Settembre 2018

HIV, le terapie a disposizione e gli strumenti della prevenzione

Dal  20 giugno 1987 ad oggi il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TVA-IST) 800 861 061 – collocato all’interno  dell’ UO RCF del Dipartimento  Malattie Infettive dell’ISS – ha risposto a 2 milioni e 150 mila quesiti posti in 785 mila colloqui di counselling telefonico. E’ un Servizio Nazionale, anonimo e gratuito, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 13.00 alle 18.00, che dallo scorso aprile si è arricchito anche di un’altra attività rivolta alle persone sorde, grazie all’indirizzo email dedicato: tvalis@iss.it.

In occasione dei 31 anni di impegno abbiamo rivolto a Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive alcune domande sull’importanza della prevenzione e sulle attuali terapie.

1. Come è cambiata nel tempo la vita di una persona con HIV?

La vita di una persona con HIV è profondamente cambiata dopo il 1996, allorché venne introdotta la terapia antiretrovirale. Le persone sieropositive hanno visto la propria speranza di vita allungarsi fino quasi a raggiungere quella delle persone sieronegative. Inoltre, la qualità della loro vita è estremamente migliorata nel corso degli anni. Naturalmente, restano le problematiche di una malattia cronica, in quanto più farmaci vanno presi ogni giorno per un lungo periodo, con possibili effetti collaterali e con il rischio di dover modificare la terapia in seguito allo sviluppo di resistenze. La condizione di sieropositività all’HIV richiede, inoltre, il monitoraggio costante dello stato dell’infezione mediante visite mediche e indagini strumentali o di laboratorio, nonché l’assunzione regolare dei farmaci (aderenza alla terapia).

2. Quali sono le possibilità di cura grazie alla terapia farmacologica attuale per una persona con HIV?

I trattamenti farmacologici oggi disponibili consentono di tenere sotto controllo l’infezione, ma non di curarla in maniera definitiva. Pertanto, non si può guarire dall’infezione, ma le terapie combinate consentono di vivere meglio e più a lungo.

3. Ci sono strutture di supporto psicologico dove possano rivolgersi le persone con HIV per avere un aiuto?

Il supporto psicologico dovrebbe essere parte integrante del trattamento dell’infezione da HIV. Questo tipo di sostegno dovrebbe essere assicurato da tutte le strutture sanitarie che si occupano di effettuare i test diagnostici e di prendere in carico la persona con HIV.

Un adeguato intervento psicologico può anche servire a migliorare l’aderenza al trattamento farmacologico e a fornire utili indicazioni per sostenere e mantenere nel tempo una necessaria modifica dei comportamenti. Altrettanto importante è che lo screening per l’HIV sia sempre accompagnato da un intervento di counselling pre-test e post-test.

4. Una persona con HIV che assuma correttamente la terapia può evitare di utilizzare il preservativo maschile o femminile?

Alcuni studi scientifici evidenziano che a seguito del trattamento farmacologico, la carica virale si abbassi fino a non essere rilevabile, pertanto il rischio di trasmettere il virus HIV risulta fortemente ridotto. Tuttavia, la sicurezza di non trasmettere l’infezione si può ottenere solo con l’uso corretto del profilattico, maschile o femminile e del dental dam, utili per proteggere anche da altre infezioni sessualmente trasmesse.

5. Una persona sieronegativa, che adoperi la prevenzione farmacologica anti-HIV (PrEP), può evitare di utilizzare il preservativo maschile o femminile in caso di rapporti sessuali con un partner sieropositivo?

Una persona sieronegativa usando la PrEP può ridurre in maniera significativa il rischio di contrarre l’infezione da HIV, infatti i casi di trasmissione descritti in letteratura risultano essere pochi. Comunque l’uso corretto del profilattico maschile o femminile e del dental dam è sempre raccomandabile per motivi precauzionali e per il possibile rischio di contrarre altre infezioni a trasmissione sessuale.