I Focal Point Nazionali di EFSA: un decennio di networking per la sicurezza alimentare europea

Novembre 2018

I Focal Point Nazionali di EFSA: un decennio di networking per la sicurezza alimentare europea

Istituita nel 2008, la rete dei Focal Point (FP) comprende membri di tutti i 28 Stati dell’UE, Islanda e Norvegia, nonché osservatori provenienti dalla Svizzera e dai Paesi in fase di preadesione. In questi 10 anni i Focal Point hanno agito da ambasciatori dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nei loro Paesi, in stretta collaborazione tra loro, le autorità nazionali per la sicurezza degli alimenti e l’EFSA stessa.

Attraverso la rete dei FP, viene promosso lo scambio di informazioni, il collegamento tra le istituzioni e l’impegno a migliorare il sistema europeo e nazionale che garantisce la sicurezza degli alimenti, la tutela della salute e del benessere degli animali e adeguati stili di vita nutrizionali. Inoltre, svolge un ruolo importante nella costruzione e nel miglioramento della capacità di valutazione del rischio nella filiera alimentare dell’UE e accresce la visibilità e la portata del lavoro scientifico svolto dall’EFSA e dagli Stati membri.

In Italia, il Focal Point è istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità e opera sotto il coordinamento della Direzione Generale degli organi collegiali per la tutela della salute del Ministero della Salute, che è l’Autorità Nazionale per la sicurezza degli alimenti.

Nell’arco di questi 10 anni, il Focal Point Italiano ha lavorato per promuovere l’eccellenza tecnica e scientifica nazionale, la cooperazione con l’EFSA e lo sviluppo delle competenze tecniche e scientifiche nella valutazione del rischio. I successi principali hanno riguardato lo sviluppo della cooperazione nazionale, con un miglioramento delle interazioni tecniche e scientifiche tra l’EFSA e gli istituti di ricerca nazionali, una maggior consapevolezza del ruolo dell’EFSA a livello nazionale e un’estensione della rete di collaborazioni degli istituti di ricerca, delle università e degli istituti zooprofilattici sperimentali con l’EFSA e con altre istituzioni internazionali.

Molte e significative sfide attendono i Focal Point, sempre finalizzate alla promozione della salute, alla sostenibilità della produzione degli alimenti e all’eccellenza scientifica e tecnica nella valutazione dei rischi, ma il lavoro svolto in questi anni rappresenta una solida piattaforma di partenza per il futuro.

Focal Point: dieci anni di successi

METROFOOD, nasce un network europeo per la food safety

Ottobre 2018

METROFOOD, nasce un network europeo per la food safety

Al via una nuova infrastruttura europea per integrare e armonizzare la ricerca nel campo della qualità e sicurezza alimentare. Si chiama METROFOOD-RI (Research Infrastructure for promoting metrology in food and nutrition) e vede il coinvolgimento di oltre 2200 ricercatori di 48 partner provenienti da 18 Paesi europei, coordinati dall’ENEA. In Italia, tra le 12 maggiori istituzioni di ricerca che hanno costituito una Joint Research Unit (JRU) dedicata, vi è l’ISS.

METROFOOD-RI mira a promuovere l’affidabilità e la standardizzazione delle misure per quel che concerne la qualità, la sicurezza, la tracciabilità, la sostenibilità della produzione di alimenti, attraverso l’approccio FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Re-usable). A vantaggio dello sviluppo del settore agroalimentare e della tutela dei consumatori.

“Le infrastrutture europee sono importanti volani della ricerca di eccellenza e dello sviluppo economico e sociale – commenta Francesco Cubadda, ricercatore del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’ISS e uno dei tre membri del Comitato di coordinamento della JRU italiana – METROFOOD-RI consiste di una infrastruttura fisica, fatta di laboratori, campi e impianti sperimentali ai vari livelli della filiera alimentare, e di una infrastruttura che a regime diventerà una piattaforma di accesso e integrazione di un’enorme mole di dati sugli alimenti e sulle loro caratteristiche compositive: l’ISS contribuisce con 14 facilities fisiche – 11 laboratori analitici e tre centri per la produzione di materiali di riferimento – e tre facilities elettroniche”.

