La bellezza ci salverà, per le Malattie Rare online il bando del concorso artistico “Il Volo di Pegaso”

Novembre 2018

La bellezza ci salverà, per le Malattie Rare online il bando del concorso artistico “Il Volo di Pegaso”

Un appuntamento che si rinnova da molti anni, strumento di divulgazione e conoscenza delle Malattie Rare il concorso letterario, artistico e musicale “Il Volo di Pegaso” è arrivato alla sua undicesima edizione.

On-line il bando, la scadenza per presentare le opere è il 6 gennaio 2019. Possono partecipare tutti, le categorie si dividono in minori, principianti e professionisti.

Quest’ anno il tema a cui ispirarsi è la tenacia. Parola che ben conoscono i malati di Malattie Rare, infatti, ad oggi esistono più di 7000 Malattie Rare, in Europa colpiscono non più di 5 persone su 10000 cittadini e molti pazienti restano senza diagnosi per diversi anni. Le Malattie Rare si profilano quindi come una delle grandi sfide per la Ricerca e la Medicina.

Il Concorso organizzato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità vuole fornire spazi espressivi per promuovere la conoscenza del complesso mondo delle Malattie Rare consolidando il legame tra narrazione e conoscenza.

Le sessioni in cui si divide il Concorso sono: Narrativa, Poesia, Disegno, Pittura, Scultura, Fotografia, Arte Digitale, Composizione Musicale e Interpretazione Musicale.

La Cerimonia di premiazione si terrà il 1 marzo 2019 presso l’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito delle celebrazioni per il Rare Disease Day.

BlockChain, l’ISS in prima linea per sperimentare l’uso di questa tecnologia

Novembre 2018

BlockChain, l’ISS in prima linea per sperimentare l’uso di questa tecnologia

Si è svolto all’ISS il primo evento sull’utilizzo della BlockChain in Sanità, vale a dire il convegno “BlockChain in Sanità: sicurezza, trasparenza e democrazia dei dati”, promosso da Stefano Vella, Direttore del Centro per la Salute Globale dell’ISS, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, e da Massimiliano Barawitzka, Advisor di McCANN HEALTH.

E sarà proprio l’Istituto il primo a sperimentare questa tecnologia che promette di rivoluzionare gli ambiti in cui verrà applicata.

L’ISS, infatti, metterà sotto BlockChain i dati della Piattaforma Italiana per lo studio delle Terapie delle Epatiti Virali (PITER), “il primo esempio italiano di “democratizzazione” di un database sanitario – nelle parole del Presidente Walter Ricciardi – di cui i centri specialistici afferenti al progetto condivideranno e utilizzeranno i contenuti, secondo una metodologia che garantisce ai centri la massima trasparenza e assicura al tempo stesso ai cittadini privacy e incorruttibilità dei dati dall’esterno”.

“La tecnologia BlockChain – spiega Stefano Vella – altro non è che un registro decentralizzato, di cui ogni centro detiene una copia, e ogni volta che un dato viene modificato, la modifica viene riportata su tutte le copie della rete con un doppio obiettivo: avere sempre una copia aggiornata di tutti i dati in ciascuna sede e identificare immediatamente eventuali attacchi ad uno dei database che, pur essendo riconosciuto come “differente” dalle altre copie, può essere congelato senza impedire che gli altri centri lavorino in sicurezza. I dati di PITER saranno di fatto il primo Registro Italiano a essere realizzato con tecnologia BlockChain: tutti gli epatologi e infettivologi del territorio disporranno così della più grande casistica di ricerca clinica sul tema con i dati di più di 10 mila pazienti e 100 centri clinici raccolti nella piattaforma”.

Vaccinazione antinfluenzale, nel 2017 non superato il 64% di copertura

Novembre 2018

Vaccinazione antinfluenzale, nel 2017 non superato il 64% di copertura

Con l’arrivo della stagione invernale torna anche l’influenza, per la quale l’unico mezzo di contrasto sicuro ed efficace resta il vaccino.

Dai dati della piattaforma ISS risulta che nella scorsa stagione sono state somministrate in Italia 9.290.424 dosi di vaccino antinfluenzale con una copertura che è stata pari al 15,3% della popolazione generale e al 52,7% di quella anziana (età pari o superiore a 65 anni).

