Settembre 2018

AIDS, ad Amsterdam la Conferenza Internazionale per fare il punto su ricerca, prevenzione, finanziamenti 

A cura di Ernesto Costabile, Loredana Falzano (Centro Nazionale Salute Globale, ISS) e Marco Simonelli (Friends of the Global Fund Europe) 

Breaking Barriers, Building Bridges“. Questo il titolo, ma anche lo slogan che ha permeato la 22ª Conferenza Internazionale sull’AIDS, svoltasi ad Amsterdam dal 23 al 27 luglio, a cui hanno preso parte oltre 16 mila persone da più di 160 paesi. Presenti numerose celebrità dal mondo delle spettacolo e della politica (Elton John, il Principe Harry, per citarne alcuni) e i principali “donors” internazionali per la salute, dal PEPFAR al Fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria, dall’OMS al Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS – UNAIDS.

Tante le novità in tema di prevenzione e vaccini nel contesto tuttavia di una crisi sanitaria globale, di uno stallo dei finanziamenti pubblici per la salute globale e di una preoccupante crisi della democrazia in molti paesi. Nello specifico della lotta all’AIDS, il Rapporto della International AIDS Society- Lancet Commission[1] (di cui è membro anche Stefano Vella, Direttore del Centro Salute Globale dell’ISS) sottolinea che siamo ancora lontani dalla fine della pandemia dell’ HIV entro il 2030 nonostante ad oggi siano in terapia antiretrovirale (ART) circa 22 milioni di persone in tutto il mondo, il maggior numero di individui in terapia mai raggiunto precedentemente.  Purtroppo, però, negli ultimi dieci anni sono stati fatti pochi progressi nella riduzione di nuove infezioni e di conseguenza si potrebbe assistere a una recrudescenza dell’epidemia.

Africa Sub-sahariana: il focus è sui giovani 

Nonostante secondo UNAIDS il numero delle nuove infezioni a partire dal 2010 sia diminuito sensibilmente nell’Africa Sub-sahariana, un’analisi condotta dall’UNICEF ha stimato che tra il 2017 e il 2050 ci saranno oltre 5 milioni di nuove infezioni HIV in quest’area tra i giovani di età compresa tra 0 e 19 anni a causa della rapida crescita della popolazione giovanile combinata al lento declino dell’incidenza dell’ HIV in questo gruppo di età[2]. 

Europa Orientale, Asia Centrale e popolazioni target 

Nella regione dell’Europa orientale e Asia Centrale, l’epidemia è fuori controllo. In quest’area geografica il numero di nuove infezioni è raddoppiato negli ultimi anni con picchi preoccupanti specie tra i tossicodipendenti. Questo perché l’ottimismo degli ultimi anni sulla fine dell’AIDS ha alimentato un pericoloso autocompiacimento: l’obiettivo 90-90-90 posto da UNAIDS nel 2014 (il 90% delle persone con HIV sarà al corrente della propria condizione, il 90% delle persone a cui è stato diagnosticato l’HIV riceverà la terapia antiretrovirale e il 90% di quanti saranno trattati con terapia antiretrovirale andrà incontro a una soppressione virale duratura) si sta perdendo. Quasi un terzo delle persone sieropositive composto da popolazioni “target” tra cui prostitute, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM), i gruppi LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersex), le persone che fanno uso di droghe e i giovani, hanno minori probabilità di accedere ai servizi per l’HIV a causa dello stigma sociale, della criminalizzazione e delle politiche governative discriminatorie. Non a caso il 44% delle nuove infezioni in tutto il mondo si verifica proprio fra questi gruppi marginalizzati.

Trattamento come prevenzione: PrEP e TasP 

La prevenzione è stata oggetto di numerosi incontri dedicati all’uso della PrEP (pre-exposure Prophilaxis), la terapia farmacologica che prevede l’assunzione di una pillola contenente tenofovir e emtricitabina con modalità quotidiana o “on-demand” prima e dopo il rapporto sessuale a rischio, per evitare che un partner sano possa essere infettato a seguito di rapporti sessuali con sieropositivi. Sono rilevanti i risultati dello studio PREVENIR, la coorte di 1.435 individui a rischio, HIV-negativi, quasi tutti MSM, nella regione di Parigi, tra i quali il 44% utilizzava PrEP ogni giorno, mentre il 53% “on demand”. I risultati mostrano che nessuna infezione da HIV è stata riscontrata sia tra gli individui che assumevano PrEP “on demand” che tra quelli in profilassi quotidiana.