SEAFOODTOMORROW, al via un consorzio europeo per allevare e produrre pesce in modo sicuro ed ecosostenibile

 Giugno – Luglio – Agosto 2018

SEAFOODTOMORROW, al via un consorzio europeo per allevare e produrre pesce in modo sicuro ed ecosostenibile

Da una parte la crescita demografica ed economica, da cui scaturirà, secondo le stime degli esperti, un raddoppio entro il 2050 della domanda di cibo a livello globale, dall’altra la necessità per le autorità di sicurezza alimentare europee, in primis l’EFSA, di valutare in maniera integrata i rischi e i benefici connessi ad un alimento. La sfida, in altre parole, consiste nel garantire non solo più cibo, ma cibo sicuro per la salute e, al contempo, sostenibile da un punto di vista economico e ambientale. In particolare, il focus dell’UE è sul pesce, uno dei più importanti prodotti alimentari consumati in Europa in quanto fonte essenziale di proteine di alta qualità e naturalmente ricco di nutrienti preziosi come lo iodio e gli acidi grassi poli-insaturi.

In questo contesto, nasce SEAFOODTOMORROW un progetto che punta a sviluppare soluzioni innovative e sostenibili al fine di migliorare la sicurezza alimentare, nonché il valore nutrizionale dei prodotti ittici in commercio in Europa.

Sorto nell’ambito del programma Horizon 2020, della durata di tre anni (novembre 2017-novembre 2020), è coordinato dall’ Instituto Portugues do Mar e da Atmosfera ed è basato sull’interazione fra enti pubblici, università e imprese. Vi partecipano 35 partner da 15 paesi (Portogallo, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Ungheria) e 12 affiliati di terze parti (in tutto 19 paesi).

L’ISS (nello specifico un team di ricercatori coordinati da Alberto Mantovani del Dipartimento di Sicurezza alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria) partecipa con attività di laboratorio e di valutazione all’analisi dell’impatto delle soluzioni innovative sui rischi tossicologici e sui benefici nutrizionali; in particolare l’attività si focalizza sulla modulazione della presenza di contaminanti ed elementi essenziali, come il selenio.

Inoltre l’ISS è capofila nell’elaborazione della “piattaforma tecnologica” di SEAFOODTOMORROW, ovvero il piano generale di campionamento e di analisi strumentale alla base della valutazione rischio-beneficio.

L’ambizione è di riuscire ad elaborare, nei tre anni di progetto, metodi innovativi di allevamento del pesce ed altri prodotti ittici (ad es. molluschi), nonché di produzione degli stessi, cercando di integrare salubrità e sostenibilità ambientale con l’attiva partecipazione da parte delle imprese e dei consumatori.

Il programma di lavoro si articola in due grandi campi di attività sperimentale:

a) l’elaborazione di soluzioni innovative riguardanti sia l’acquacoltura sia la produzione di alimenti ittici con obiettivi di salubrità ben definiti: prevenzione di contaminazioni tossicologiche (metilmercurio, interferenti endocrini) e biologiche (Listeria, norovirus), miglioramento dell’apporto di nutrienti per specifici segmenti di popolazione (anziani, bambini, ecc.);

b) la valutazione del conseguimento degli obiettivi di sicurezza alimentare e nutrizionali definiti e del loro effettivo impatto, nonché l’elaborazione di soluzioni per problemi (ad es. tracciabilità) che sono, seppur indirettamente, connessi con la sicurezza alimentare.