A livello regionale la percentuale più bassa è stata riscontrata nella P. A. di Bolzano (con un minimo del 35,3%) mentre la più alta è stata registrata in Umbria (con un massimo del 63,4%). Il calo delle coperture resta comunque evidente in tutte le Regioni. 

I numeri infatti ci dicono che siamo ancora molto distanti dal target minimo perseguibile del 75% indicato dal Piano Nazionale Vaccini e se prendiamo ad esempio la copertura vaccinale di una delle categorie considerate a rischio come quella dell’anziano, risulta che a fronte di un livello massimo del 68,3%, raggiunto nella stagione pandemica 2005/06, la copertura è scesa progressivamente fino a toccare il minimo storico del 48,6% nella stagione 2014/15. 

Un dato altrettanto preoccupante interessa gli Operatori Sanitari (OS) per i quali la copertura vaccinale è fortemente raccomandata sia per garantire loro una protezione individuale sia per evitare il rischio di contagio dei pazienti con i quali essi entrano in contatto. Dai dati risulta infatti che la copertura vaccinale degli OS si aggira intorno al 15%, nonostante un aumento osservato nel corso della stagione scorsa che ha raggiunto il 26,3%.

A supporto di un incremento della vaccinazione, in particolare per chi è considerato a rischio, il Ministero della Salute nell’ambito della Campagna di vaccinazione per la stagione influenzale 2018-2019, attraverso la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019” pubblicata il 30 maggio scorso, ha evidenziato le categorie, per le quali la vaccinazione è fortemente raccomandata, suddividendole in tre gruppi:

  1. persone ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all’influenza;
  2. persone che possono trasmettere l’infezione a soggetti ad alto rischio;
  3. soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori.

Va ricordato, infine, che il periodo indicato per la somministrazione vaccinale va dalla metà di ottobre alla fine dicembre.

OMS, nel mondo quattro miliardi di persone si curano con le piante

Novembre 2018

OMS, nel mondo quattro miliardi di persone si curano con le piante

Un grande serbatoio di molecole. Così potremmo definire la natura, da cui storicamente sono state ottenute quasi tutte le preparazioni utilizzate poi come rimedi, effettivi o potenziali, contro numerose patologie.

Qualche numero può rendere bene l’idea: attualmente si contano oltre 35 mila specie vegetali usate in tutto il mondo a scopo medico, ma se ne stimano ben 420 mila, per le quali si hanno conoscenze limitate.

Insomma dal 1800 ad oggi sono tantissime le molecole che hanno scritto la storia della medicina: dalla morfina usata come analgesico ed estratta dal Papaver somniferum nel 1805, al chinino, antimalarico, scoperto nella Chincona officinalis nel 1920, passando per la penicillina, estratta da Penicillum notatum nel 1928 fino alla streptomicina nel 1943 dallo Streptomyces griseus, e l’elenco è davvero lungo.

Le stime dicono che l’80% dei farmaci antimicrobici, cardiovascolari, immunosoppressori e antitumorali, impiegati nella medicina occidentale, contengono uno o più ingredienti derivati dalle piante o sviluppati sinteticamente da esse, tanto che, secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i medicinali a base di sostanze vegetali vengono somministrati a circa 3,5-4 miliardi di persone in tutto il globo.

Proprio l’universo delle sostanze naturali – ovvero tutti quei prodotti provenienti da animali, piante, suolo, acqua e mondo microbico – è stato il tema al centro del Convegno svoltosi di recente in ISS “Sostanze Naturali e Terapie Integrate: dalla ricerca di base all’applicazione clinica”, nel corso del quale sono stati discussi i più recenti aspetti scientifici e normativi relativi all’impiego, nell’ambito di una medicina integrata, delle sostanze naturali. In occasione, oltretutto, del decennale della costituzione del gruppo di studio Terapie Integrate e Sostanze Naturali (TISNa) dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Il notevole aumento da parte della popolazione dell’utilizzo di prodotti naturali di diversa origine a scopo terapeutico o anche come integratori alimentari – sostiene Francesca Mondello, ricercatrice dell’ISS e co-organizzatrice dell’evento insieme ai ricercatori Annarita Stringaro e Andrea Geraci – richiede con urgenza l’incremento e il coordinamento delle attività di ricerca volte a chiarire l’effettiva efficacia terapeutica e gli eventuali effetti collaterali indesiderati. Questo comporta un impegno da parte delle istituzioni che dovrebbero da un lato svolgere una funzione di controllo, per ciò che riguarda la qualità dei prodotti in commercio e dall’altro lato informare nel modo più corretto circa l’uso di tali sostanze”.

