Sicurezza sul lavoro: all’ISS un corso per tutelare le donne in maternità nei laboratori

Ottobre 2018

Sicurezza sul lavoro: all’ISS un corso per tutelare le donne in maternità nei laboratori

L’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici nei luoghi di lavoro può essere un fattore di rischio durante la gravidanza e l’allattamento.

Se ne è parlato in ISS nell’ambito di un corso su “La Tutela della Maternità nei laboratori di ricerca e controllo”, organizzato dal Centro di Riferimento Medicina di Genere e dalla Direzione Generale.

Esperte ed esperti di sicurezza sul lavoro, maternità e politiche di genere hanno informato le lavoratrici, i lavoratori e i datori di lavoro, sui rischi correlati all’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante momenti particolari come la gravidanza e l’allattamento. Base della giornata è stato lo studio dell’applicazione del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità”, a norma dell’articolo 15 della legge 8 Marzo 2000 n.53.

Le lezioni si sono svolte attraverso un percorso teorico che partendo dalla cronistoria legislativa, è passato dall’illustrazione di ciò che si intende per maternità, ai rischi specifici, fino allo stress lavoro correlato e al work life balance. Particolarmente interessante quest’ultimo, che ha messo in evidenza come sia possibile trovare un equilibrio tra la vita lavorativa e quella privata, migliorando il benessere del lavoratore e aumentandone di fatto la produttività.

L’applicazione di misure di tutela sono quanto mai importanti in ambiti lavorativi particolari come quello di un laboratorio e implicano una serie di procedure che devono essere diffuse il più possibile. E’ importante infanti che le gestanti avvisino il datore di lavoro della loro condizione il prima possibile, questo permetterà di adottare le opportune misure di prevenzione e protezione come la modifica di condizioni, orario o spostamento ad altra mansione.

A conclusione del corso è stato sottolineato che la cultura della sicurezza, della salute e della consapevolezza è un bene comune e va valorizzato attraverso una formazione e una comunicazione costanti.

Allattamento: il nutrimento più sicuro per i bambini, anche nelle emergenze.

Ottobre 2018

Allattamento: il nutrimento più sicuro per i bambini, anche nelle emergenze. Al via l’edizione italiana della Guida operativa curata dall’ISS

In caso di emergenza umanitaria e catastrofi naturali l’allattamento protegge la salute dei bambini nei primi 1000 giorni di vita.
Il dato è emerso nell’ambito del convegno “L’alimentazione dei bambini nei primi 1000 giorni di vita in caso di emergenze umanitarie e catastrofi naturali: l’Italia è pronta?”, organizzato con Save the Children e Unicef, in ISS lo scorso 8 ottobre.
Viene ulteriormente confermato che proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento è fondamentale per la salute del nostro pianeta e della sua popolazione.

In un’ottica globale infatti bisogna tenere presente che i cambiamenti climatici stanno portando disastri naturali e crisi umanitarie. Vista l’inaffidabilità che spesso caratterizza le catene di approvvigionamento del latte in polvere, nonché le condizioni antigieniche che prevalgono nelle situazioni di emergenza, l’opzione più sicura resta l’allattamento materno.

In questa occasione, è stata presentata la terza edizione della “Guida operativa per il personale di primo soccorso nelle emergenze e per i direttori di progetto”, disponibile ora anche in lingua italiana. La Guida si caratterizza come documento d’indirizzo, prodotto dall’Emergency Nutrition Network, destinato ai decisori e ai coordinatori che si occupano di emergenze e di salute delle madri e dei bambini. L’edizione italiana è curata dall’Istituto Superiore di Sanità in partnership con Unicef e Save The Children.

HIV, le terapie a disposizione e gli strumenti della prevenzione

Settembre 2018

HIV, le terapie a disposizione e gli strumenti della prevenzione

Dal  20 giugno 1987 ad oggi il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TVA-IST) 800 861 061 – collocato all’interno  dell’ UO RCF del Dipartimento  Malattie Infettive dell’ISS – ha risposto a 2 milioni e 150 mila quesiti posti in 785 mila colloqui di counselling telefonico. E’ un Servizio Nazionale, anonimo e gratuito, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 13.00 alle 18.00, che dallo scorso aprile si è arricchito anche di un’altra attività rivolta alle persone sorde, grazie all’indirizzo email dedicato: tvalis@iss.it.