Scienza senza frontiere

 Numero 01 – Gennaio 2018

Scienza senza frontiere: all’ISS ciclo di seminari dedicati ai migranti

Prevenzione delle malattie trasmissibili, vaccinazione, alimentazione, diritto alla salute, abuso di alcol e droghe. Sono questi gli argomenti del ciclo di seminari “Scienza senza frontiere” che l’Istituto Superiore di Sanità ha organizzato con i migranti di alcuni Centri di Accoglienza Straordinari (Cas) romani.  Il primo incontro, dedicato alle malattie infettive trasmissibili, è stato organizzato in collaborazione con l’Unità Operativa di Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) dell’ISS che coordina, tra l’altro, il National Focal PointPoint – Infectious diseases and migrant, una Rete di oltre 70 esperti di Istituzioni Pubbliche, Organizzazioni Non Governative, Associazioni di Volontariato e Referenti di Comunità di Migranti, impegnati nell’area della promozione e tutela della salute nonché della prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive in ambito transculturale. Tale Gruppo di lavoro permanente, coordinato dalla Dr.ssa Anna Maria Luzi collocata all’interno del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate (MIPI) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) vede la collaborazione integrata di professionisti, che con le loro specifiche competenze hanno consentito al NFP italiano, in oltre quindici anni di impegno, di proporre, a livello internazionale e nazionale, progetti di ricerca sugli aspetti epidemiologici e psico-socio-comportamentali dell’infezione da HIV nelle popolazioni migranti, di sviluppare interventi di prevenzione dell’AIDS e di organizzare percorsi formativi rivolti ad operatori sanitari impegnati in ambito interculturale. Nell’ultimo triennio l’Italian NFP ha ampliato il suo campo di interesse alle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) e alla Tubercolosi.

Programma

 

Sicurezza alimentare l’ISS nella comunità EFSA dei modelli scientifici

 

Numero 05 – Luglio 2017

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha raccolto in una comunità chiamata “Knowledge Junction” (crocevia del sapere) i modelli scientifici sviluppati e utilizzati nel corso degli ultimi 15 anni nella valutazione dei rischi di alimenti e mangimi. I modelli possono essere condivisi e gli scienziati che fanno parte di questa comunità possono contribuire sia inviando loro modelli sia modificando o solo utilizzando quelli presenti. Questa iniziativa è in linea con le politiche di condivisione e apertura e con l’idea di armonizzazione della valutazione del rischio di EFSA. Inoltre, arricchisce la comunità scientifica, libera di visionare e utilizzare questi strumenti, di competenze scientifiche a beneficio della sicurezza alimentare in Europa. I Focal Point EFSA nei vari paesi hanno il ruolo di favorire la partecipazione alla comunità “Knowledge Junction” degli esperti nazionali e la condivisione di informazioni e metodologie sul risk assessment attraverso questo strumento. A questo proposito è iniziata da parte di EFSA l’attività di informazione e formazione dei Focal Point sull’uso e le potenzialità della “Knowledge Junction”, che a loro volta formeranno a livello nazionale le varie istituzioni interessate a contribuire.

Il Focal Point italiano, che ha sede in ISS, ha iniziato le attività preliminari collaborando con gli esperti nazionali alla selezione della documentazione tecnico-scientifica da condividere attraverso la “Knowledge Junction”.

In occasione del lancio del “Knowledge Junction”, EFSA ha prodotto un video proprio per spiegare l’importanza dei modelli per la scienza, ovvero di rappresentazioni semplificate della realtà che possono aiutare gli esperti a capire come le cose funzionano, come potrebbero funzionare, come potrebbe evolvere una determinata situazione.

