prevenzione gioca un ruolo molto importante già a partire dai 40 anni.

“La prevenzione – spiega Barnini – è la migliore arma, ma l’informazione è la seconda. Perché il paziente informato è molto più forte contro la malattia: può arrivare più precocemente alla diagnosi e alla cura e affrontare in modo più consapevole e attivo il percorso terapeutico, gestendo al meglio la propria patologia e le sfide ad essa correlate”.
Nell’epoca dell’emergente e increscioso problema delle “fake news” un approfondimento viene infatti dedicato all’importanza della comunicazione giornalistica quale contributo essenziale in grado di garantire una corretta informazione per una prevenzione efficace e tempestiva contro questa malattia invalidante e degenerativa.

 

 

Le plastiche sotto la lente dell’ISS: un biomonitoraggio dimostra l’esposizione continua e diffusa nella popolazione a Ftalati e Bisfenolo A

Novembre 2018

Le plastiche sotto la lente dell’ISS: un biomonitoraggio dimostra l’esposizione continua e diffusa nella popolazione a Ftalati e Bisfenolo A

La Rocca: si tratta di sostanze chimiche non persistenti e facilmente metabolizzate dall’organismo ma è consigliato ridurre l’esposizione

L’esposizione a Ftalati e Bisfenolo A è molto diffusa nella popolazione poiché si tratta di sostanze contenute in oggetti di plastica di uso comune. Sono sostanze che vengono eliminate rapidamente dall’organismo tuttavia la loro presenza è stata riscontrata in tutti i soggetti analizzati.

Lo dicono i dati scaturiti dal progetto europeo LIFE PERSUADED di cui l’Istituto Superiore di Sanità è coordinatore nella persona della Dott.ssa Cinzia La Rocca del Centro di Riferimento Medicina di Genere. Il progetto, durato 4 anni, ha avuto diversi obiettivi: a) verificare l’esposizione della popolazione infantile italiana a Ftalati e Bisfenolo A, attraverso uno studio di biomonitoraggio; b) studiare l’associazione tra esposizione a ftalati e BPA e malattie infantili quali pubertà precoce, telarca prematuro e obesità; c) valutare gli effetti di BPA e ftalati mediante uno studio sperimentale su modello animale.

Lo studio di biomonitoraggio di LIFE PERSUADED ha evidenziato che praticamente tutti i bambini e le loro madri sono esposti a Ftalati (100% dei reclutati) e a Bisfenolo A (77% dei reclutati).  Lo studio ha misurato i livelli di Ftalati e BPA nelle urine di 900 coppie madre-figlio del Nord, Centro e Sud Italia divise in zone urbane e rurali, in bambini e adolescenti di età compresa tra i 4 e i 14 anni, quale gruppo di popolazione maggiormente suscettibile e vulnerabile agli effetti di tali contaminanti. Ftalati e Bisfenolo A sono infatti interferenti endocrini, possono cioè alterare l’equilibrio ormonale degli esseri viventi soprattutto durante fasi critiche della vita come infanzia, pubertà, gravidanza.

Interlocutori di progetto importanti sono stati gli 87 pediatri del Sistema Sanitario Nazionale coinvolti per l’arruolamento dei bambini, cui sono state trasferite le informazioni sulla problematica e gli strumenti per le attività previste, durante incontri di training. A loro volta i pediatri hanno contribuito a diffondere la conoscenza della tematica presso la popolazione per promuovere la partecipazione al progetto.

I partecipanti allo studio hanno compilato un questionario sugli stili di vita e alimentari e redatto un diario alimentare relativo ai due giorni precedenti il campionamento delle urine. Attraverso l’analisi delle risposte fornite il progetto ha evidenziato indicazioni utili per la riduzione dell’esposizione, tema rilevante ai fini della prevenzione.

L’esposizione è diversa a seconda del luogo di abitazione: è maggiore al Sud per gli Ftalati sia per le madri sia per i figli. L’esposizione a BPA, invece, è maggiore al Nord nelle madri mentre per i figli è paragonabile nelle tre aree. Per entrambi, inoltre, l’esposizione a BPA è maggiore nelle aree urbane rispetto a quelle rurali.

I bambini di età compresa tra i 4 e i 6 anni presentano livelli maggiori di Ftalati e BPA.

I questionari hanno mostrato che l’uso frequente di plastica monouso e l’uso prolungato e quotidiano di giochi in plastica nei bambini sono i principali determinati associati all’esposizione a Ftalati e BPA.

LIFE PERSUADED è finanziato dal Programma Europeo Life+ (LIFE13 ENV/IT/000482) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, con la partecipazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dell’Università di Tor Vergata di Roma e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa.

