Numero 05 – Luglio 2017

I tre pilastri della longevità

Una nutrizione equilibrata, un regolare esercizio fisico (senza eccessi) e un allenamento cognitivo altrettanto costante rappresentano i pilastri del vivere sano che aiutano a prevenire o rallentare l’accumulo di danno molecolare alla base della degenerazione cellulare e tissutale. Degenerazione che culmina prima o poi nello sviluppo di complesse e debilitanti patologie cronico-degenerative. E’ questo in sintesi il messaggio del seminario Promoting health and longevity through diet: metabolic and molecular effects”, svoltosi di recente in ISS, nel corso del quale il Prof. Luigi Fontana, ordinario presso l’Università di Brescia e attivo anche presso la Washington University di St. Louis (Missouri, USA), ha illustrato i risultati dei più avanzati studi scientifici in materia.

Numerose ricerche hanno mostrato come l’allenamento fisico sia una medicina potente per la salvaguardia del benessere e per la prevenzione di plurime alterazioni metaboliche che inducono malattia e disabilità. Secondo l’OMS, la sedentarietà è uno dei fattori principali per la crescita del grasso addominale e per lo sviluppo del diabete mellito di tipo 2, dell’infarto del miocardio e di alcune forme di cancro. Una combinazione di allenamenti fisici di tipo aerobico (jogging, corsa, ciclismo, nuoto, danza), anaerobico (sollevamento di pesi) e di esercizi di equilibrio posturale, di coordinamento e di flessibilità sono necessari per mantenere un corpo snello, forte, sano, e per prevenire l’osteoporosi, la sarcopenia (riduzione della massa muscolare), le fratture ossee e il decadimento cognitivo.

Senza cibo, però, il corpo umano non può sopravvivere. Il nostro corpo ha bisogno del giusto apporto di calorie, proteine, carboidrati, lipidi, vitamine, sali minerali e fitocomposti per mantenersi sano. Al contrario, un eccessivo consumo di calorie e proteine accelera l’invecchiamento e il rischio di sviluppare patologie tumorali e cardiovascolari. Il segreto della longevità consiste, dunque, nel mantenersi magri, con un addome piatto, mediante una riduzione dell’apporto di calorie vuote e una dieta ricca di cibi d’origine vegetale che eviti gli eccessi di proteine e grassi animali. Il metabolismo delle fibre vegetali e altri alimenti da parte dei batteri intestinali, inoltre, sembrerebbe produrre molecole dotate di attività anti-infiammatoria e anti-allergica, capaci di contrastare le patologie autoimmunitarie.

Un terzo pilastro ai fini di una longevità in salute è il mantenimento di una mente lucida, vivace, brillante. Il cervello, infatti, è un organo metabolicamente molto attivo che in assenza di un costante allenamento, degenera e si atrofizza. Diversi studi hanno provato che un piano settimanale di training cognitivo incentrato sulla memoria, il ragionamento e la velocità di elaborazione dei dati è in grado di rallentare il processo di decadimento cognitivo anche in uomini e donne con più di 65 anni. Alcune tecniche di training autogeno e meditazione sembrerebbero in grado di accrescere la plasticità di certe aree del cervello, di potenziare la capacità di elaborazione e immagazzinamento dei dati e migliorare la qualità del sonno.

Senza dubbio è fondamentale adottare anche altre buone abitudini quali: non fumare, ridurre, per quanto possibile, l’esposizione all’inquinamento ambientale e praticare una corretta igiene orale.

Un approccio, dunque, basato essenzialmente sulla prevenzione delle cause metaboliche e molecolari dell’invecchiamento umano, che richiede una formazione attiva dei professionisti sanitari per educare in modo altrettanto attivo i cittadini alla salvaguardia della propria salute. Come a scuola, si dovrebbe insegnare concretamente ai cittadini a fare attività fisica in maniera corretta e regolare, a conoscere gli alimenti, a cucinare e nutrirsi in maniera sana ed equilibrata, a sviluppare e potenziare la memoria e le funzioni cognitive.

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