È necessario ribadire, va avanti l’esperta, “che non sempre ciò che è “naturale” è anche innocuo.

C’è la necessità di diffondere informazioni corrette nell’ambito sia delle figure del mondo socio-sanitario, sia soprattutto tra gli utilizzatori. Tutto questo si colloca tra le attività dell’ISS che sono principalmente quelle di ricerca, controllo, consulenza, formazione e divulgazione ai fini della tutela della salute pubblica”.

Da tempo, il mondo delle sostanze naturali con potenziale terapeutico è oggetto di interesse e di studio da parte della comunità scientifica, tanto più di fronte alle continue emergenze infettive e ai relativi fenomeni di farmaco-resistenza, all’aumento delle patologie croniche incurabili, alla progressiva penuria di farmaci e, al tempo stesso, al loro elevato costo.

In particolare, di fronte al fenomeno dell’antibioticoresistenza, per il quale si parla di emergenza mondiale (è stato stimato da Jim O’Neil, in un lavoro del 2016 su The Review on Antimicrobial Resistance, che entro il 2050 i batteri resistenti agli antibiotici saranno la prima causa di morte nel mondo), “si rischia – conclude Mondello – di rimanere sprovvisti di armi affilate: negli ultimi 20 anni sono stati approvati pochi nuovi antibiotici e dal 1962 al 2000 non è stata registrata alcuna classe di antibiotici. Qualcosa però si sta muovendo: grazie alle nuove piattaforme tecnologiche (la genomica, la bioinformatica, la proteomica etc.) potrebbero essere identificate nuove molecole antimicrobiche proprio nel campo delle sostanze naturali”.

Il gruppo di studio Terapie Integrate e Sostanze Naturali (TISNa)

Il gruppo di studio TISNa, costituitosi spontaneamente e in maniera trasversale rispetto alla struttura dell’ISS nel 2008, ha voluto promuovere e organizzare opportunità di confronto con altre istituzioni scientifiche e accademiche del Paese, con il fine di creare una rete di esperti di varie competenze scientifiche, in grado di lavorare in maniera interdisciplinare su tutti gli aspetti di uso delle “sostanze naturali”  e delle “terapie integrate” per individuarne i benefici e gli eventuali effetti avversi, ma anche per stimolare la nascita di future collaborazioni e progetti di ricerca.

Il gruppo di studio TISNa oltre a portare avanti attività di rigorosa ricerca scientifica, pubblicata su riviste indicizzate, si è fatto promotore nel tempo di numerosi eventi: seminari mensili che si svolgono regolarmente in ISS e diversi convegni e giornate formative attraverso i quali sono stati e vengono analizzati tutti gli aspetti inerenti alle sostanze naturali e agli approcci terapeutici integrati, tutti diretti sia alla comunità scientifica sia al pubblico generale.

Il sistema sangue italiano ‘fa scuola’ in Salvador

Novembre 2018

Il sistema sangue italiano ‘fa scuola’ in Salvador

Grazie ai donatori e alle associazioni di volontariato il sistema sangue del nostro paese aiuta e ‘fa scuola’ anche all’estero.

In questi giorni in Salvador una delegazione italiana sta partecipando alla cerimonia di consegna di 1,5 milioni di unità di fattore VIII, farmaco plasmaderivato fondamentale per la terapia dell’emofilia, come momento culminante di un progetto che ha portato alla nascita di una ‘rete del sangue’ nel paese sul modello di quella italiana.

La delegazione italiana del CNS sta inoltre visitando le principali strutture della rete trasfusionale della Repubblica di El Salvador. Infatti, oltre a fornire i farmaci plasmaderivati, di grande valore etico perché ottenuti dalle donazioni volontarie e non remunerate, l’Italia sta fornendo anche consulenza su aspetti tecnico-scientifici, organizzativi e regolatori attraverso il Centro Nazionale Sangue – Istituto Superiore di Sanità.

Grazie ad AVIS e FIODS è nato il volontariato del sangue nel paese, che si è concretizzato nell’ASDAS: Asociacion Salvadoregna de Donantes Altruistas de Sangre.

L’iniziativa si inserisce nel programma di donazioni dei farmaci plasmaderivati eccedenti rispetto al fabbisogno regionale e nazionale previsto dall’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 che promuove gli accordi di collaborazione per l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari e lo sviluppo delle reti assistenziali in paesi esteri.