Dalle attività di progetto sono già scaturite iniziative e studi, quali l’istituzione della biobanca di campioni di urina e di tessuti animali, la valutazione degli effetti sul metabolismo lipidico, le proposte di nuove progettualità, che rappresentano la ricaduta e la continuità scientifica dell’intero studio in una prospettiva futura.

Ftalati e Bisfenolo A – cosa sono

Ftalati (DEHP) e Bisfenolo A (BPA) sono composti utilizzati come plasticizzanti in numerosi prodotti di uso quotidiano (contenitori per alimenti, giocattoli, cosmetici, carta termica); sono sostanze non persistenti ma molto diffusi nell’ambiente e  sono rapidamente metabolizzati nell’organismo. Sono riconosciuti interferenti endocrini e obesogeni con effetti sul sistema riproduttivo, sul neurosviluppo, sul sistema immunitario e sul metabolismo lipidico e degli ormoni tiroidei principalmente attraverso l’interazione con i recettori steroidei, tiroidei e dei perossisomi.

OMS, nel mondo quattro miliardi di persone si curano con le piante

Novembre 2018

OMS, nel mondo quattro miliardi di persone si curano con le piante

Un grande serbatoio di molecole. Così potremmo definire la natura, da cui storicamente sono state ottenute quasi tutte le preparazioni utilizzate poi come rimedi, effettivi o potenziali, contro numerose patologie.

Qualche numero può rendere bene l’idea: attualmente si contano oltre 35 mila specie vegetali usate in tutto il mondo a scopo medico, ma se ne stimano ben 420 mila, per le quali si hanno conoscenze limitate.

Insomma dal 1800 ad oggi sono tantissime le molecole che hanno scritto la storia della medicina: dalla morfina usata come analgesico ed estratta dal Papaver somniferum nel 1805, al chinino, antimalarico, scoperto nella Chincona officinalis nel 1920, passando per la penicillina, estratta da Penicillum notatum nel 1928 fino alla streptomicina nel 1943 dallo Streptomyces griseus, e l’elenco è davvero lungo.

Le stime dicono che l’80% dei farmaci antimicrobici, cardiovascolari, immunosoppressori e antitumorali, impiegati nella medicina occidentale, contengono uno o più ingredienti derivati dalle piante o sviluppati sinteticamente da esse, tanto che, secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i medicinali a base di sostanze vegetali vengono somministrati a circa 3,5-4 miliardi di persone in tutto il globo.

Proprio l’universo delle sostanze naturali – ovvero tutti quei prodotti provenienti da animali, piante, suolo, acqua e mondo microbico – è stato il tema al centro del Convegno svoltosi di recente in ISS “Sostanze Naturali e Terapie Integrate: dalla ricerca di base all’applicazione clinica”, nel corso del quale sono stati discussi i più recenti aspetti scientifici e normativi relativi all’impiego, nell’ambito di una medicina integrata, delle sostanze naturali. In occasione, oltretutto, del decennale della costituzione del gruppo di studio Terapie Integrate e Sostanze Naturali (TISNa) dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Il notevole aumento da parte della popolazione dell’utilizzo di prodotti naturali di diversa origine a scopo terapeutico o anche come integratori alimentari – sostiene Francesca Mondello, ricercatrice dell’ISS e co-organizzatrice dell’evento insieme ai ricercatori Annarita Stringaro e Andrea Geraci – richiede con urgenza l’incremento e il coordinamento delle attività di ricerca volte a chiarire l’effettiva efficacia terapeutica e gli eventuali effetti collaterali indesiderati. Questo comporta un impegno da parte delle istituzioni che dovrebbero da un lato svolgere una funzione di controllo, per ciò che riguarda la qualità dei prodotti in commercio e dall’altro lato informare nel modo più corretto circa l’uso di tali sostanze”.

È necessario ribadire, va avanti l’esperta, “che non sempre ciò che è “naturale” è anche innocuo.

C’è la necessità di diffondere informazioni corrette nell’ambito sia delle figure del mondo socio-sanitario, sia soprattutto tra gli utilizzatori. Tutto questo si colloca tra le attività dell’ISS che sono principalmente quelle di ricerca, controllo, consulenza, formazione e divulgazione ai fini della tutela della salute pubblica”.

Da tempo, il mondo delle sostanze naturali con potenziale terapeutico è oggetto di interesse e di studio da parte della comunità scientifica, tanto più di fronte alle continue emergenze infettive e ai relativi fenomeni di farmaco-resistenza, all’aumento delle patologie croniche incurabili, alla progressiva penuria di farmaci e, al tempo stesso, al loro elevato costo.