In occasione dei 31 anni di impegno abbiamo rivolto a Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive alcune domande sull’importanza della prevenzione e sulle attuali terapie.

1. Come è cambiata nel tempo la vita di una persona con HIV?

La vita di una persona con HIV è profondamente cambiata dopo il 1996, allorché venne introdotta la terapia antiretrovirale. Le persone sieropositive hanno visto la propria speranza di vita allungarsi fino quasi a raggiungere quella delle persone sieronegative. Inoltre, la qualità della loro vita è estremamente migliorata nel corso degli anni. Naturalmente, restano le problematiche di una malattia cronica, in quanto più farmaci vanno presi ogni giorno per un lungo periodo, con possibili effetti collaterali e con il rischio di dover modificare la terapia in seguito allo sviluppo di resistenze. La condizione di sieropositività all’HIV richiede, inoltre, il monitoraggio costante dello stato dell’infezione mediante visite mediche e indagini strumentali o di laboratorio, nonché l’assunzione regolare dei farmaci (aderenza alla terapia).

2. Quali sono le possibilità di cura grazie alla terapia farmacologica attuale per una persona con HIV?

I trattamenti farmacologici oggi disponibili consentono di tenere sotto controllo l’infezione, ma non di curarla in maniera definitiva. Pertanto, non si può guarire dall’infezione, ma le terapie combinate consentono di vivere meglio e più a lungo.

3. Ci sono strutture di supporto psicologico dove possano rivolgersi le persone con HIV per avere un aiuto?

Il supporto psicologico dovrebbe essere parte integrante del trattamento dell’infezione da HIV. Questo tipo di sostegno dovrebbe essere assicurato da tutte le strutture sanitarie che si occupano di effettuare i test diagnostici e di prendere in carico la persona con HIV.

Un adeguato intervento psicologico può anche servire a migliorare l’aderenza al trattamento farmacologico e a fornire utili indicazioni per sostenere e mantenere nel tempo una necessaria modifica dei comportamenti. Altrettanto importante è che lo screening per l’HIV sia sempre accompagnato da un intervento di counselling pre-test e post-test.

4. Una persona con HIV che assuma correttamente la terapia può evitare di utilizzare il preservativo maschile o femminile?

Alcuni studi scientifici evidenziano che a seguito del trattamento farmacologico, la carica virale si abbassi fino a non essere rilevabile, pertanto il rischio di trasmettere il virus HIV risulta fortemente ridotto. Tuttavia, la sicurezza di non trasmettere l’infezione si può ottenere solo con l’uso corretto del profilattico, maschile o femminile e del dental dam, utili per proteggere anche da altre infezioni sessualmente trasmesse.

5. Una persona sieronegativa, che adoperi la prevenzione farmacologica anti-HIV (PrEP), può evitare di utilizzare il preservativo maschile o femminile in caso di rapporti sessuali con un partner sieropositivo?

Una persona sieronegativa usando la PrEP può ridurre in maniera significativa il rischio di contrarre l’infezione da HIV, infatti i casi di trasmissione descritti in letteratura risultano essere pochi. Comunque l’uso corretto del profilattico maschile o femminile e del dental dam è sempre raccomandabile per motivi precauzionali e per il possibile rischio di contrarre altre infezioni a trasmissione sessuale.

Iniziano le scuole, attenzione ai pidocchi

Settembre 2018

Iniziano le scuole, attenzione ai pidocchi

Dati epidemiologici precisi non se ne hanno, ma di sicuro la pediculosi, ovvero l’infestazione da pidocchi, può contare centinaia di milioni di casi l’anno, visto che i pidocchi sono da sempre strettamente associati all’uomo (se ne sono trovati persino nei capelli di ominidi mummificati) e che non fanno differenza tra Paesi ricchi e poveri, ambienti puliti o meno, igiene personale adeguata o scarsa. Di sicuro prediligono i bambini in età scolare (dai 3 agli 11 anni), specie le femmine (probabilmente per i capelli lunghi), ma poiché si trasmettono quasi esclusivamente per contatto diretto, in poco tempo infestano tutti i membri della famiglia.

