Numero 01 – Gennaio 2018

L’Italia progetta l’orto marziano per le future missioni sul pianeta rosso

C’è vita su Marte? Una domanda alla quale presto anche il supporto di un prestigioso progetto italiano: l’Hort Extreme, realizzato da ASI, ENEA e Università di Milano potrebbe contribuire a dare risposta. Il progetto è stato infatti scelto per coadiuvare la missione internazionale Amadee 18 che vedrà 5 astronauti impegnati per quattro settimane in Oman a preparare future missioni sul pianeta Marte ed è stato selezionato per la sua peculiare caratteristica di sviluppare ecosistemi chiusi per produzione in situ delle risorse necessarie alle missioni umane di esplorazione del sistema solare.

Cuore del progetto è stato la messa in atto di un vero e proprio orto “marziano” ovvero di un sistema di contenimento di 4m2 dove vengono coltivate alcune specie di microverdure, appositamente selezionate perché in grado di completare il loro ciclo vitale in circa 15 giorni e garantire dunque un corretto apporto nutrizionale ai membri dell’equipaggio marziano. Realizzato con un sistema di coltivazione fuori suolo, caratterizzato da un riciclo di acqua (sistema idroponico) privo di pesticidi e agrofarmaci, l’orto garantisce anche un tipo di alimentazione di elevata qualità.

Il suo prototipo è stato consegnato ufficialmente all’Austrian Space Forum che coordina la missione Amadee 18 a cui collaborano anche l’Organizzazione Astronomica dell’Oman e altre organizzazioni internazionali di ricerca nel settore dell’ingegneria aerospaziale e dell’esplorazione umana ed è stato spedito in Oman lo scorso 15 gennaio dove nelle mani dell’astronauta Claudia Kobald inizierà, il primo febbraio, la sua missione di simulazione dell’esplorazione umana di Marte.

 

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