30 anni di attività del Telefono Verde AIDS e IST – 800 861061 dell’Istituto Superiore di Sanità

Numero 04 – Giugno 2017

1987-2017

30 anni di attività del Telefono Verde AIDS e IST – 800 861061 dell’Istituto Superiore di Sanità

Il 20 giugno 1987 nasce il Telefono Verde AIDS – 800 861061 in risposta al diffondersi dell’infezione da HIV, finalizzato a fornire a tutta la popolazione italiana un’appropriata prevenzione, supportata da un’informazione scientificamente corretta e personalizzata. Il Ministero della Salute ne affida la realizzazione e la gestione all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Nel tempo l’ambito di intervento è stato ampliato a tutte le infezioni sessualmente trasmesse (TV AIDS e IST), che riguardano vaste fasce della popolazione e in particolare i giovani tra i 15 e i 24 anni.

Per conseguire nel miglior modo possibile l’obiettivo di diffondere efficacemente l’informazione scientifica e garantire un intervento preventivo ad hoc, i ricercatori del TV AIDS e IST hanno elaborato una metodologia specifica del counselling telefonico che nel tempo si è strutturata in un modello operativo comunicativo-relazionale implementabile in differenti contesti. Inoltre, gli esperti hanno lavorato alla messa a punto di materiale informativo, alla standardizzazione delle risposte, alla costituzione di data-base, mirati alla raccolta di informazioni utili a fornire un concreto aiuto alle persone che si rivolgono all’ISS con una richiesta di intervento informativo.

Il rigore scientifico delle risposte, la costante verifica delle fonti, la garanzia dell’anonimato e della gratuità (per l’utente) costituiscono i capisaldi dell’azione di questo Servizio innovativo, che ha rappresentato il primo telefono verde pubblico di informazione sanitaria a livello nazionale.

Il Servizio rappresenta anche un riferimento nazionale per la formazione e la supervisione di operatori di altri telefoni dedicati a differenti tematiche sanitarie. Contemporaneamente il TV AIDS e IST svolge un’attività di ricerca sui comportamenti a rischio, sulle tossicodipendenze, sul rischio di contrarre un’infezione a trasmissione sessuale nel caso di violenza di genere, sulla salute dei migranti, sulla valutazione dell’intervento di counselling telefonico, sulla qualità di vita delle persone che vivono con HIV nonché su studi di fattibilità vaccinale, utilizzando principalmente le metodologie delle scienze sociali ed epidemiologiche. L’integrazione di queste differenti attività porta nel 2007 alla costituzione dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF), diretta da Anna Maria Luzi, di cui il TV AIDS e IST ne diventa parte integrante.

Nel biennio 2007 – 2009, con il contributo di mediatori linguistico-culturali viene attivato un intervento di counselling telefonico in ambito transculturale mirato a fornire informazioni, oltre che in italiano anche in altre sette lingue (inglese, francese, spagnolo, romeno, russo, arabo e cinese).

Alla luce della professionalità e dell’esperienza acquisita nell’attività di counselling, dal 2008 alcuni ricercatori UO RCF coordinano la ReTe AIDS, network di 18 Servizi Telefonici governativi e non, impegnati nella lotta all’HIV/AIDS/IST presenti sul territorio nazionale. Il Servizio offre, dal 2012, una consulenza in materia legale su tematiche inerenti previdenza, assistenza, discriminazione e mobbing relativamente al target delle persone con HIV. Dal 2013 l’intervento di counselling erogato dagli esperti del Telefono Verde AIDS e IST, è stato integrato da una comunicazione online per la prevenzione delle IST, nello specifico, i ricercatori dell’UO RCF hanno interagito con la popolazione generale attraverso il Sito Web Uniti contro l’AIDS , l’account Twitter @UniticontroAIDS, il Servizio Skype uniticontrolaids e il canale YouTube uniticontrolaids. Dal 2014 il Servizio è accessibile sul web tramite il contatto skype uniticontrolaids anche per coloro che non vivono in Italia.

Ancora oggi il Telefono Verde AIDS e IST è attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 13.00 alle ore 18.00, assicurando quotidianamente un intervento specialistico, sia in lingua italiana sia in lingua inglese, mirato alla prevenzione primaria e secondaria dell’infezione da HIV, dell’AIDS e delle altre IST.