Molto attesa era la presentazione dei risultati della seconda fase dello studio PARTNER condotto in Europa che già nel 2014 aveva fornito chiare evidenze sulla non trasmissibilità del virus da parte di persone con carica virale inferiore alle 200 copie. Lo studio PARTNER 2 condotto nel periodo 2010-2018 tra 972 coppie MSM e 516 coppie eterosessuali di 14 paesi europei, con il controllo di oltre 75 mila rapporti non protetti tra siero discordanti, ha fornito ulteriori dati sulla non trasmissibilità del virus HIV tra persone che hanno avuto rapporti anali, con viremia soppressa, e tasso di trasmissione pari a zero all’interno delle coppie in esame che non assumevano PrEP. E’ stato così completato un trial di grandi dimensioni, il cui esito ha evidenziato che coloro che vivono con l’HIV con una carica virale azzerata e quindi non rilevabile, ottenibile con i farmaci a disposizione, non possono trasmettere l’HIV.

Dati positivi per un vaccino “a mosaico” 

Dati incoraggianti sono giunti dallo studio randomizzato APPROACH, a lungo termine di Fase 1/2a che valuta la sicurezza e l’immunogenicità dei diversi regimi di vaccino anti-HIV.  Il trial clinico ha coinvolto quasi 400 adulti sani tra 18 e 50 anni di 12 ospedali negli Stati Uniti, Africa orientale, Sudafrica e Tailandia, utilizzando un vaccino a mosaico ottenuto con frammenti di differenti virus HIV combinati per stimolare una risposta immunitaria contro un’ampia varietà di forme del virus. Il vaccino è stato poi somministrato in 48 settimane a volontari in una delle sette combinazioni previste e in quattro dosi. I vaccini testati si sono dimostrati ben tollerati e sicuri e  hanno indotto nel sistema immunitario la risposta anti-HIV. Coloro che avevano ricevuto il regime terapeutico più promettente hanno ottenuto risposte immunitarie elevate e persistenti mantenute fino alla 78° settimana. Si attendono ora i risultati della fase 2b di efficacia che si sta svolgendo nell’Africa sub-sahariana in donne a rischio.

S.O.S finanziamenti  

Elton John e il Principe Harry hanno presentato in forma ufficiale MenStar, il progetto di 1.2mld di dollari per incrementare i servizi di prevenzione e cura dell’HIV per giovani uomini, finanziato dalla Elton John AIDS Foundation, PEPFAR, UNITAID, Global Fund e altri partner privati.  Contemporaneamente il Governo Britannico ha annunciato lo stanziamento da 6mln di sterline destinato a supportare a livello mondiale i gruppi più vulnerabili all’HIV (MSM, persone che si iniettano droghe, lavoratori del sesso, transgender, prigionieri). Tuttavia due studi pubblicati dall’Institute for Health Metrics and Evaluation e dalla Kaiser Family Foundation hanno evidenziato che la maggior parte dei Paesi donatori ha diminuito i propri impegni finanziari nel 2017 e che nessun nuovo finanziamento è previsto nei prossimi anni. Di conseguenza ci troveremo difronte ad un gap finanziario fra risorse disponibili e quelle necessarie ad assicurare l’accesso globale a prevenzione, trattamento e cura, pari a 6mld di dollari. Il vero test per capire le reali intenzioni dei donatori sarà il prossimo anno quando saranno chiamati a pronunciarsi alla Conferenza di rifinanziamento del Global Fund prevista a Lione nel mese di Ottobre 2019.

[1] Advancing global health and strengthening the HIV response in the era of the Sustainable Development Goals: the International AIDS SocietyLancet Commission

[2] Demographic transitions and the future of the HIV epidemic for children and adolescents, Aleya Khalifa et al,    http://programme.aids2018.org/Abstract/Abstract/6197

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