Aprile 2018

Studiare i pollini “di città” potrebbe prevenire i sintomi delle allergie

Inquinamento, cambiamenti climatici e selezioni genetiche possono aumentare l’allergenicità dei pollini e quindi anche la sensibilità agli stessi di chi vive in ambiente urbano. Tuttavia proprio per questa capacità di registrare gli stress ambientali, i pollini allergenici possono essere utilizzati come indicatori ambientali di rischio per la salute respiratoria. Pertanto la determinazione del Potenziale Allergenico dei Pollini (PAP) potrebbe aiutare a individuare nuove soglie di inquinanti, rilevanti soprattutto per la popolazione pediatrica predisposta geneticamente, come ad esempio i bambini atopici o gli anziani, i quali rischiano di sviluppare una pollinosi o un aggravamento dei sintomi respiratori. Gli attuali “valore soglia” per PM10, PM2,5 o CO2, validi per la prevenzione di patologie cardiache e dell’asma, potrebbero infatti risultare troppo alti per la prevenzione della sensibilizzazione allergica.

La ricerca, attualmente in corso all’Istituto Superiore di Sanità, sarà presentata nell’ambito del Biodiversity barcamp Società, Natura e Biodiversità” il 7 maggio a Nocera Umbra, dalla ricercatrice Claudia Afferni del Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci dell’ISS e già responsabile di precedenti studi sull’argomento.
“L’obiettivo del tavolo di lavoro che si terrà durante il barcamp – dice Afferni – è quello di presentare una simulazione di come il PAP, adeguatamente misurato nei pollini di piante allergeniche naturalmente esposte a vari inquinanti atmosferici negli ambienti urbani, possa costituire un indicatore di effetto utile nella gestione del verde urbano finalizzata alla prevenzione del rischio per la salute da inquinamento atmosferico”.