Sistema Sorveglianza PASSI 2018

Dieta o stop fumo, è il medico di base che convince

Se si tratta di iniziare una dieta o smettere di fumare o sottoporsi a uno screening è il medico di base la persona che può motivare anche i più recalcitranti. Lo dimostrano i dati del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicati oggi, che vedono però ancora uno scarso ricorso a questa figura per la prevenzione. “I dati – spiegano gli esperti – mostrano che il consiglio del medico è rilevante nell’incoraggiare la scelta del paziente ad adottare comportamenti più salutari: ad esempio la quota di persone in eccesso ponderale che dichiara di seguire una dieta è tre volte maggiore fra coloro che hanno ricevuto il consiglio medico rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto (39% vs 13%). Anche nella promozione degli screening oncologici il consiglio del medico è rilevante: la quota di persone che si sottopone a screening oncologico, a scopo preventivo, è maggiore fra chi riceve il consiglio da parte del medico o di un operatore sanitario e persino l’adesione allo screening organizzato aumenta se alla lettera della ASL si accompagna il consiglio del proprio medico”.

Al momento però, segnala PASSI, i buoni consigli sono dati più che altro a persone con patologie croniche o con comportamenti particolarmente a rischio (forti fumatori, forti bevitori, persone in forte eccesso ponderale e persone che hanno un aumentato rischio cardiovascolare). In altre parole, il consiglio del medico o dell’operatore sanitario risulta utilizzato per un contenimento del danno piuttosto che come misura di prevenzione primaria. Inoltre, i dati PASSI mostrano che, pur essendo strumento di provata efficacia per aiutare a cambiare i comportamenti insalubri, è poco utilizzato e in riduzione nel tempo: poco più del 50% dei fumatori riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare, ancor meno persone in eccesso ponderale riferiscono di aver ricevuto il consiglio di perdere peso, solo il 30% degli assistiti dichiara di aver ricevuto il consiglio di praticare attività fisica e appena il 6% dei consumatori di alcol a maggior rischio (per consumo abituale elevato o binge drinking o consumo prevalentemente fuori pasto) riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno.

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Screening, aumentano le coperture grazie all’offerta pubblica

I dati PASSI mostrano che i programmi di screening oncologici organizzati riducono le disuguaglianze di accesso alla prevenzione: per le persone più svantaggiate che, per istruzione, difficoltà economiche o cittadinanza straniera, si sottopongono meno frequentemente di altri ai test di diagnosi precoce dei tumori di mammella, cervice uterina e colon-retto, l’offerta di un programma organizzato rappresenta l’unica occasione di prevenzione di tali tumori.

Nel tempo, inoltre, aumenta la copertura totale degli screening oncologici, grazie proprio all’aumento della copertura degli screening organizzati, e inizia a delinearsi una significativa riduzione dell’iniziativa spontanea proprio lì dove l’offerta dei programmi di screening è più solida. Resta significativo il gradiente geografico Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali, determinato prevalentemente dalla minore copertura degli screening organizzati.

 

Screening cervicale

 

In Italia quasi l’80% di donne fra 25 e 64 anni, si sottopone a scopo preventivo allo screening cervicale (Pap-test o Hpv test) all’interno di programmi organizzati e offerti dalle ASL (45%) o per iniziativa spontanea (33%). Aumenta nel tempo la copertura totale dello screening cervicale grazie all’aumento della copertura dello screening organizzato che contrasta e supera la riduzione della quota di donne che ricorre al test di screening su iniziativa spontanea, riduzione che inizia ad essere significativa proprio nelle aree a maggior offerta di programmi organizzati. Si mantiene il gradiente geografico Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali (87% di copertura totale nel Nord vs 68% del Sud-Isole) determinato prevalentemente dalla minore copertura dello screening organizzato nell’area Sud del Paese (55% Nord vs 34% nel Sud-Isole).

