Numero 01 – GENNAIO 2018

PASSI lunghi 10 anni: la sorveglianza come strumento di prevenzione e promozione della salute

 

Uno strumento strategico per i molti ambiti in cui entrano in gioco la definizione e la valutazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute. Questo il ruolo che la sorveglianza PASSI (Progressi per le Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) ha costruito nel corso dei suoi primi 10 anni di attività. Una collocazione strategica tra i flussi informativi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) festeggiata lo scorso 9 gennaio con un convegno dedicato, che è stato occasione per riflettere sui risultati già raggiunti e soprattutto sulle prospettive future di questo formidabile strumento.

Fin dal suo avvio, infatti, PASSI si è distinta per essere una sorveglianza in sanità pubblica che raccoglie “in continuo” informazioni sugli stili di vita e sui fattori di rischio comportamentali della popolazione italiana adulta (18-69 anni), nonché sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di intervento che il Paese sta realizzando per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche. Una grande “macchina operativa” che si appoggia oggi su una cornice normativa più solida che mai definita sia dal DPCM del 12 gennaio 2017 sui nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), sia dal DPCM del 3 marzo 2017 sui Registri e sorveglianze che ha inserito PASSI fra quelle a rilevanza nazionale.

PASSI si è rivelata anche un importante strumento di crescita: dal 2008 a oggi, infatti, ha formato 330 coordinatori (aziendali e regionali) e 2.270 intervistatori (di cui 1.000 attualmente attivi) e ha raccolto ogni anno circa 37.000 interviste telefoniche, con un numero complessivo di ASL partecipanti che supera annualmente il 90% delle Aziende totali, fornendo indicazioni su oltre il 90% della popolazione nazionale residente in Italia.

Molti gli argomenti trattati di routine dalla sorveglianza (21 quelli compresi nel questionario somministrato agli intervistati) che si affiancano a temi indagati ad hoc in caso di necessità (come per esempio il modulo messo a punto durante la pandemia di influenza A/H1N1 nel 2009-2010, quello adottato per valutare l’impatto del terremoto all’Aquila del 2009 sulla salute della popolazione colpita dal sisma, il modulo nazionale 2016 sulla fertilità per rispondere a obiettivi dettati dal Piano Nazionale Fertilità, o ancora i moduli opzionali sulla percezione del rischio ambientale). Si conferma quindi la flessibilità, la ricettività e la tempestività dei dati raccolti da PASSI, che vanta un tasso di sostituzione (cioè di persone che non accettano di farsi intervistare) di solo il 10% (a fronte del 40-50% di altri sistemi analoghi) e che quindi i nostri colleghi nel mondo ci invidiano molto. La ricchezza e la numerosità dei dati raccolti si presta anche a rielaborazioni statistiche interessanti non solo dal punto di vista della sanità pubblica e della programmazione ma anche in ambito strettamente scientifico.

Una rielaborazione sui dati PASSI 2014-2016, fatta in occasione del convegno del 9 gennaio, mostra per esempio chiaramente che le differenze per istruzione, condizioni economiche e cittadinanza nella partecipazione ai test di screening si riducono significativamente nell’ambito dei programmi organizzati e offerti dalle Aziende sanitarie locali rispetto a quanto si osserva nei dati sul ricorso al test di screening su iniziativa spontanea; le persone con istruzione più bassa, con maggiori difficoltà economiche o di cittadinanza straniera si sottopongono meno frequentemente di altri ai test di diagnosi precoce dei tumori della mammella, del collo dell’utero e dell’intestino, che sono quelli per i quali il SSN offre programmi organizzati di screening a target specifici di popolazione.

PASSI si caratterizza quindi pienamente come uno strumento interno al SSN, gestito dalle ASL che raccolgono i dati e ne utilizzano le informazioni per l’azione locale, coordinate dalle Regioni che definiscono le esigenze e le priorità conoscitive su prevenzione e salute pubblica e con il supporto tecnico-scientifico di un coordinamento centrale ISS, con funzioni di indirizzo, sviluppo formazione e ricerca.

Il coordinamento centrale dell’ISS ha assicurato in questi 10 anni e continuerà a garantire anche nel futuro, rigore metodologico nella realizzazione dell’indagine, dalla definizione del piano di campionamento, allo sviluppo delle procedure standardizzate di raccolta e analisi dei dati, degli strumenti di monitoraggio della qualità dei dati e delle performance, fino alla comunicazione e diffusione dei principali risultati.