Settembre 2018

Iniziano le scuole, attenzione ai pidocchi

Dati epidemiologici precisi non se ne hanno, ma di sicuro la pediculosi, ovvero l’infestazione da pidocchi, può contare centinaia di milioni di casi l’anno, visto che i pidocchi sono da sempre strettamente associati all’uomo (se ne sono trovati persino nei capelli di ominidi mummificati) e che non fanno differenza tra Paesi ricchi e poveri, ambienti puliti o meno, igiene personale adeguata o scarsa. Di sicuro prediligono i bambini in età scolare (dai 3 agli 11 anni), specie le femmine (probabilmente per i capelli lunghi), ma poiché si trasmettono quasi esclusivamente per contatto diretto, in poco tempo infestano tutti i membri della famiglia.

I pidocchi sono ectoparassiti obbligati, privi di ali, di piccole dimensioni (da 1 a 3 mm). Non sopravvivono fuori del corpo dell’ospite e ne esistono tre specie (tutte suggono sangue, da qui il terribile fastidio): quello del capo, quello del corpo e quello del pube. Il primo, il più diffuso, è di colore grigiastro, ma spesso riesce ad adattarsi al colore dei capelli dell’ospite. Le uova (lendini) vengono deposte e fissate con una sorta di cemento biologico alla base dei capelli, dove le condizioni di temperatura e umidità sono più favorevoli alla schiusura. Le lendini seguono la crescita dei capelli, salendo verso la superficie.

La prevenzione si basa sulle corrette pratiche igieniche, evitando la condivisione di pettini, spazzole, cappelli, sciarpe e indumenti. I prodotti in commercio, definiti preventivi o repellenti, sono praticamente inutili. Una volta, invece, accertata l’infezione si devono usare shampoo, lozioni, spray ad azione insetticida, a base di piretroidi a bassa azione residuale. Il pettine a denti fitti è un altro mezzo essenziale per eliminare le uova e i pidocchi uccisi dall’insetticida.