 

Screening mammografico

In Italia il 73% delle donne fra i 50 e i 69 anni, si sottopone a scopo preventivo allo screening mammografico all’interno di programmi organizzati e offerti dalle ASL (54%) o per iniziativa spontanea (meno del 20%). Analogamente a quanto accade per lo screening cervicale, aumenta nel tempo la copertura totale dello screening mammografico, soprattutto grazie all’aumento della copertura dello screening organizzato, ovunque nel Paese. Nel Sud Italia, dove l’offerta dei programmi organizzati resta bassa, continua a registrarsi anche un aumento della copertura dello screening spontaneo, mentre nelle regioni centro-settentrionali, dove ai programmi organizzati partecipano i 2/3 della popolazione target femminile, inizia a ridursi la quota delle donne che si sottopone a mammografia di propria iniziativa. Tutto ciò determina solo una lieve riduzione del gradiente geografico Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali che resta rilevante in termini di copertura totale (83% vs 60%) e in termini di screening organizzato (69% vs 37%).

 

Screening colorettale

Solo il 45% della popolazione target di 50-69 anni riferisce di essersi sottoposto ad uno degli esami per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali nei tempi e modi raccomandati (il 39% ha fatto ricerca del sangue occulto fecale, il 15% una colonscopia/rettosigmoidoscopia). La gran parte delle persone lo ha fatto partecipando ai programmi organizzati (37%), poche persone lo hanno fatto come iniziativa spontanea (7%). Ancora una volta significativo e ampio il gradiente fra Nord e il Sud del Paese (68% vs 25%). La copertura totale aumenta ovunque per l’aumento della copertura dello screening organizzato e si riduce la copertura dello screening spontaneo lì dove aumenta l’offerta di programmi. Ciò non accade nelle Regioni meridionali dove l’aumento dell’offerta di programmi organizzati resta ancora insufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione.

 

Italia sempre più obesa, soprattutto al sud

Su dieci adulti nel nostro paese uno su tre è in sovrappeso e uno è obeso. Il dato emerge dalle interviste fatte dal sistema di sorveglianza PASSI, che per la prima volta in 10 anni hanno mostrato un aumento statisticamente significativo dell’obesità a livello nazionale, determinato da un aumento in particolare nel Sud Italia, ma anche nel Nord, mentre nelle Regioni centrali si registra una riduzione. “L’eccesso ponderale è caratteristica associata a determinanti sociali – scrivono gli autori – ed è più frequente fra le persone con difficoltà economiche o con un basso livello di istruzione. Il gradiente geografico mostra prevalenze di sovrappeso e obesità crescenti dal Nord al Sud Italia, dove in alcune Regioni si sfiora e si supera il 50%”. Anche l’inattività fisica è caratteristica associata a determinanti sociali ed è più frequente tra le persone con difficoltà economiche o con basso livello di istruzione. Ancora una volta il gradiente geografico Nord-Sud è molto chiaro e a sfavore delle Regioni meridionali in cui la quota di sedentari è significativamente più elevata e in alcune casi sfiora e supera il 50% della popolazione residente. Nel tempo, la quota di sedentari aumenta in tutto il Paese e in particolare proprio fra i residenti del Meridione. Dai dati emergono situazioni preoccupanti anche sul consumo di alcol. Circa un italiano su due, fra i 18 e i 69 anni, dichiara di non consumare bevande alcoliche, ma il 17% della popolazione ne fa un uso a “maggior rischio” per la salute, per quantità o modalità di assunzione. Fra i giovanissimi di 18-24 anni la quota di consumatori a maggior rischio raggiunge il 35%. “Il consumo di alcol a maggior rischio, contrariamente alle altre abitudini non salutari (fumo, sedentarietà, eccesso ponderale) si associa al benessere socio-economico: – spiegano gli esperti – fra le persone senza difficoltà economiche o con alto livello di istruzione, la quota di consumatori a “maggior rischio” è più elevata. Tale modalità di consumo, inoltre, resta prerogativa dei residenti nel Nord Italia, dove cresce il fenomeno del binge drinking, e in particolare delle regioni del Nord-Est. Preoccupante, infine, il numero di persone che assumono alcol, pur avendo una controindicazione assoluta, come i pazienti con malattie del fegato fra i quali quasi la metà ne fa un consumo pericoloso”.