Alla cerimonia di donazione del fattore VIII erano presenti l’ambasciatore italiano in Salvador Umberto Malnati e il suo omologo salvadoregno, il Ministero della Salute del Salvador e il Dott. Mauro Vandali in rappresentanza dell’IILA, l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Il progetto è stato realizzato con il supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero degli Esteri.

1 Dicembre Giornata Mondiale contro l’AIDS. Il Telefono Verde ISS attivo anche di sabato

Novembre 2018

1 Dicembre Giornata Mondiale di Lotta contro l’AIDS. Il Telefono Verde ISS attivo anche di sabato

In occasione della Giornata Mondiale di Lotta contro l’AIDS, sabato 1 dicembre 2018, i ricercatori del servizio di counselling Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse800861061 – dell’Istituto Superiore di Sanità saranno disponibili a rispondere ai quesiti delle persone-utenti dalle 10.00 alle 18.00.

Il Telefono Verde AIDS e IST è attivo solitamente dal lunedì al venerdì, dalle 13.00 alle 18.00.

Inoltre, sempre il 1 dicembre, gli esperti risponderanno anche sul web al contatto Skypeuniticontrolaids” e all’indirizzo email dedicato esclusivamente alle persone sorde – tvalis@iss.it .

Il tema dell’edizione 2018 “Conosci il tuo stato” trova la sua attuazione dal 23 al 30 novembre durante la Testing Week, settimana dedicata a sensibilizzare più persone possibili sul proprio stato sierologico rispetto all’HIV e, dallo scorso anno, anche alle Epatiti.

Nata nel 2013 e lanciata in Europa da “HIV in Europe” è ormai diventata un importante appuntamento che precede il 1 dicembre.

In Italia sono molte le strutture sanitarie e le organizzazioni che offrono il loro supporto all’iniziativa.

La lista, aggiornata costantemente, è disponibile  on-line.

IST, un bilancio della conoscenza in occasione della Notte Europea dei Ricercatori

Ottobre 2018

IST, un bilancio della conoscenza in occasione della Notte Europea dei Ricercatori

In occasione dell’edizione 2018 della Notte Europea dei Ricercatori, svoltasi in ISS il 28 settembre, l’equipe dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS ha organizzato uno stand all’interno del quale, gli esperti, disponibili a rispondere a dubbi e perplessità dei visitatori e a distribuire materiale informativo sulla prevenzione delle Infezioni a Trasmissione Sessuale (IST), hanno coinvolto il pubblico in una mostra interattiva dal titolo “Le Infezioni Sessualmente Trasmesse: diventa parte attiva nella prevenzione”.

Durante l’evento è stato chiesto ai visitatori di partecipare a un intervento di prevenzione delle IST attraverso la lettura di una scheda anonima consegnata dai ricercatori, suddivisa in tre parti: una parte che riportava le indicazioni dei servizi di informazione on line e di HIV/AIDS/IST counselling telefonico offerti dall’ISS, rispettivamente il Telefono Verde AIDS e IST 800861061 e il sito Uniti contro l’AIDS; un’altra parte, denominata rischiometro, che chiedeva di rispondere ad alcune domande sui propri comportamenti sessuali con valutazione dei rischi corsi e con indicazioni sulla necessità o meno di effettuare i test di screening per le IST; infine, una terza parte denominata “Quiz sulle infezioni sessualmente trasmesse: cosa ne sai” che una volta compilata in modo riservato e anonimo, veniva inserita in un’urna chiusa con la finalità di consentire successivamente ai ricercatori di analizzare i dati e di avere spunti di riflessione sul livello di conoscenza delle IST da parte della popolazione generale.

L’afflusso delle persone allo Stand è stato notevole, circa 350 persone, una parte di queste si è resa disponibile a collaborare all’iniziativa. I 125 intervistati, equamente distribuiti tra femmine (48,8%) e maschi (45,6%), hanno un’età media di 35 anni. Tra queste 125 persone il 55,2% ha dichiarato di svolgere un’attività lavorativa; il 74,4% di essere laureato; il 32,8% di essere studente. La grande maggioranza dei partecipanti ha dichiarato di avere un partner stabile (il 72% delle persone ha affermato di essere coniugato o convivente).

