Settembre 2018

Evidenziata l’origine genetica dell’essere positivi grazie alla collaborazione con L.L. Cavalli Sforza

L’ISS rende omaggio a Luca Luigi Cavalli-Sforza, padre della genetica di popolazione, spentosi di recente all’età di 96 anni, ricordandone la collaborazione svoltasi in più occasioni.

Il primo contatto tra i ricercatori dell’ISS e lo scienziato fu Gian Vittorio Caprara, all’epoca preside della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza”. Poi, Corrado Fagnani, ricercatore dell’ISS, ottenne uno stage a Stanford, in qualità di visiting (professore ospite) di Cavalli-Sforza.

Lo stesso Cavalli-Sforza venne più volte in Istituto: memorabile la sua Lectio Magistralis “Comprendere la diversità umana attraverso lo studio della sua storia” nell’ambito di una serie di incontri svoltisi tra il 2005 e il 2006.
Ricordiamo qui, in particolare, uno studio pubblicato nel 2009 su  Behavior Genetics , nato dalla collaborazione tra l’ISS, i Dipartimenti di Psicologia delle Università “La Sapienza” e “Milano Bicocca” e l’Università di Stanford, in cui si dimostrava che autostima, soddisfazione di vita e ottimismo, risorse preziose per affrontare positivamente il mondo che ci circonda, potrebbero condividere una comune base genetica.
La ricerca coinvolse circa 500 coppie di gemelli, monozigoti e dizigoti, di 23-24 anni iscritti al Registro Nazionale Gemelli.

Uno dei risultati dello studio riguardava le stime di “ereditabilità” dei tratti considerati, che erano del 73% per l’autostima, del 59% per la soddisfazione di vita e del 28% per l’ottimismo.

Dunque, i dati hanno mostrato che l’autostima e la soddisfazione di vita sono influenzate, in larga misura, da fattori genetici, mentre per l’ottimismo il ruolo dell’ambiente sembra essere preponderante.

Ciò può essere dovuto al fatto che l’incertezza del futuro, specialmente in una fascia di età giovane-adulta come quella dei gemelli che hanno preso parte alla ricerca, rende il livello di ottimismo soggetto all’effetto di esperienze contingenti, quali ad esempio il completamento degli studi o l’inizio di un nuovo lavoro.
In altre parole – e fu questo il risultato più innovativo della ricerca – i fattori genetici sembrano essere largamente condivisi, mentre le esposizioni ambientali potrebbero essere sostanzialmente specifiche per ciascuno dei tratti.

Da qui l’ipotesi che interventi di tipo ambientale, intesi a promuovere la salute mentale, potrebbero avere una maggiore influenza su specifici aspetti del benessere psicologico.