In trent’anni di attività gli esperti del TV AIDS e IST hanno risposto a 2.102.622 di quesiti affrontati all’interno di 771.215 telefonate effettuate per lo più da giovani adulti (20 39 anni), di sesso maschile, che si dichiarano eterosessuali e manifestano bisogni informativi inerenti le vie di contagio dell’HIV e più in generale delle infezione trasmesse sessualmente, nonché le modalità di accesso ai Servizi di diagnosi e cura e la fruibilità dei test.

Solo nei primi 5 mesi del 2017 la media giornaliera è di 50 interventi di counselling telefonico.

In occasione dei 30 anni di attività del Servizio Nazionale di HIV/AIDS/IST Counselling Telefonico Verde AIDS e IST – 800861061, il 20 giugno 2017, dalle ore 17.30 alle ore 23.30 si svolgerà l’evento straordinario “Musica, Arte e Spettacolo” presso il Giardino dell’Istituto Superiore di Sanità, sito in Viale Regina Elena 301, Roma.

La manifestazione che prevede una contaminazione tra il mondo della scienza e quello dello spettacolo (sono in programma spazi di musica, canto, teatro e danza) vede coinvolti ricercatori e artisti, istituzioni e cittadini, al fine di veicolare un intervento di prevenzione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse, mirato a diverse fasce della popolazione con particolare riferimento ai giovani

Per iscrizione

Violenza di genere, formati oltre 636 operatori delle reti territoriali

Focal Point

Violenza di genere, formati oltre 636 operatori delle reti territoriali

Numero 01 – Marzo 2017

Concluso il Corso di formazione “Prevenzione e contrasto della violenza di genere attraverso le reti territoriali: protocolli per l’implementazione e il consolidamento delle conoscenze e delle competenze operative e comunicativo-relazionali acquisite nel percorso blended” svoltosi presso Istituto Superiore di Sanità di Roma nell’ambito di un Progetto promosso e finanziato dal Ministero della Salute con responsabilità scientifica e coordinamento dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione del Dipartimento di Malattie Infettive.

Alle due giornate conclusive hanno partecipato operatori sanitari impegnati in 28 Pronto Soccorso delle Regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). L’attività didattica è stata mirata alla prevenzione ed al contrasto della violenza di genere attraverso il consolidamento delle conoscenze e delle competenze riguardanti gli aspetti operativi e comunicativo-relazionali. Il fine prioritario è quello di accogliere la donna vittima di violenza, gestire gli aspetti clinici, inviarla, laddove necessario, alla rete dei servizi presenti sul territorio. Nel complesso si è trattato di un percorso formativo lungo due anni (formazione de visu e formazione a distanza) che ha visto il coinvolgimento di 636 operatori.

Gli operatori sanitari partecipanti all’evento, particolarmente motivati ad integrare professionalità ed esperienze acquisite nell’attività quotidiana svolta nei propri Pronto Soccorso, hanno espresso notevole soddisfazione nel sentirsi parte attiva del gruppo di lavoro costituito dal Ministero della Salute, dagli esperti operanti nel territorio e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Il Corso si è concluso con la condivisione di un Documento di indirizzo volto a rendere operativo il percorso di tutela delle vittime di violenza nel nostro Paese.

Studio ISS-AIC, l’esposizione dei celiaci alle micotossine

Focal Point

Studio ISS-AIC, l’esposizione dei celiaci alle micotossine

Numero 01 – Marzo 2017

Risponde Carlo Brera 
L’Associazione Italiana Celiachia  (AIC) e l’Istituto Superiore di Sanità hanno realizzato uno studio volto sia alla valutazione dello stato di contaminazione da micotossine dei prodotti alimentari per celiaci sia alla stima dell’esposizione di mamme celiache in allattamento e dei neonati. Carlo Brera, coordinatore dello studio per conto dell’ISS, ci ha spiegato i dettagli.