In particolare, di fronte al fenomeno dell’antibioticoresistenza, per il quale si parla di emergenza mondiale (è stato stimato da Jim O’Neil, in un lavoro del 2016 su The Review on Antimicrobial Resistance, che entro il 2050 i batteri resistenti agli antibiotici saranno la prima causa di morte nel mondo), “si rischia – conclude Mondello – di rimanere sprovvisti di armi affilate: negli ultimi 20 anni sono stati approvati pochi nuovi antibiotici e dal 1962 al 2000 non è stata registrata alcuna classe di antibiotici. Qualcosa però si sta muovendo: grazie alle nuove piattaforme tecnologiche (la genomica, la bioinformatica, la proteomica etc.) potrebbero essere identificate nuove molecole antimicrobiche proprio nel campo delle sostanze naturali”.

Il gruppo di studio Terapie Integrate e Sostanze Naturali (TISNa)

Il gruppo di studio TISNa, costituitosi spontaneamente e in maniera trasversale rispetto alla struttura dell’ISS nel 2008, ha voluto promuovere e organizzare opportunità di confronto con altre istituzioni scientifiche e accademiche del Paese, con il fine di creare una rete di esperti di varie competenze scientifiche, in grado di lavorare in maniera interdisciplinare su tutti gli aspetti di uso delle “sostanze naturali”  e delle “terapie integrate” per individuarne i benefici e gli eventuali effetti avversi, ma anche per stimolare la nascita di future collaborazioni e progetti di ricerca.

Il gruppo di studio TISNa oltre a portare avanti attività di rigorosa ricerca scientifica, pubblicata su riviste indicizzate, si è fatto promotore nel tempo di numerosi eventi: seminari mensili che si svolgono regolarmente in ISS e diversi convegni e giornate formative attraverso i quali sono stati e vengono analizzati tutti gli aspetti inerenti alle sostanze naturali e agli approcci terapeutici integrati, tutti diretti sia alla comunità scientifica sia al pubblico generale.

Il sistema sangue italiano ‘fa scuola’ in Salvador

Novembre 2018

Il sistema sangue italiano ‘fa scuola’ in Salvador

Grazie ai donatori e alle associazioni di volontariato il sistema sangue del nostro paese aiuta e ‘fa scuola’ anche all’estero.

In questi giorni in Salvador una delegazione italiana sta partecipando alla cerimonia di consegna di 1,5 milioni di unità di fattore VIII, farmaco plasmaderivato fondamentale per la terapia dell’emofilia, come momento culminante di un progetto che ha portato alla nascita di una ‘rete del sangue’ nel paese sul modello di quella italiana.

La delegazione italiana del CNS sta inoltre visitando le principali strutture della rete trasfusionale della Repubblica di El Salvador. Infatti, oltre a fornire i farmaci plasmaderivati, di grande valore etico perché ottenuti dalle donazioni volontarie e non remunerate, l’Italia sta fornendo anche consulenza su aspetti tecnico-scientifici, organizzativi e regolatori attraverso il Centro Nazionale Sangue – Istituto Superiore di Sanità.

Grazie ad AVIS e FIODS è nato il volontariato del sangue nel paese, che si è concretizzato nell’ASDAS: Asociacion Salvadoregna de Donantes Altruistas de Sangre.

L’iniziativa si inserisce nel programma di donazioni dei farmaci plasmaderivati eccedenti rispetto al fabbisogno regionale e nazionale previsto dall’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 che promuove gli accordi di collaborazione per l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari e lo sviluppo delle reti assistenziali in paesi esteri.

Alla cerimonia di donazione del fattore VIII erano presenti l’ambasciatore italiano in Salvador Umberto Malnati e il suo omologo salvadoregno, il Ministero della Salute del Salvador e il Dott. Mauro Vandali in rappresentanza dell’IILA, l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Il progetto è stato realizzato con il supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero degli Esteri.

Laurea “honoris causa” per Walter Ricciardi alla Jefferson University di Philadelphia

Novembre 2018

Laurea “honoris causa” per Walter Ricciardi alla Jefferson University di Philadelphia

Il Presidente Walter Ricciardi è stato invitato a ricevere la Laurea “honoris causa” in “Dottore della scienza” dalla Thomas Jefferson University per i risultati raggiunti e il contributo dato (anche attraverso – si legge nell’invito – il lavoro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con il Centro di Ricerca per la Salute Globale) al mondo della sanità pubblica.

L’occasione per ricevere l’onorificenza sarà il discorso di apertura che il Presidente dell’ISS è stato invitato a tenere di fronte alla platea degli studenti della Thomas Jefferson University il prossimo 22 maggio 2019 presso il Kimmel Center for the Performing Arts di Philadelphia.

Istituito nel 1824 come Jefferson Medical College, il prestigioso ateneo cominciò a conferire le lauree ad honorem nel 1840. Da allora la lista dei destinatari ha incluso personaggi illustri nel mondo della scienza, della medicina, della legge, della letteratura. Tra i più recenti: Alex Gorsky, Judith Rodin, Donna Brazile e Paul Farmer.