I pidocchi sono ectoparassiti obbligati, privi di ali, di piccole dimensioni (da 1 a 3 mm). Non sopravvivono fuori del corpo dell’ospite e ne esistono tre specie (tutte suggono sangue, da qui il terribile fastidio): quello del capo, quello del corpo e quello del pube. Il primo, il più diffuso, è di colore grigiastro, ma spesso riesce ad adattarsi al colore dei capelli dell’ospite. Le uova (lendini) vengono deposte e fissate con una sorta di cemento biologico alla base dei capelli, dove le condizioni di temperatura e umidità sono più favorevoli alla schiusura. Le lendini seguono la crescita dei capelli, salendo verso la superficie.

La prevenzione si basa sulle corrette pratiche igieniche, evitando la condivisione di pettini, spazzole, cappelli, sciarpe e indumenti. I prodotti in commercio, definiti preventivi o repellenti, sono praticamente inutili. Una volta, invece, accertata l’infezione si devono usare shampoo, lozioni, spray ad azione insetticida, a base di piretroidi a bassa azione residuale. Il pettine a denti fitti è un altro mezzo essenziale per eliminare le uova e i pidocchi uccisi dall’insetticida.

IST, aggiornati i dati sulla sorveglianza. In aumento il numero dei pazienti

Settembre 2018

IST, aggiornati i dati sulla sorveglianza. In aumento il numero dei pazienti 

Aumenta, tra il 2010 e il 2016, il numero delle persone con una diagnosi di Infezione Sessualmente Trasmessa (IST); raddoppiano gli stranieri con una IST nel periodo 1991-2016; in salita anche la percentuale di HIV positivi tra chi ha contratto un’infezione sessualmente trasmessa, tanto che, proprio tra chi ha una diagnosi di IST, la prevalenza di HIV è stata, nel 2016, circa settantacinque volte più alta rispetto a quella stimata nella popolazione generale italiana. Il trend delle infezioni trasmesse per via sessuale è stato tracciato dall’ultimo rapporto redatto dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’ISS, sul Notiziario dell’ISS

Scendendo nel dettaglio delle singole infezioni, anche in questo caso si evidenziano incrementi significativi: nel 2016 aumentano del 70% circa i casi di sifilide I-II rispetto al 2015; raddoppiano rispetto al 2010 i casi di infezione da Chlamydia trachomatis e colpiscono prevalentemente le giovani donne tra i 15 e i 24 anni; triplicano (tra il 2004 e il 2016) i casi di condilomi ano-genitali che rappresentano la IST più segnalata.

Dal rapporto si evince inoltre che dal 2010 le IST aumentano in particolare nei maschi che fanno sesso con maschi (MSM) e che la percentuale di soggetti con IST testati per HIV è diminuita dal 2005 al 2016, evidenziando come sia ormai diffusa l’opinione che l’HIV non costituisca più un rischio reale.

“Il monitoraggio delle IST – afferma Barbara Suligoi, responsabile del COA – indica chiaramente la necessità di urgenti misure da intraprendere per favorire la diagnosi e il trattamento precoce, quali facilitare l’accesso ai servizi sanitari e incrementare le attività di informazione (far conoscere sintomi, segni e complicanze delle IST), favorire la diagnosi precoce di Chlamydia trachomatis attraverso l’offerta del test a donne giovani, anche asintomatiche, promuovere la proposta del test HIV tra le persone con una IST attraverso un counseling mirato, sostenere la prevenzione favorendo la vaccinazione anti-epatite B, anti-epatite A e anti-HPV”.