 

1.  Perché studiare l’esposizione a micotossine?

Perché le micotossine sono sostanze tossiche prodotte dal metabolismo di funghi filamentosi (muffe). Sono termostabili e resistono perciò alla maggior parte dei comuni processi industriali. Le più monitorate a causa della loro rilevanza sanitaria sono le aflatossine (AFBs), l’ocratossina A (Ota), lo zearalenone (Zea), le fumonisine (FBs) e i tricoteceni (Don, T-2, Ht-2). Le matrici vegetali più a rischio sono i cereali (mais, grano), la frutta secca ed essiccata, le spezie, il cacao e il caffè verde, e i prodotti da questi derivati. A causa dello sbilanciato consumo da parte dei celiaci di mais, che tra i cereali è quello maggiormente suscettibile alla contaminazione da micotossine, ci siamo prefissati di studiare l’esposizione di questi soggetti.

 

2.  Quali campioni alimentari avete esaminato?

Sono stati prelevati 775 campioni (pane, pasta, farine, frollini, snack, cereali, dolci, fette biscottate) presso siti rappresentativi del territorio nazionale (farmacie, negozi specializzati e grande distribuzione), sulla base di un elenco di prodotti dietetici per celiaci, principalmente a base di mais e riso (gluten free).

 

3.  Cosa è emerso?

In nessun caso è stato riscontrato un livello di contaminazione superiore al limite massimo tollerabile previsto dal Regolamento (Ce) 1881/2006. Complessivamente le FBs sono state rilevate nel 27% dei campioni, lo ZEA nel 6%, e l’Ota nel 2,4%. Il Don, le tossine T-2 e Ht-2 e l’AFB1 sono state invece riscontrate solo nello 0.4%, 0.1% e 0.6% dei campioni, rispettivamente. I dati di esposizione sia degli adulti che dei bambini delineano uno scenario rassicurante. Infatti, ricordando che le Tolerable daily intake (Tdi) delle fumonisine e dello zearalenone corrispondono a 2000 ng/kg pc/die e 250 ng/kg pc/die, rispettivamente, si ottengono valori massimi di esposizione che oscillano tra il 9,5% (fumonisine) e il 6% (zearalenone) delle corrispettive soglie tossicologiche.

 

4.  Cosa si è visto studiando le mamme celiache in allattamento?

L’esposizione delle mamme celiache alle micotossine è risultata superiore a quella delle donne sane (gruppo di controllo). Tuttavia, sommando i contributi dei vari prodotti alimentari, l’esposizione media risulta essere circa un quinto della Tdi, mentre nel caso dei forti consumatori l’esposizione raggiunge il 50% della Tdi.

 

5.  C’è un rischio maggiore per i lattanti?

Dalle analisi del latte materno, l’aflatossina M1 è risultata la micotossina maggiormente presente rispetto a Ota e Zea, che hanno invece mostrato bassa positività in giorni e poppate diverse. L’AfM1 è stata riscontrata nel 37% dei campioni dalle madri celiache e nel 23% dalle madri di controllo. Considerando che, per i lattanti, il latte materno è l’unico alimento nei primi tre-quattro mesi di vita e che i pesi corporei dei neonati sono pari a circa 6 kg, le esposizioni all’AfM1 calcolate evidenziano valori che, se confrontati con quelli stimati dall’OMS per i consumi di latte vaccino, corrispondono ad un fattore di rischio non trascurabile. Il nostro studio mette in evidenza che questa categoria particolarmente vulnerabile della popolazione dovrebbe essere monitorata in modo sistematico, con particolare riferimento alla qualità sanitaria del latte materno che deriva da un’assunzione da parte della mamma di prodotti alimentari contaminati da micotossine a livelli che, pur non creando particolari rischi per la nutrice, possono risultare dannosi per la salute del neonato in allattamento.