Giugno – Luglio – Agosto 2018 

Il futuro della medicina è “nano”

Dalle particelle metalliche superparamagnetiche usate per la diagnostica ai nanovettori in grado di rilasciare farmaci esattamente dove sono necessari alle particelle in grado di rilevare e trattare simultaneamente le malattie, come tumori e infezioni, il futuro della medicina passa anche dalle nanoparticelle. Le ultime applicazioni, comprese quelle ancora in sperimentazione ma considerate molto promettenti, sono state presentate durante la Conferenza Internazionale sulla Nanomedicina “Nanomedicine Rome 2018“, dal Centro Nazionale per la Ricerca e la Valutazione preclinica e clinica dei Farmaci (CNRVF) dell’ISS in collaborazione con l’Istituto di Metodologie Chimiche (IMC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche che si è tenuta pochi giorni fa a Roma.

“Questi materiali – spiegano Agnese Molinari e Annarica Calcabrini del CNRVF -, prodotti nella scala di un bilionesimo di metro, ovvero del nanometro, sono caratterizzati non soltanto dalla dimensione “nano”, ma anche da proprietà peculiari, derivanti dalle loro stesse dimensioni, che li distinguono dai relativi sistemi di dimensioni macroscopiche. Queste particolari proprietà hanno già diverse applicazioni in medicina e hanno permesso lo sviluppo di nanomateriali biocompatibili per imaging, terapia e ingegneria tissutale. Alcuni di tali nanomateriali vengono impiegati attualmente nei protocolli clinici, altri sono ancora in studi di fase preclinica e clinica, una moltitudine sono ancora oggetto di ricerca sperimentale”.

La Conferenza ha presentato alcune delle innovazioni più interessanti, come ad esempio i nanomateriali peptidici per la rigenerazione delle lesioni del midollo spinale o quelli magnetici funzionalizzati con anticorpi specifici in grado di catturare agenti batterici in pazienti con sepsi, allo scopo di purificare il sangue, identificare rapidamente le specie patogene e ridurre l’impiego di antibiotici.