Sulla base delle domande inerenti la conoscenza della prevenzione dell’HIV e delle altre IST è emerso che nonostante il 96,8% degli intervistati abbia dichiarato di conoscere l’HIV e l’89,6% sappia che usando il profilattico si riduce il rischio di contrarlo, il 16% (di cui più della metà ha meno di 26 anni) pensa che si trasmetta tramite la puntura di zanzara, inoltre, 2 persone hanno indicato come via di trasmissione dell’HIV la stretta di mano.

Alla domanda su quale sia l’IST più diffusa in Italia il 45,6% risponde correttamente Papillomavirus, mentre, ben il 40% crede erroneamente che sia l’HIV. Questo dato sembrerebbe indicare che ancora oggi lo stigma e la paura che caratterizzano l’HIV amplifichino la percezione che sia presente nel nostro paese un’alta diffusione di questa patologia. In generale, il 96% sa cosa siano le IST, il 57,6% conosce i servizi che se ne occupano e il 62,4% sa dove e come effettuare i test.

Per quanto riguarda la conoscenza degli strumenti di prevenzione, è risultato che una persona su 7 ancora non sappia cosa sia il condom, probabilmente in quanto non conosce questo specifico termine, e che solo l’11,2% delle persone conosca il dental dam, barriera in lattice da applicare sui genitali femminili o sull’ano durante i rapporti orali. Un dato interessante è che il femidom, preservativo femminile che si inserisce nella vagina, è conosciuto dal 42,4% del campione in modo uguale dalle donne e dagli uomini indicando che tale strumento di prevenzione non sia esclusiva prerogativa delle prime.

Infine, relativamente ai bisogni informativi sulle IST il 75,2% del campione ne sente l’esigenza, e dichiara che i canali di informazione preferiti siano Internet al primo posto e la televisione al secondo.

Il CNF1, una proteina del nostro intestino come potenziale farmaco

Ottobre 2018

Il CNF1, una proteina del nostro intestino come potenziale farmaco

Una proteina batterica, il CNF1, presente nel nostro intestino potrebbe diventare un potenziale farmaco innovativo per il sistema nervoso centrale. Lo evidenzia un importante studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Università di Bologna, il CNR di Pisa, l’Università Cattolica di Roma e l’Università di Bari illustrato di recente in ISS. La notizia è al centro di diverse pubblicazioni su prestigiose riviste peer-reviewed, di diversi progetti nazionali e internazionali ed è oggetto di quattro brevetti internazionali.

CNF1, acronimo di Fattore Citotossico Necrotizzante 1, è una proteina prodotta da alcuni ceppi del batterio Escherichia Coli normalmente presente nell’intestino umano e tra i suoi bersagli molecolari individua le proteine RhoGTPasi, ovvero quell’insieme di molecole che a livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC), regolano i processi cognitivi e la memoria spazio temporale e la cui alterata funzionalità è riscontrata in molte malattie del SNC come la malattia di Alzheimer, la schizofrenia, i disturbi del neurosviluppo associati ad autismo e in alcune malattie rare del neurosviluppo.

Già nel 2007 uno studio condotto dall’ISS aveva evidenziato che il trattamento con CNF1 aumentava la funzionalità cerebrale dell’apprendimento e della memoria, osservando che questa tossina batterica permetteva anche il recupero di deficit cognitivi e motori.

Gli studi recenti hanno evidenziato che il CNF1 rappresenta anche un’importante opportunità terapeutica contro le malattie mitocondriali in quanto ha dimostrato la sua efficacia non soltanto nei casi di deficit cognitivi ma anche in quelli energetici a livello cellulare. Questa proteina che aumenta e riattiva la produzione dell’energia cellulare prodotta proprio dai mitocondri, si presenta dunque come nuova strategia terapeutica verso tutto quell’eterogeneo gruppo di patologie genetiche, spesso multisistemiche, causate appunto da alterazioni nel funzionamento mitocondriale.

Emicrania: una malattia di genere

Ottobre 2018

Emicrania: una malattia di genere

Il 12% degli adulti in tutto il mondo soffre di emicrania con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne. Una patologia invalidante che risulta di grande interesse per la Medicina di Genere che ha un forte impatto sulla qualità della vita e che incide inevitabilmente anche sui costi sociali e sanitari.

