Aprile 2018

Influenza, gli anziani che non si sono vaccinati si sono ammalati di più

Dopo aver raggiunto un picco del 68.3% durante la stagione 2005-06, la copertura del vaccino antinfluenzale in Italia tra le persone anziane, ultra65enni, ha seguito un trend in netta discesa senza precedenti, diminuendo complessivamente di oltre il 50% negli anni successivi e facendo dell’Italia un caso unico in Europa. E’ quanto testimonia una ricerca pubblicata di recente sull’European Journal of Public Health coordinata dall’Università di Ferrara con il significativo contributo del lavoro del Network della Sorveglianza Nazionale dell’ISS, da cui emerge che di pari passo sono aumentati i casi in questa fascia di età.

Secondo i dati del Network la copertura è stata inferiore al 50% nel corso di due delle ultime tre stagioni 2014–17 (precisamente del 48.6% nel 2014-15 e del 52% nel 2016-17). In termini assoluti i vaccinati nella suddetta fascia di età sono passati da 9.240.000 a 7.035.000. Oltre 2,2 milioni dunque gli anziani non vaccinati. Di pari passo, i tassi della sindrome influenzale (Influenza Like Illness – ILI) sono cresciuti dal 2.71% nel triennio 2005–08, al 4.24% nell’ultimo triennio.
Gli studiosi hanno monitorato 260.407 anziani durante le stagioni influenzali tra il 2005 e il 2017. Di questi circa 9 mila hanno avuto sintomi influenzali, pari al 3,39% del campione. In questo contesto è stata rilevata una significativa associazione tra l’incremento della ILI e il declino della copertura vaccinale, tanto che, secondo stime al ribasso, un aumento di solo l’1% nella copertura vaccinale potrebbe prevenire oltre 2690 casi di ILI casi tra gli anziani.
“Negli ultimi 10 anni l’Italia ha dovuto affrontare un declino generale delle coperture vaccinali che ha riguardato tutti i gruppi di età a tal punto da rappresentare un problema prioritario di Sanità Pubblica – ha dichiarato Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – e, nonostante le diverse iniziative promosse dal Ministero della Salute e dalle singole regioni/PA, è cresciuto il fenomeno del rifiuto vaccinale”.
La vaccinazione antinfluenzale nello specifico è stata penalizzata da due eventi particolari: la fine degli incentivi alla pratica in diverse regioni nel 2013 e un allarme montato dai media nel 2014 quando tre decessi avvenuti dopo la vaccinazione antinfluenzale sono stati associati alla vaccinazione stessa, associazione poi smentita. Nell’intervallo di tempo tra la notizia e la sua smentita, circa due settimane, la vaccinazione è calata dell’80%.
Per aumentare dunque la fiducia nelle vaccinazioni della popolazione generale e modificare i comportamenti dei non vaccinatori, conclude Ricciardi, “è indispensabile lavorare per accrescere la credibilità degli operatori sanitari. Soltanto attraverso conoscenze forti e un approccio comunicativo adeguato, sarà possibile rispondere ai dubbi delle persone e delle famiglie, contenere la paura delle reazioni avverse, accrescere la consapevolezza del valore delle vaccinazioni e inquadrare correttamente la percezione di rischio di quelle malattie che, oggi poco diffuse grazie alle vaccinazioni, fanno a molti meno paura dei vaccini stessi”.