La sorveglianza 

In Italia, le informazioni disponibili sulla diffusione nazionale delle IST sono limitate alle sole malattie a notifica obbligatoria, cioè gonorrea, sifilide e pediculosi del pube, ma non ad altre IST rilevanti, quali le infezioni da clamidia, da trichomonas, i condilomi anogenitali, l’herpes genitale, solo per citare le principali. Per sopperire a questa mancanza sono stati attivati due Sistemi di sorveglianza sentinella delle IST, entrambi coordinati dall’ISS: la sorveglianza clinica, attiva dal 1991, che si basa su centri clinici altamente specializzati nella diagnosi e cura delle IST e che riporta le nuove diagnosi di IST in pazienti sintomatici, e la sorveglianza di laboratorio, attiva dal 2009 (nata dalla collaborazione tra il COA-ISS e il Gruppo di Lavoro Infezioni Sessualmente Trasmesse – GLIST, dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani – AMCLI), che si basa su laboratori di microbiologia clinica che segnalano i nuovi casi di infezione da Chlamydia trachomatis, da Trichomonas vaginalis e da Neisseria gonorrhoeae in persone che si sottopongono a test di laboratorio per una o più di queste infezioni.

Online sul sito ISS il bando per lo sviluppo di progetti coordinati dalle Regioni sul disturbo dello spettro autistico

Settembre 2018

Online sul sito ISS il bando per lo sviluppo di progetti coordinati dalle Regioni sul disturbo dello spettro autistico

Al fine di fornire completa attuazione a quanto disposto dalla Legge n. 134/2015 “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”, il decreto 30 dicembre 2016 (Art. 4) del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze che stabilisce i criteri e le modalità di utilizzo del Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico, prevede che il Ministero della Salute, avvalendosi dell’Istituto Superiore di Sanità, promuova lo sviluppo di progetti di ricerca coordinati dalle Regioni e concernenti la conoscenza del disturbo dello spettro autistico nonché le pertinenti good practices in ambito terapeutico ed educativo.

Tale attività verrà svolta mediante la promozione di bandi di ricerca che dovranno prevedere, obbligatoriamente, il coinvolgimento di almeno cinque Regioni/progetto (1.000.000/progetto – totale 4 progetti).

I progetti dovranno prioritariamente riguardare i seguenti ambiti:

  1. sperimentazione, valutazione e diffusione di interventi che assicurino la continuità di cura nell’arco della vita, affrontando specificamente la criticità della transizione dall’età evolutiva all’età adulta;
  2. sperimentazione, valutazione e diffusione di idonee soluzioni residenziali e semi-residenziali, corredate dalla previsione di specifici criteri/indicatori che permettano di valutarne appropriatezza e qualità;
  3. sperimentazione, valutazione e diffusione delle migliori pratiche per l’integrazione scolastica, la transizione dall’istruzione al lavoro, l’inclusione lavorativa.

I progetti di ricerca dovranno necessariamente essere aderenti alle Linee di indirizzo approvate in Conferenza Unificata il 10 maggio 2018 e alle più recenti Linee Guida internazionali dedicate alla diagnosi e presa in carico delle persone con ASD per tutto l’arco di vita.

Saranno così garantite proposte progettuali aderenti alla medicina basata sulle evidenze e azioni di sistema in tutte le Regioni italiane.

Per approfondimenti consultare il sito dell’ISS

Notte della Ricerca 2018

Settembre 2018

E’ giovane all’ISS la Notte Europea dei Ricercatori. Dedicate ai ragazzi molte delle iniziative

Frascati Scienza

Il 28 settembre sarà nuovamente la notte della scienza a cui l’ISS parteciperà con un seminario di apertura dell’evento, 47 mostre e 19 visite guidate. Percorsi di conoscenza particolarmente interessanti sono stati organizzati al Museo dell’ISS, come la Mostra interattiva Mondo Vaccini.

Un angolo musicale integrerà l’offerta della serata, ricercatori e ricercatrici dell’Istituto allieteranno i presenti con un repertorio che spazia dal jazz al rock.

In quest’occasione l’ISS cerca di rendere facilmente fruibili contenuti scientifici di grande interesse e attualità per aumentare la consapevolezza generale sull’importanza della ricerca per la salute.

I giovani saranno i protagonisti di questa edizione, a loro sarà dedicata particolare attenzione attraverso il contatto diretto con chi fa ricerca, i luoghi della ricerca, giochi e materiale divulgativo dedicato. Momenti ludici animeranno la serata, si potrà giocare al gioco dell’Oca nel Museo ISS o al Chemi-Quiz nello spazio della mostra; l’obiettivo è far innamorare della scienza e stimolare l’interesse per lo studio anche negli ospiti più piccoli.