Il tema è al centro del Libro Bianco “Emicrania: una malattia di genere”, realizzato dal Centro Medicina di Genere dell’ISS in collaborazione con il CERGAS SDA Bocconi School of Management, in cui sono illustrati i risultati relativi all’impatto di questa patologia dal punto di vista socio-economico e sanitario, con l’intento anche di fornire a decisori e operatori del Servizio Sanitario Nazionale importanti informazioni sulle possibili azioni di supporto mirate e condivise.

Il libro mostra come le donne colpite da emicrania scontino maggiormente il prezzo di una vita peggiore, e con maggiori difficoltà. Il dolore e il malessere conseguenti alla patologia si incastrano infatti all’interno di una evidente complessità che interessa maggiormente la vita della donna, come la cura della famiglia o gli impegni legati alle attività sociali. Tra i punti centrali della ricerca vi sono l’analisi del differente impatto nell’uomo e nella donna sull’onere sociale e individuale, sui costi diretti non sanitari, sulle perdite di produttività associate  alla  patologia,  nonché  sull’effetto   dei   diversi  percorsi   di   gestione   e  sulle relative ricadute in ambito sanitario.

L’Osservatorio sulla Medicina di Genere dell’ISS, che deve essere istituito come previsto dall’art.3 del DDL 3/2018, potrà fornire un contributo importante nel profilare il “fenomeno emicrania” sulla base di dati scientifici solidi e indicare i percorsi clinico-assistenziali più adatti e appropriati.

 

 

Cancro al seno, ottobre mese della prevenzione

Ottobre 2018

Cancro al seno, ottobre mese della prevenzione

Il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne, in cui circa un tumore maligno ogni tre (29%) è un tumore mammario. Il trend di incidenza in Italia appare in leggero aumento (+0,3% per anno) mentre continua a calare, in maniera significativa, la mortalità (-0,8% per anno).

Lo attestano i dati dell’AIRTUM (Associazione Italia Registri Tumori) che, per quanto riguarda la prevalenza, hanno contato in Italia 800 mila donne che hanno avuto una diagnosi di carcinoma mammario, pari al 43% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore. Per quanto concerne l’incidenza, si stima che nel 2018 verranno diagnosticati in Italia circa 52.800 nuovi casi, ma i dati sulla sopravvivenza sono incoraggianti: l’87% a 5 anni, con piccole differenze geografiche e livelli leggermente inferiori nel Meridione (Nord Italia 87-88%, Centro 87% e Sud 85%). Anche la sopravvivenza a tempi più prolungati si mantiene elevata: 80% a 10 anni.

Tra i fattori di rischio vi è sicuramente l’avanzare dell’età: le donne sopra i 50 anni hanno un maggior rischio di sviluppare un tumore mammario. Più precisamente, la probabilità è del 2,4% fino a 49 anni, del 5,5% tra 50 e 69 anni e del 4,7% tra 70 e 84. Oltre all’età, vi sono: fattori riproduttivi (menarca precoce e una menopausa tardiva; nulliparità, una prima gravidanza a termine dopo i 30 anni, il mancato allattamento al seno), fattori ormonali (terapia ormonale sostitutiva assunta durante la menopausa, assunzione di contraccettivi orali), fattori dietetici e metabolici (elevato consumo di alcool e di grassi animali e basso consumo di fibre vegetali), pregressa radioterapia (a livello toracico specie se prima dei 30 anni) e precedenti displasie o neoplasie mammarie. Inoltre, il 5-7% dei tumori mammari risulta legato a fattori ereditari, 1/4 dei quali determinati dalla mutazione di due geni, BRCA 1 e/o BRCA 2.

Una diagnosi precoce, tramite mammografia e/o ecografia mammaria – spesso si utilizzano entrambe – può senz’altro salvare la vita. In alcuni casi, quando è difficile fare una diagnosi, viene effettuata anche una risonanza magnetica mammaria. Nel caso si individuino noduli o formazioni sospette si procede con una biopsia. Nei programmi di screening la mammografia con cadenza biennale è indicata in tutte le donne dai 50 ai 69 anni d’età.

Secondo le Linee Guida AIOM, nelle donne ad alto rischio per importante storia familiare o per la presenza di mutazione di BRCA 1 e/o BRCA 2, i controlli mammografici dovrebbero essere iniziati all’età di 25 anni o 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane. La risonanza magnetica annuale è raccomandata, in aggiunta alla mammografia annuale, per le pazienti con le mutazioni suddette.