I Focal Point Nazionali di EFSA: un decennio di networking per la sicurezza alimentare europea

Novembre 2018

I Focal Point Nazionali di EFSA: un decennio di networking per la sicurezza alimentare europea

Istituita nel 2008, la rete dei Focal Point (FP) comprende membri di tutti i 28 Stati dell’UE, Islanda e Norvegia, nonché osservatori provenienti dalla Svizzera e dai Paesi in fase di preadesione. In questi 10 anni i Focal Point hanno agito da ambasciatori dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nei loro Paesi, in stretta collaborazione tra loro, le autorità nazionali per la sicurezza degli alimenti e l’EFSA stessa.

Attraverso la rete dei FP, viene promosso lo scambio di informazioni, il collegamento tra le istituzioni e l’impegno a migliorare il sistema europeo e nazionale che garantisce la sicurezza degli alimenti, la tutela della salute e del benessere degli animali e adeguati stili di vita nutrizionali. Inoltre, svolge un ruolo importante nella costruzione e nel miglioramento della capacità di valutazione del rischio nella filiera alimentare dell’UE e accresce la visibilità e la portata del lavoro scientifico svolto dall’EFSA e dagli Stati membri.

In Italia, il Focal Point è istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità e opera sotto il coordinamento della Direzione Generale degli organi collegiali per la tutela della salute del Ministero della Salute, che è l’Autorità Nazionale per la sicurezza degli alimenti.

Nell’arco di questi 10 anni, il Focal Point Italiano ha lavorato per promuovere l’eccellenza tecnica e scientifica nazionale, la cooperazione con l’EFSA e lo sviluppo delle competenze tecniche e scientifiche nella valutazione del rischio. I successi principali hanno riguardato lo sviluppo della cooperazione nazionale, con un miglioramento delle interazioni tecniche e scientifiche tra l’EFSA e gli istituti di ricerca nazionali, una maggior consapevolezza del ruolo dell’EFSA a livello nazionale e un’estensione della rete di collaborazioni degli istituti di ricerca, delle università e degli istituti zooprofilattici sperimentali con l’EFSA e con altre istituzioni internazionali.

Molte e significative sfide attendono i Focal Point, sempre finalizzate alla promozione della salute, alla sostenibilità della produzione degli alimenti e all’eccellenza scientifica e tecnica nella valutazione dei rischi, ma il lavoro svolto in questi anni rappresenta una solida piattaforma di partenza per il futuro.

Focal Point: dieci anni di successi

Infezioni Sessualmente Trasmesse, in un volume consigli e indicazioni per i giovani

Novembre 2018

Infezioni Sessualmente Trasmesse, in un volume consigli e indicazioni per i giovani

Come si prende un’Infezione Sessualmente Trasmessa (IST)? Quali rischi si corrono durante un rapporto sessuale non protetto? Dove rivolgersi se si ha bisogno di un test o di una visita medica?

A queste e ad altre domande rispondono alcuni ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità rivolgendosi agli studenti delle scuole secondarie nel volume “LE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMESSE. Come riconoscerle e prevenirle”, facente parte della collana di libri “I Ragazzi di Pasteur”.

La prima parte del volume offre una breve descrizione delle principali IST corredando i vari capitoli con disegni e grafiche esplicative per imparare a riconoscerle, e propone con linguaggio semplice e diretto una serie di indicazioni pratiche per proteggersi dalle IST.

La seconda parte è costituita da un fumetto la cui sceneggiatura è stata affidata a studenti delle scuole superiori, che racconta le vicende di una ragazza che scopre di avere una IST.

Le IST sono un vasto gruppo di malattie infettive che si trasmettono prevalentemente per via sessuale, spesso non danno sintomi e quindi la persona non sa di avere una IST, può così trasmetterla inconsapevolmente ad altri attraverso rapporti sessuali non protetti.

Se queste infezioni non vengono diagnosticate correttamente e curate in tempo, possono causare gravi complicanze come la sterilità, i tumori, danni gravi al nascituro (se la mamma ha un’infezione durante la gravidanza), e, soprattutto, possono aumentare il rischio di prendere o trasmettere l’HIV.

I giovani, in particolare, sono maggiormente a rischio per vari motivi: hanno tessuti genitali più immaturi e quindi più esposti a queste infezioni; più frequentemente hanno rapporti sessuali non protetti; spesso non hanno sintomi o li trascurano; non hanno una conoscenza adeguata delle IST e delle loro complicanze e quindi non si accorgono a quale rischio si espongono. Per di più, se hanno dei dubbi non sanno a chi rivolgersi o con chi parlarne, quindi, si informano in maniera approssimativa con gli amici, su internet, sui social e chat.

La collana di libri “I Ragazzi di Pasteur” è nata dalla collaborazione tra IBSA Foundation e l’Istituto Pasteur Italia ed è rivolta agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.