Tratti caratteristici di questo momento di incontro saranno, quindi, l’interattività e il coinvolgimento così da fornire un’esperienza che vada anche oltre il limite temporale dell’evento stesso. Per la manifestazione gli spazi (aule, corridoi, cortili esterni) saranno organizzati come una piazza virtuale aperta al pubblico. Si userà addirittura una toponomastica ad hoc, le “vie” attorno alla piazza avranno i nomi prestigiosi degli scienziati e dei premi Nobel che hanno popolato questo luogo.

L’organizzazione della serata vede il coinvolgimento di circa 350 unità di personale con varie funzioni (sicurezza, visite guidate, mostre, illustrazione esperimenti, ecc.). Il pubblico sarà accompagnato anche all’interno dei laboratori di ricerca, dove potrà assistere a dimostrazioni pratiche di attività scientifiche che vengono svolte regolarmente e, inoltre, ricevere informazioni sulla strumentazione utilizzata e sui metodi di lavoro. Negli stand espositivi dedicati alle singole tematiche, i ricercatori saranno a disposizione per informare e confrontarsi con i partecipanti; il tutto sarà corredato da poster descrittivi e materiale divulgativo, in alcuni casi sarà possibile vedere piccole apparecchiature da laboratorio e assistere e partecipare a dei piccoli esperimenti.

Gli stand saranno visitabili per tutta la durata dell’evento. Infine, l’Aula Pocchiari ospiterà alcune conferenze su argomenti scientifici legati alla salute che verranno presentate dagli esperti in una modalità divulgativa adatta ad un pubblico non specializzato.

Partecipare al progresso scientifico per il bene comune è il tema che Frascati scienza svolgerà per il prossimo biennio: non più distanze e muri, ma partecipazione e coinvolgimento. Infatti BE a citizEn Scientist (BEES) è un progetto della Commissione Europea che ha lo scopo di avvicinare la cittadinanza alla scienza.

Diventa un cittadino scienziato in inglese viene, possiamo dire, abbreviato con BEES (api); l’ispirazione e l’immagine utilizzata, infatti, è proprio quella delle api con la loro operosità, la loro partecipazione e la loro organizzazione sociale.

Il 28 sarà il momento giusto per iniziare il cammino per diventare un cittadino scienziato.

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Evidenziata l’origine genetica dell’essere positivi grazie alla collaborazione con L.L. Cavalli Sforza

Settembre 2018

Evidenziata l’origine genetica dell’essere positivi grazie alla collaborazione con L.L. Cavalli Sforza

L’ISS rende omaggio a Luca Luigi Cavalli-Sforza, padre della genetica di popolazione, spentosi di recente all’età di 96 anni, ricordandone la collaborazione svoltasi in più occasioni.

Il primo contatto tra i ricercatori dell’ISS e lo scienziato fu Gian Vittorio Caprara, all’epoca preside della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza”. Poi, Corrado Fagnani, ricercatore dell’ISS, ottenne uno stage a Stanford, in qualità di visiting (professore ospite) di Cavalli-Sforza.

Lo stesso Cavalli-Sforza venne più volte in Istituto: memorabile la sua Lectio Magistralis “Comprendere la diversità umana attraverso lo studio della sua storia” nell’ambito di una serie di incontri svoltisi tra il 2005 e il 2006.
Ricordiamo qui, in particolare, uno studio pubblicato nel 2009 su  Behavior Genetics , nato dalla collaborazione tra l’ISS, i Dipartimenti di Psicologia delle Università “La Sapienza” e “Milano Bicocca” e l’Università di Stanford, in cui si dimostrava che autostima, soddisfazione di vita e ottimismo, risorse preziose per affrontare positivamente il mondo che ci circonda, potrebbero condividere una comune base genetica.
La ricerca coinvolse circa 500 coppie di gemelli, monozigoti e dizigoti, di 23-24 anni iscritti al Registro Nazionale Gemelli.