 

Cuore, il 40% degli italiani ha almeno tre fattori di rischio

Dal colesterolo alto all’ipertensione, quasi 4 persone su 10 in Italia hanno almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. Lo ha rivelato il sistema di sorveglianza PASSI. “I fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari sono numerosi – spiegano gli esperti -: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo di tabacco, sovrappeso/obesità, sedentarietà, dieta (scarso consumo di frutta e verdura e di pesce, eccessivo contenuto di sale e grassi saturi nei cibi, ecc)”.
Nel quadriennio 2014-2017 PASSI rileva che su 10 intervistatati 2 riferiscono una diagnosi di ipertensione, 2 di ipercolesterolemia, 3 sono sedentari, 3 sono fumatori, 4 risultano in eccesso ponderale (IMC≥25), quasi nessuno consuma 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (five a day), come invece raccomandato. Inoltre, quasi il 5% degli intervistati riferisce una diagnosi di diabete. Complessivamente quasi 4 persone su 10 hanno almeno tre dei fattori di rischio cardiovascolare menzionati sopra. Poco meno del 5% della popolazione adulta di 18-69 anni, hanno rivelato i dati, riferisce una diagnosi di diabete. La prevalenza di diabete cresce con l’età e raggiunge il 10% fra i 50-69 anni; è più frequente fra gli uomini rispetto alle donne e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle Regioni meridionali rispetto al Centro e al Nord Italia. Il diabete risulta essere fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolare, quali l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà, che risultano molto più frequenti fra le persone con diabete rispetto agli altri. Oltre il 50% delle persone con diabete riferisce anche una diagnosi di ipertensione (vs 18% fra le persone senza diagnosi di diabete) oltre il 40% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia  (vs il 22% osservati nelle persone senza diagnosi di diabete); il 72% risulta in eccesso ponderale (IMC≥25) (vs 41% nelle persone senza diagnosi di diabete) e solo 42% di loro (diabetici in eccesso ponderale) stanno seguendo una dieta per cercare di perdere peso; il 46% delle persone con diabete risulta completamente sedentario (vs 33% nelle persone senza diagnosi di diabete). Inoltre fra le persone con diabete resta alta la prevalenza di fumatori sebbene inferiore rispetto al resto della popolazione. “Dal 2011 PASSI raccoglie informazioni sul monitoraggio metabolico e la terapia di persone con diabete – aggiungono – poco più del 60% delle persone con diabete ha effettuato il controllo dell’emoglobina glicata negli ultimi 12 mesi  e nel tempo aumenta la conoscenza di questo esame fra le persone con diabete, tuttavia fra loro 1 persona su 4 non lo conosce o non ne conosce il significato; oltre l’85% delle persone con diabete dichiara di essere sotto trattamento farmacologico per il controllo del diabete, la gran parte (più dell’80%) con ipoglicemizzanti orali”.

Che cos’è PASSI

L’evidence applicata alla prevenzione. Potrebbe essere questo il motto della sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), avviata nel 2006 con  l’obiettivo di effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana. La sorveglianza PASSI si caratterizza come una sorveglianza in Sanità Pubblica che raccoglie, in continuo e attraverso indagini campionarie, informazioni dalla popolazione italiana adulta (18-69 anni) sugli stili di vita e fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili e sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di intervento che il Paese sta realizzando per la loro prevenzione. I temi indagati sono il fumo, l’inattività fisica, l’eccesso ponderale, il consumo di alcol, la dieta povera di frutta e verdura, ma anche il controllo del rischio cardiovascolare, l’adesione agli screening oncologici e l’adozione di misure sicurezza per prevenzione degli incidenti stradali, o in ambienti di vita di lavoro, la copertura vaccinale antinfluenzale e lo stato di benessere fisico e psicologico, e ancora alcuni aspetti inerenti la qualità della vita connessa alla salute. Organizzato su tre livelli, PASSI è gestito dalle ASL, dalla raccolta all’utilizzo dei risultati, le ASL sono coordinate dalle Regioni, interlocutori principali dei decisori politici in una sanità regionalizzata, che definiscono le esigenze conoscitive del loro territorio, che si avvalgono del coordinamento centrale dell’ISS. Disegnato come uno strumento delle ASL per le ASL, produce dati con un dettaglio territoriale difficilmente reperibile da altri sistemi.