Uno dei risultati dello studio riguardava le stime di “ereditabilità” dei tratti considerati, che erano del 73% per l’autostima, del 59% per la soddisfazione di vita e del 28% per l’ottimismo.

Dunque, i dati hanno mostrato che l’autostima e la soddisfazione di vita sono influenzate, in larga misura, da fattori genetici, mentre per l’ottimismo il ruolo dell’ambiente sembra essere preponderante.

Ciò può essere dovuto al fatto che l’incertezza del futuro, specialmente in una fascia di età giovane-adulta come quella dei gemelli che hanno preso parte alla ricerca, rende il livello di ottimismo soggetto all’effetto di esperienze contingenti, quali ad esempio il completamento degli studi o l’inizio di un nuovo lavoro.
In altre parole – e fu questo il risultato più innovativo della ricerca – i fattori genetici sembrano essere largamente condivisi, mentre le esposizioni ambientali potrebbero essere sostanzialmente specifiche per ciascuno dei tratti.

Da qui l’ipotesi che interventi di tipo ambientale, intesi a promuovere la salute mentale, potrebbero avere una maggiore influenza su specifici aspetti del benessere psicologico.

Domenica Taruscio è il nuovo Presidente del Comitato Scientifico Interdisciplinare dell’IRDiRC

Settembre 2018

Domenica Taruscio è il nuovo Presidente del Comitato  Scientifico Interdisciplinare  dell’IRDiRC

Domenica Taruscio, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS, è stata eletta Chair del Comitato Scientifico Interdisciplinare dell’International Rare Diseases Research Consortium (IRDiRC).

L’IRDiRC unisce vari enti nazionali e internazionali, governativi e non (dall’Africa, Asia, Australia, Nord America ed Europa) al fine di promuoverne la collaborazione nell’ambito della ricerca scientifica avanzata per le malattie rare.

Con questa nomina, non solo vengono riconosciute competenza e impegno personale, ma si aprono per l’ISS, che ha contribuito significativamente a fondare l’IRDiRC, opportunità scientifiche nuove e importanti per la salute dei pazienti.

Il futuro della medicina è “nano”

Giugno – Luglio – Agosto 2018 

Il futuro della medicina è “nano”

Dalle particelle metalliche superparamagnetiche usate per la diagnostica ai nanovettori in grado di rilasciare farmaci esattamente dove sono necessari alle particelle in grado di rilevare e trattare simultaneamente le malattie, come tumori e infezioni, il futuro della medicina passa anche dalle nanoparticelle. Le ultime applicazioni, comprese quelle ancora in sperimentazione ma considerate molto promettenti, sono state presentate durante la Conferenza Internazionale sulla Nanomedicina “Nanomedicine Rome 2018“, dal Centro Nazionale per la Ricerca e la Valutazione preclinica e clinica dei Farmaci (CNRVF) dell’ISS in collaborazione con l’Istituto di Metodologie Chimiche (IMC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche che si è tenuta pochi giorni fa a Roma.

“Questi materiali – spiegano Agnese Molinari e Annarica Calcabrini del CNRVF -, prodotti nella scala di un bilionesimo di metro, ovvero del nanometro, sono caratterizzati non soltanto dalla dimensione “nano”, ma anche da proprietà peculiari, derivanti dalle loro stesse dimensioni, che li distinguono dai relativi sistemi di dimensioni macroscopiche. Queste particolari proprietà hanno già diverse applicazioni in medicina e hanno permesso lo sviluppo di nanomateriali biocompatibili per imaging, terapia e ingegneria tissutale. Alcuni di tali nanomateriali vengono impiegati attualmente nei protocolli clinici, altri sono ancora in studi di fase preclinica e clinica, una moltitudine sono ancora oggetto di ricerca sperimentale”.

La Conferenza ha presentato alcune delle innovazioni più interessanti, come ad esempio i nanomateriali peptidici per la rigenerazione delle lesioni del midollo spinale o quelli magnetici funzionalizzati con anticorpi specifici in grado di catturare agenti batterici in pazienti con sepsi, allo scopo di purificare il sangue, identificare rapidamente le specie patogene e ridurre l’impiego di antibiotici.